Gli effetti sulla Terra se la temperatura aumentasse da 1 a 6 gradi

15 Aprile 2012 | What if

Introduzione

Ho inserito l’argomento nella categoria “What If” (una locuzione che in lingua inglese indica all’incirca “cosa accadrebbe se…”), ma in effetti non si tratta di una questione troppo lontana dalla realtà. Come i media si premurano di avvertire e come ormai leggiamo ovunque, la temperatura della Terra sembra destinata a salire nel futuro.

Le cause le si attribuiscono alla mano avida dell’uomo, che non si cura dell’ambiente e continua a inquinare, anche se probabilmente il risultato non è tutta farina del suo sacco: il clima della Terra ha sempre avuto delle oscillazioni naturali. C’è chi parla addirittura di un’Era glaciale imminente, che dovrebbe avere inizio già nel 2014.

Quello che è sicuro è che ci dobbiamo dare una regolata. Se la temperatura continuerà ad aumentare, tra 40 anni i ghiacci dell’Himalaya saranno completamente sciolti. Tra 50 anni la stessa sorte toccherà niente meno che alla Groenlandia e la rigogliosa foresta amazzonica sarà ridotta praticamente a una savana.
Se avete dei dubbi, i numeri parlano chiaro: il livello di pericolo del gas serra tale da provocare vere e proprie catastrofi si aggira su 450 parti per milione.

Al momento siamo già a 383 parti. Inoltre, negli ultimi anni vi è stato un aumento di soli 0,8°C alla temperatura terrestre e nonostante tutto sono nati degli incendi spontanei; e si prevede che entro il 2100, di questo passo, la temperatura globale possa salire di ben 6°C.

Ma cosa succederebbe concretamente se la temperatura aumentasse di un grado o, addirittura, di 6 gradi? Gli effetti sarebbero davvero disastrosi. Ricordiamoci che far salire anche di un solo grado la temperatura dell’intera atmosfera significa alterare pesantemente l’equilibrio (e quindi significa che un cambiamento serio è in corso). Vediamo qualche scenario (non tanto) ipotetico, che era apparso in una puntata di National Geographic Channel nel 2009.

Aumento di 1 grado

Gli effetti si fanno già sentire, anche se sono teoricamente controllabili. Il clima deviato porta a un cambio di ambiente in certe zone, come negli Stati Uniti occidentali, le cui regioni diventano deserte e difficilmente abitabili.

Aumento di 2 gradi

La Groenlandia inizia a sciogliersi. Non sarebbe un grosso male, se consideriamo che si tratta di un’enorme isola di oltre due milioni di chilometri quadrati, che per l’83% è ricoperta di ghiacci poco sfruttabili: nel 1000 d.C. Erik il Rosso aveva toccato le sue coste e l’aveva trovata una terra fertile e rigogliosa dove stabilirsi.

Il problema è che lo scioglimento di tutto quel ghiaccio è certamente anomalo e va a unirsi alle acque dell’oceano, modificando il loro grado di salinità e apportando una quantità troppo alta di anidride carbonica. Di fatto, gli oceani diventano più acidi, senza contare che alcune correnti oceaniche potrebbero risentirne, come la fondamentale Corrente del Golfo che permette un clima temperato nella nostra Europa.

Le conseguenze su piante e animali sono visibili. Senza i ghiacci, gli orsi polari sono destinati a estinguersi (già oggi sono ad alto rischio di scomparsa). Le conifere americane si allargano verso nord, portando con loro gli insetti che vanno ad attaccare i pini e a destabilizzare la normale catena alimentare. Una foresta sostituisce la vecchia tundra del Canada. La grande quantità di acqua in più porta a sommergere gran parte degli arcipelaghi e, con loro, se ne vanno le principali barriere coralline, che offrono riparo e vita a innumerevoli specie animali.

Facciamo un attimo il punto sulle vere conseguenze dello scioglimento dei ghiacci. Se i ghiacci della Groenlandia finiscono completamente nell’oceano, il livello delle acque potrebbe aumentare di oltre 7 metri: questo significa che le città non molto lontane dalla costa, come Londra e Shangai, finirebbero sommerse.

Gli scienziati riferiscono che in caso di aumento di 2°C della temperatura terrestre rispetto all’attuale, arriveremmo a un punto di non ritorno. Non ci sarebbero più possibilità di salvezza e il motivo sta nell’effetto a catena dello scioglimento dei ghiacci: con i poli che si liquefano, la temperatura continua ad aumentare.

Aumento di 3 gradi

L’Artico è ormai un ricordo. Peggio ancora, la rigogliosa foresta amazzonica (il “polmone” del nostro pianeta) è diventata una savana. Le nevi sopravvivono solo in rare vette di montagna.
Il clima è mutato un po’ ovunque e l’Europa meridionale e buona parte di quella centrale ha una temperatura caldissima, tipicamente africana.

La foresta amazzonica è importante non soltanto per l’immissione di ossigeno, ma anche perché la diminuzione di alberi porta a una riduzione delle precipitazioni. E’ in atto quell’effetto a catena che abbiamo visto prima: il caldo riduce gli alberi e le precipitazioni, di conseguenza la temperatura aumenta ulteriormente.
Il disastro è duplice, perché la mancanza di alberi comporta anche un aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera (che viene eliminata, per l’appunto, dai vegetali), dando il via a una siccità perenne.

