Ecco come l’uomo distrugge ambiente e animali per nutrirsi

Cinque pulcini in fila davanti al pollaio

Oggi non riusciremmo mai a rinunciare alla carne. Ma quasi nessuno si rende conto di quanto costa l’allevamento intensivo all’ambiente, agli animali e alla nostra stessa salute (7)

Navigando per la rete sono incappato in un video della durata di 1 ora e 26 minuti. Si tratta di un vero e proprio documentario approfondito sui problemi dell’alimentazione moderna.
Mi aspettavo di trovare qualcuna delle solite informazioni (del tipo «mangiate meno dolci, bevete più acqua»). Al contrario, il contenuto mi ha davvero sorpreso.

Vi propongo il video completo qui sotto.

Per chi non avesse il tempo o la voglia di visionarlo, sto preparando l’elenco dei punti fondamentali ricavati dal video, con a fianco il minuto in cui potete trovarlo.
Visto che il tema è lungo e complesso, per non annoiare ho deciso di suddividerlo in due articoli distinti. Si tratta infatti di un argomento importante ed è utile, anzi indispensabile, che per lo meno possiate avere la consapevolezza di cosa state rischiando. E’ necessario capire che non si tratta più delle «solite raccomandazioni»: è un comportamento anomalo per noi e per la natura che deve essere cambiato da subito.

Nel prossimo articolo elencherò punto per punto i danni causati dalla carne e dal pesce. Anche in questo caso non saranno parole gettate al vento, ma accompagnate da spiegazioni precise e derivate da studi scientifici. Vi renderete conto che il consumo di carne ci sta causando seri problemi – di salute, ma anche sociali ed economici.

In questo articolo, invece, voglio spendere due parole sulle conseguenze derivate dall’allevamento degli animali (trovate questi punti nell’ultima mezz’ora del video). Sono rimasto letteralmente sbalordito dai numeri presentati.
Non ci rendiamo nemmeno conto di cosa succeda all’ambiente e agli animali affinché noi possiamo, ogni giorno, vedere il sacrosanto pezzo di carne nel piatto. Pensiamo che quello che abbiamo davanti sia solo un manzo o un pollo: ma per averlo abbiamo consumato quantità (spropositate) di acqua e di foresta, e ucciso animali la cui carne non arriverà mai a tavola. Le conseguenze non saranno nel futuro: sono visibili già adesso, tutto intorno a voi. Soltanto, non ce ne rendiamo conto.
Date un’occhiata e traete da soli la vostra conclusione.

Il video completo

A delicate balance (un equilibrio delicato)

Aggiornamento dell’11 dicembre 2013: il precedente video è stato sostituito con quello soprastante, poiché l’account era stato chiuso.

Il corpo umano non è adatto a mangiare carne

Schema dell'apparato digerente umano

Sia la dentatura che l’apparato digerente umano non sono adatti al consumo di carne (1)

Innanzitutto, la struttura dei nostri denti e del nostro apparato digerente dimostrano che l’assunzione frequente di carne è un fenomeno recente. A differenza di quello che si crede, in passato si mangiava quasi esclusivamente frutta e verdura: la carne era abbastanza un lusso.
Gli animali che si nutrono di carne hanno un apparato digestivo lungo soltanto 3 volte la lunghezza del loro corpo: il fatto che sia così corto permette un passaggio veloce della carne in decomposizione, che se rimarrebbe a lungo nell’organismo finirebbe per danneggiarlo. Inoltre hanno una saliva acida e il loro corpo produce grandi quantità di acido cloridrico, necessario per digerire la carne.

L’uomo ha un apparato digerente lento e pari a 12 volte la lunghezza del suo corpo, utile per digerire le verdure (le fibre richiedono una lunga digestione per essere assimilate; la carne invece non ha fibra). Con un apparato così lungo, la carne fa in tempo a iniziare la decomposizione prima di essere digerita, rilasciando sostanze dannose. La saliva dell’uomo è alcalina, utile per l’assorbimento cereali. L’uomo poi non ha né artigli né denti appuntiti con cui strappare la carne. I canini non sono per niente sviluppati e fanno fatica a tagliare la carne cotta, figuriamoci quella cruda.

