L’Acchiappasogni, un simbolo di rinascita

Acchiappasogni

Acchiappasogni

L’Acchiappasogni, in inglese Dreamcatcher, ha avuto origine dalla cultura degli Ojibwa (chiamati in seguito Chippewa dagli europei), un popolo del Nord America che abitava un tempo l’attuale Michigan. Dopo gli anni ’60 si è diffuso nelle tribù vicine, grazie ai legami di sangue e al commercio, e infine è stato importato in occidente.

Già il suo aspetto sembra emanare qualcosa di magico. Il cerchio centrale è fatto di legno flessibile, in genere colorato di rosso, ed è avvolto da un laccio di daino o di animali da caccia, considerati sacri. Un lungo filamento di pelle crea poi all’interno del cerchio una rete simile alla tela di un ragno, dove si attaccano una o più perline. Quattro piume d’aquila sono invece legate all’esterno del cerchio, anche se oggi sono sostituite da fili di stoffa (più facili da reperire).
Vederlo muoversi al vento, davanti a una finestra, è uno spettacolo affascinante: dà l’impressione che una presenza invisibile vi stia soffiando sopra, come se volesse sussurrare qualche parola lontana e dimenticata.

Di falsi Acchiappasogni se ne vedono a decine nelle bancarelle: attirano i passanti con la loro bellezza e la loro semplicità e quel tocco di esotico che si intreccia al misticismo. Con il risultato che, come ogni articolo new age, è diventato un motivo per arricchirsi e ha perso il suo importante significato.
In realtà gli Acchiappasogni non hanno niente a che spartire con lo spiritismo, al contrario sono degli strumenti di protezione. I nativi americani ne costruivano uno per ogni loro figlio e lo appendevano sopra la culla. Avevano lo scopo di catturare gli incubi e di permettere ai bambini un sonno tranquillo, proteggendoli fino al risveglio.

La sua costruzione non è lasciata al caso. Per i nativi il cerchio è il simbolo dell’eterno ritorno, della vita che nasce, muore e poi ritorna. E le piume di aquila colorate in modo diverso tra loro rappresentano i sacri punti cardinali: bianco per il nord, giallo per il sud, nero per l’ovest e rosso per l’est.

Qual è la funzione della rete? Semplice. Come dice la leggenda tramandata dai Lakota Sioux “se credete nel Grande Spirito, la rete tratterrà le vostre visioni buone mentre quelle cattive se ne andranno attraverso il buco”. Gli Ojibwa credevano, al contrario, che nella rete venissero trattenuti gli incubi e che per il buco passassero soltanto i sogni buoni. Quando la luce dell’alba colpiva la tela, gli incubi erano distrutti.

A questo indirizzo vengono descritte due leggende che riguardano la nascita degli Acchiappasogni. Riporto qui sotto quella dei Cheyenne, che mi ha colpito in modo particolare:

« Tanto tempo fa, in un villaggio Cheyenne, viveva un bimba chiamata Nuvola Fresca. Un giorno la piccola disse a sua madre, Ultimo Sospiro Della Sera, “Quando scende la notte, spesso arriva un uccello nero a nutrirsi, becca pezzi del mio corpo e mi mangia finché non arrivi tu, leggera come il vento, per cacciarlo via. Io ti sento, ma non capisco che cosa sia tutto questo!”.
Con grande amore materno Ultimo Sospiro Della Sera rassicurò la piccola impaurita: “Le cose che vedi di notte si chiamano Sogni e il volatile nero che arriva è soltanto un’ ombra che viene a salvarti!”.
“Ma io ho tanta paura, vorrei vedere solo le ombre bianche, che sono buone…”.
Allora la saggia madre, che in cuor suo sapeva che sarebbe stato ingiusto chiudere la porta all’orecchio interiore, inventò una rete tonda per pescare i sogni nel lago della notte. Poi diede all’oggetto un potere magico: riconoscere i sogni buoni, cioè quelli utili per la crescita spirituale della sua bimba, da quelli cattivi, cioè insignificanti e ingannevoli. »

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Dreamcatcher

[Nota: questo è stato il primo articolo pubblicato su One Mind il 01/01/2011. Per motivi nostalgici, a differenza degli articoli futuri il suo testo non sarà mai toccato, nemmeno nell’aspetto grafico]

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