Se gli extraterrestri abitassero nei nostri oceani – Il Quinto Giorno

Medusa blu in un oceano azzurro con luce

Se una vita intelligente si fosse sviluppata nell’oceano, probabilmente si sentirebbe minacciata dalle attività dell’uomo e reagirebbe di conseguenza (1)

Frank Schätzing doveva avere le idee chiare, quando ha scritto Il quinto giorno. Probabilmente non è una teoria nata direttamente dalla sua mente, ma resta il fatto che in quel libro di circa mille pagine ha portato a conoscenza del pubblico un’ipotesi niente male: la possibilità che negli abissi dell’oceano possa essersi sviluppata una vita intelligente parallela all’uomo.
Parlare di “extraterrestri” in questo caso è sbagliato (una vita nata sulla Terra non può essere “aliena”), ma rende bene il concetto.

Nel suo libro (che potete recuperare al link qui sopra rispettivamente in formato normale e per ebook), Schätzing ipotizza uno scenario più che realistico.

Un’intelligenza proveniente dalle profondità degli abissi si ritorce contro gli uomini, colpevoli di aver causato l’estinzione di innumerevoli specie di pesci e di aver rovinato l’ambiente acquatico. Non lo fa agendo direttamente: invia delle “cavie” marine, controllate da una massa gelatinosa, che provocano scompiglio tra i terrestri. E lo fanno con efficienza: inizialmente intaccano le infrastrutture ancorate ai mari (come le petroliere); quindi fanno crollare scarpate nei punti nevralgici delle coste provocando maremoti e interrompendo i collegamenti dei cavi e delle tubature costruite; infine arrivano addirittura a bloccare la Corrente del Golfo, indispensabile per mantenere il clima quale lo conosciamo, e rischiando così di iniziare un’Era Glaciale.
Il governo americano si rende conto di aver a che fare con un’intelligenza simile all’umana e cerca di contattarla per evitare ulteriori disastri.

Non vado oltre, per evitare uno spoiler del finale. Se vi interessa sapere la mia opinione sul libro, leggete a fondo pagina le mie votazioni. In questo articolo mi occuperò invece dell’affascinante teoria del libro.
Lascio solo una nota: secondo la Genesi della Bibbia (versetti 1,20-23), il quinto giorno della creazione Dio popolò le acque e i cieli. Da qui il titolo del libro.

Perché ho parlato di uno scenario realistico?
Prima di tutto, per quante notizie girino in rete e sui giornali, sappiamo ben poco di cosa abiti l’oceano. Non abbiamo i mezzi per spingerci agevolmente negli abissi più profondi (lì la pressione dell’acqua è davvero schiacciante) e gran parte di quello che sappiamo è dovuta hai cadaveri trascinati sulle coste e alle foto scattate dai mezzi subacquei. Per farvi un’idea di cosa possa abitare a quelle profondità, date un’occhiata a queste immagini. L’idea che negli antri più bui degli oceani possa abitare una creatura intelligente non può essere scartata a priori.
In secondo luogo, la vita acquatica è molto più antica della nostra: la vita terrestre, infatti, ha avuto origine dall’acqua. L’evoluzione lì sotto potrebbe essersi spinta persino oltre la nostra, a un livello che nemmeno riusciamo a concepire.

Qualcuno potrebbe obiettare che una simile creatura – o, meglio, il popolo a cui appartiene – sarebbe uscita allo scoperto se davvero fosse tanto antica e tanto intelligente. Schätzing spiega perché sia un’affermazione limitata dal punto di vista. Noi terrestri non riusciamo a raggiungere le profondità marine – per ovvi motivi: mancanza di ossigeno, strumenti inadatti, difficoltà fisiche -, perché per loro dovrebbe essere diverso? Se per loro l’ambiente ideale è l’oceano, possiamo immaginare che allo stesso modo incontrino difficoltà a muoversi sulla terraferma.
Un’altra domanda potrebbe essere: in secoli di storia, possibile che non abbiano creato una tecnologia avanzata e che noi non ce ne siamo resi conto? La risposta è identica alla precedente. Potrebbero essere capaci di creare una tecnologia avanzata, ma adatta solo all’ambiente marino in cui si trovano e che pertanto non apparirà mai in superficie.

Tenendo conto della trama del libro, possiamo vedere nelle cavie da loro inviate la riadattazione dei nostri robot. Se noi dovessimo raggiungere il fondo del mare, non faremmo uso di macchinari automatizzati? Il popolo marino, non facendo uso di metalli, ha creato invece una sostanza – la massa gelatinosa – capace di manipolare le piccole creature degli oceani, come i granchi e i pesci, e di renderli esseri “automatizzati”. Li ha quindi inviati sulla terraferma, dove loro non possono arrivare.

Trovate crudele il loro sistema di manipolare i pesci per usarli come messaggeri? Perché, noi come ci comportiamo con gli animali dei continenti?

SCHEDA RIASSUNTIVA

Stile:
Scrittura scorrevole, facile da leggere e mai pesante. Qualche piccola caduta su alcuni punti, troppo dilungativi, come se l’autore cercasse di aumentare lo spessore del libro senza averne effettivamente bisogno.

Trama e ambiente:
Idea affascinante, descritta con rigore scientifico. L’autore si è evidentemente documentato sull’argomento. Tira in ballo anche altre questioni di sfondo, come la cultura tra i popoli eschimesi e le diverse storie sentimentali tra i protagonisti. Ottima anche la spiegazione delle catastrofi naturali.

Longevità:
Si legge piuttosto in fretta, nonostante l’aspetto voluminoso del libro. Alla lunga mille pagine di teorie e di azioni limitate, intermezzate solo dal tema catastrofico centrale, possono stancare, ma rimane sempre la curiosità di conoscere il proseguo e il finale.

Valutazione complessiva: 8/10

Copyright immagini

(1) http://www.fantom-xp.org/-/Pacific_Ocean_Jellyfish.htm

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