Deforestazione incontrollata e denutrizione

Bosco con alberi tagliati

Oltre a diminuire l’apporto di ossigeno, la mancanza di alberi destabilizza il clima, favorisce le frane e i nubigrafi. Servono 500 anni per ricreare un terreno fertile (2)

Gli animali da allevamento consumano 7 volte i cereali che servirebbero alla popolazione umana. Questi allevamenti intensivi sono iniziati 80 anni fa e non ci si poteva aspettare la ripercussione che avrebbero avuto sull’ambiente.
La deforestazione per far posto alla coltivazione per i pascoli ha portato problemi su numerosi fronti. Il ciclo dell’acqua è reso possibile dall’evaporazione dell’acqua piovana dal terreno; se si rende quel terreno agricolo, l’acqua ristagna e la formazione delle nuvole piovane rallenta. Di conseguenza il clima si destabilizza. C’è poco da stupirsi, quindi, se il clima è tanto cambiato rispetto a qualche anno fa.
Inoltre, le foreste bloccano parte delle eventuali inondazioni, impedendo frane e nubifragi violenti.

Le foreste naturali ci mettono ben 200 anni per arrivare a una stadio utile per proteggere il terreno. Ancora, le foglie degli alberi decomposte creano un terreno fertile: ma servono 500 anni per creare uno strato di 2 cm di terreno fertile.
Qualche numero: consumiamo 280 milioni di tonnellate di cereali per i nostri animali, quantità sufficiente a nutrire 800 milioni di persone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che 3,7 miliardi di persone su un totale di 6,5 miliardi sono mal nutrite (quasi 60% della popolazione mondiale): non è mai esistito un numero di persone così malnutrito nella storia.

Le feci degli animali producono metano e ossido di azoto

Mandria di mucche con mucca in primo piano

Gli animali allevati, a causa del loro numero incontrollato, sono la causa di una grande emissione di metano e ossido di azoto, da cui deriva il surriscaldamento globale (3)

Gli animali da allevamento producono enormi quantità di feci, che rilasciano un’enorme quantità di metano e di ossido di azoto, rendendo l’aria irrespirabile. L’ossido di azoto è 300 volte più potente dell’anidride carbonica.
Il 37% di metano e il 70% di ossido di azoto circa proviene dagli allevamenti. Gli animali da allevamento, quindi, sono una delle maggiori cause del riscalmento globale.

160 miliardi di animali uccisi ogni anno: consumo spropositato di carne

Carne appena al macello

Sono quasi 160 miliardi gli animali uccisi ogni anno. Dagli anni 50, il consumo di carne in USA è aumentato del 150% e in Cina è passato da 4kg a 77 kg per persona (4)

Negli USA negli anni ’50 il consumo di carne era di 170 kg per persona l’anno e in Cina era di 4 kg per persona; oggi sono 277 kg pro capite all’anno in USA e di 77 kg in Cina. Aggiungiamo l’aumento della popolazione mondiale e si capisce come debbano essere uccisi miliardi di animali all’anno per sostenere la “fame” dell’uomo.
Nel 2000, nei soli USA, sono stati uccisi circa 1 milione di polli ogni ora. Ogni anno nel mondo si uccidono 160 miliardi di animali, senza contare a quelli che muoiono prima di arrivare al macello. Se facciamo due calcoli, significa che ogni secondo perdono la vita ben 5 mila animali.
Solo negli USA ogni anno si uccidono 10 miliardi di animali per l’alimentazione umana: più dell’intera popolazione umana mondiale.

E non dimentichiamo l’attuale tendenza dell’uomo e del progresso allo spreco: si calcola che circa il 30% degli alimenti (non solo carne) sia sprecato durante la produzione o il trasporto in azienda, oppure semplicemente perché gettati nella spazzatura.

Consumo spropositato di acqua per il solo allevamento

Campo di terra coltivato

L’allevamento richiede uno spreco di acqua spropositato, che viene sottratto al terreno adatto alle coltivazioni (5)

Negli USA l’80% di acqua si usa per la produzione di cibo. La quantità di acqua necessaria per produrre 1 kg di proteine animali è 100 volte maggiore di quella necessaria a produrre 1 kg di proteine cereali; per produrre 1 kg di manzo, quindi, servono 100 mila litri d’acqua. Per le coltivazioni servono da 500 a 2000 litri di acqua per kg.


Sterminio di pesci nell’oceano: se non si mangiano, si scartano

Banco di pesci azzurri nell'oceano

La pesca incontrollata sta estinguendo le specie nell’oceano. Non solo: per ogni pesce pescato, due o tre vengono scartati, e per ogni crostaceo l’eccedenza di pesce può arrivare a 10 volte tanto (6)

Le moderne tecniche di pesca stanno sterminando i pesci dell’oceano: i numeri non sono precisi, ma circa il 30% delle specie di pesci conosciute sono a rischio di estinzione. Un numero enorme.
Per questo motivo si è pensato di ricorrere all’allevamento artificiale di pesci. Ma non è una soluzione: le specie carnivore, come i salmoni, hanno comunque bisogno dei pesci pescati dall’oceano, che vengono macinati per nutrirli; e occorrono numerosi pesci di poco costo per nutrire un unico salmone.
Nel pescaggio, si catturano molti pesci che non servono agli allevatori e che vengono scartati e ributtati nell’oceano; ma questi pesci scartati sono già morti o gravemente feriti. Nel caso dei gamberi, l’eccedenza di pesce può arrivare fino a 10 volte la quantità di gamberi pescata.