Secondo uno studio di Nature Geoscience, questo è uno scenario che potrebbe capitarci entro il 2050.

Aumento di 4 gradi

L’acqua è una risorsa rara. Molti dei grandi fiumi si sono sciolti. Se prima l’uomo doveva fare i conti con minacce ipotetiche, adesso se le sente piombare direttamente sulla pelle. Le conseguenze sulla società erano prevedibili: lotta per accaparrarsi un sorso d’acqua, città abbandonate, alta mortalità, creazione di governi separati e di comunità ristrette. In Asia, i popoli attorno al letto asciutto del Gange stanno morendo di sete.

L’unico effetto positivo è che il denaro perde inevitabilmente di valore, ma naturalmente i cittadini devono fare a meno di aiuti sanitari, di incentivi, di strutture pubbliche efficienti, forse persino dell’istruzione di base, rimasta ad appannaggio dei più ricchi. Le risorse restanti, infatti, vengono spese principalmente per trovare mezzi scientifici per sopravvivere al clima inclemente.

Anche le immense calotte dell’Antartide sono finite a mare, innalzando gli oceani e portando zone come l’Egitto e il Bangladesh a immergersi. La pianura più fertile è il Canada.

Aumento di 5 gradi

Le popolazioni sono costrette a migrazioni di massa da quelle che, in passato, furono le fasce temperate del pianeta. Le principali città si vedono negare l’acqua accumulata: Los Angeles, Il Cairo e Bombay si ritrovano con le falde acquifere esaurite.

Aumento di 6 gradi

Gli oceani sono diventati un calderone e i pesci ancora vivi si sono ritirati nelle zone più fredde.
Nella terraferma i deserti sono ovunque e le catastrofi naturali sono all’ordine del giorno.

E l’uomo? Chi è riuscito a sopravvivere fino a oggi, si ritrova un ambiente del tutto inospitale e costretto a vagabondare in cerca di acqua e del poco cibo rimasto da cacciare. Le società si sono divise, le Nazioni non hanno più senso di esistere sulla carta.

La Terra è diventata irriconoscibile a un uomo del nostro tempo.

Conclusioni

Gli scenari descritti qui sopra non sono opere di fantasia. Come detto in precedenza, la temperatura è già quasi aumentata di un grado rispetto a quanto dovrebbe essere.

Se qualcuno di voi si chiede ancora come sia possibile che un minimo aumento provochi dei simili disastri, la storia ci offre degli episodi già vissuti sulla nostra pelle. Il 10 agosto 2003 le temperature di Parigi si sono innalzate, in modo anomalo, di 3°C rispetto alla norma. I tetti di metallo utili per riparare dal freddo hanno trasformato le case in forni, portando in una sola notte 2500-3000 persone alla morte. In quell’estate ci furono 30 mila vittime in tutta Europa, di cui 14 mila in Francia in poche settimane.

La principale fonte di acqua dolce la riceviamo dai ghiacciai dell’Himalaya. Considerando il ritmo di scioglimento attuale, nel 2035 gli scienziati prevedono la loro completa scomparsa. Abbiamo visto cosa succede con lo scioglimento eccessivo dei ghiacci e il loro “travaso” negli oceani. Il Gange, tra l’altro, di questo passo potrebbe prosciugarsi nell’arco di 40 anni, portando alla morte miliardi di persone e di animali.

È tutta una conseguenza. L’aumento di temperatura provoca disastri, che accumulano altri disastri. Si deve spendere di più per proteggersi (la Gran Bretagna ha speso oltre 1 miliardo di dollari per proteggersi dalle ondate del Tamigi). Ne risentiamo noi, ne risentono le piante e gli animali. E tutto questo nel corso di pochi decenni, quando saremo ancora in vita o lo saranno comunque i nostri figli.

Possiamo ancora evitare la catastrofe?

Cosa dobbiamo fare per evitare il disastro, allora? Si sta già facendo molto, ma non abbastanza. Il ritardo dell’uomo nell’agire è sempre stato un suo grande difetto. Dobbiamo evitare assolutamente l’aumento dei 2°C previsti e, per farlo, si deve ridurre i gas serra di almeno 7 miliardi di tonnellate ogni anno.

Un esempio? Basterebbe che le auto percorressero il doppio di strada con un litro di benzina per ridurre i gas serra di 1 miliardo di tonnellate. Invece di superare il problema, però, aumenta il numero di auto e di inquinamento. Uno studio del Joint Program on Global Change puntualizza che i Paesi in via di sviluppo arriverrano anche a raddoppiare o quadruplicare il numero di auto entro il 2050 e che la popolazione mondiale si aggirerà sui 10 miliardi. E conferma che le temperature medie a fine secolo saranno di 6,7°C più alte.

Siamo d’accordo che il cambiamento climatico non è tutta opera dell’uomo, ma quale altra specie vivente ha un così grande impatto ambientale come la nostra? Noi abbiamo creato il problema. A noi tocca il compito di risolverlo, e dobbiamo farlo in fretta.

Fonti principali
Puntata di National Geographic Channel del 2009
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