Come possiamo risolvere il problema?

Mi sono chiesto spesso perché l’uomo sia più attratto dal cibo dannoso anziché da quello nutriente, come la frutta o la verdura. Il video ci dà la risposta.
Zucchero, cioccolato, formaggio e carne tendono a rilasciare oppionidi nel cervello (cioè sostanze chimiche che funzionano come droghe), che altri alimenti non rilasciano: ecco perché l’uomo è portato a consumarne sempre di più.
Si tratta, in pratica, di una droga leggera.

Gli esperti delle Nazioni sono concordi nell’affermare che le azioni dell’uomo stanno logorando noi quanto l’ambiente. Già abbiamo iniziato a riciclare, a istruire i giovani su un futuro più “naturale”, a eliminare alcune delle sostanza dannose.
Siamo solo all’inizio, purtroppo. Non è sufficiente quello che abbiamo fatto, perché abbiamo messo a dura prova la natura troppo e troppo a lungo.

La soluzione più ovvia sarebbe diventare vegetariani ed eliminare la carne e i suoi derivati, nonché tutti i cibi elaborati.
Vi sembra tanto difficile? Lo è. Come sempre quando si cambia. Ma se si tratta di una droga, non credete che una volta disintossicati vi sentirete meglio e più in attivi, più lucidi sia nella mente che nel corpo?

La chiave si trova come sempre nella forza di volontà. Tempo fa ho scritto un articolo sulla forza di volontà anevrotica, con la quale è possibile addirittura superare le proprie fobie. Il discorso è sempre lo stesso: il nostro problema è la pigrizia, la poca voglia di fare e di mettersi in gioco. Anche quando siamo consapevoli di un problema, pensiamo che lo sforzo non valga la candela.
In questo caso è esattamente il contrario: lo sforzo ci permette di sopravvivere. Leggendo la seconda parte di questo articolo capirete che, in definitiva, ne va della vita nostra e dei nostri figli e che aspettare non solo non risolve il problema, ma lo peggiora.
Irrimediabilmente.

Esperti intervistati nel video

Neal Barnard, professore associato presso la George Washington University, presidente del Physicians Commitee for Responsible Medicine [7’]

T. Colin Campbell, chirurgo presso la Fondazione dell’Ospedale di Cleveland, direttore del progetto “China-Cornell-Oxford” su “Dieta, stile di vita e salute in Cina”. Ha pubblicato oltre 300 articoli su riviste scientifiche [7’]

Walter C. Willet, professore di Epidemiologia e Nutrizione, direttore del Dipartimento di Nutrizione alla Harvard’s School of Public Health di Boston [11’]

John A. McDougall, specialista in medicina interna e di nutrizione [31’]

Michael Greger, direttore del settore Salute Pubblica e Agricoltura Animale presso la Humane Society degli Stati Uniti [51’]

Noam Mohr, fisico, autore del report di Earthsave “A Global Warming Strategy” [57’]

David Pimentel, professore di Scienze Agricole alla Cornell Univeristy, autore di oltre 900 articoli scientifici [1h 8’]

Thomas Lyons, professore di Scienze Ambientali alla Murdoch University [1h 9’]

Peter Singer, professore di Bioetica alla Princeton University, insignito del titolo della Fondazione Ira W. Decamp [1h 14’]

Maneka Gandhi, politico e attivista per gli animali, autrice di libri [1h 16’]

Copyright immagini

(1) http://www.indire.it/cgi-bin/diapftcgi3?dbnpath=/isis3/dati/dia/immag&mfn=16975&formato=Completo&unico=1&file_header=/archivi/dia/header.php
(2) http://pressenza.com/npermalink/sud-est-asiaticox-possibile-uno-sviluppo-senza-deforestazionex
(3) http://xn--80aqafcrtq.cc/it/?p=369667
(4) http://noalmacellodibarcon.blogspot.it/
(5) http://www.brindisireport.it/politica/2011/04/28/l%E2%80%99arneo-chiude-i-rubinetti-agricoltori-a-secco-scatta-la-protesta/
(6) http://www.ambienteambienti.com/lintervista/2010/08/news/petrolio-in-adriatico-2256.html
(7) http://blog.libero.it/SENSULISSIMAVEG/view.php?id=SENSULISSIMAVEG&pag=2&gg=0&mm=0

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