Bambini prodigio: quando la mente fa un passo avanti

Teofil Milenkovic

Teofil Milenkovic – Il piccolo violinista che suona come un adulto

Come è possibile che un bambino, ancora in età scolare, sappia parlare con scioltezza ben undici lingue diverse? Come possono degli adolescenti laurearsi in materie complicate come la fisica e la matematica quando i loro coetanei ancora sono impegnati nelle scuole superiori?

La definizione di “bambino prodigio” è ancora sotto esame, però in linea generale nella categoria rientrano quei bambini con un’età non superiore ai 13 anni che sono dotati di talenti o capacità di solito attribuiti ad adulti molto preparati in un determinato campo (in genere scientifico o artistico).

Non dobbiamo fermarci a considerare soltanto quei bambini che sono in grado di calcolare a mente il risultato di complesse espressioni matematiche. Di sicuro destano meraviglia, ma la loro qualità è legata spesso a una buona memoria o a procedimenti meccanici che portano alla soluzione anche senza capirli realmente. Quando però i loro calcoli si basano su un procedimento mentale troppo complesso per un giovane della stessa età, allora si può parlare di “bambino prodigio”.

Come si riconosce un bambino prodigio

I bambini superdotati sono precoci e mostrano in fretta cosa li distingue dagli altri: sono curiosi, imparano velocemente, spesso sembrano avere una mente “da adulto” in un corpo giovane. Per lo più hanno una sensibilità spiccata e sono straordinariamente critici verso l’esterno, anche su argomenti complessi. Può comunque capitare che il bambino mostri queste qualità dopo l’infanzia.

A cosa è dovuto questo talento? Prima di tutto, delle scansioni PET hanno dimostrato che in un calcolatore mentale (così viene chiamato chi risolve espressioni matematiche con la velocità di un computer) l’afflusso di sangue al cervello è superiore. Inoltre alcune aree del cervello si attivano più facilmente.

Come si diventa un bambino prodigio?

Queste le conseguenze. Ma le cause?
L’ambiente gioca senza dubbio un ruolo rilevante. Se il bambino è circondato da musicisti, è probabile che la sua mente si formi di conseguenza. Un esempio si è avuto con il giocatore di scacchi Làszlò Polgàr, che ha cresciuto le sue figlie nel suo ambiente e le ha rese delle giocatrici di livello mondiale. Come molti esperti continuano a ribadire, non esiste una materia nella quale l’uomo non possa eccellere: è solo una questione di impegno, di tempo impiegato nello studio e di interesse.

I bambini prodigio si vedono più spesso tra i maschi che non tra le femmine; ma c’è da dire che l’emancipazione della donna è avvenuta in tempi recenti ed eventuali “geni” potrebbero essere rimasti nell’ombra.

La vita complessa di un bambino prodigio

Possiamo immaginare che la vita per un bambino prodigio non sia delle più semplici, proprio per la sua precocità. La differenza evidente con i coetanei potrebbe spingerlo alla solitudine o a essere oggetto di troppe aspettative, portandolo a caricarsi di uno stress eccessivo per la sua età. A volte sono gli stessi adulti a spaventarsi per la sua spiccata intelligenza, perché temono di non riuscire a controllarlo, oppure a dirigerlo troppo presto verso la carriera lavorativa. Per questo deve essere seguito con più attenzione, soprattutto dai genitori (che a loro volta dovrebbero essere guidati da esperti).

Ci sono poi casi particolari come lo scacchista Bobby Fischer, che era ossessionato dal gioco al punto da rifiutare le relazioni sociali; i psicologi presumono che fosse affetto dalla sindrome di Asperger, i cui sintomi sono proprio l’introversione e la scarsa socialità.

Emblematico è poi il caso di Daniel Tammet, anch’egli affetto da sindrome di Asperger, che nella sua mente vede paesaggi, colori ed emozioni al posto dei numeri. A ogni numero associa una sensazione (il 289 è per esempio particolarmente brutto) e forse per questo gli risultano facili gran parte dei passaggi matematici. Tra le altre cose,  parla correttamente ben undici lingue ed è riuscito a recitare 22.514 cifre del pi greco senza sbagliare, stabilendo un record imbattuto.

I dati: i bambini prodigio non sono seguiti come si dovrebbe

E adesso parliamo di fatti concreti.
Un dato sconcertante, tutto italiano, rivela che le scuole non hanno gli strumenti adatti per sostenere i bambini prodigi. In Italia questi talenti sono sull’ordine del 5% e un altro 5% conteggia i molto dotati, cioè chi ha un’intelligenza massima se rapportato a un bambino comune. Una scuola aperta negli anni ’80, che si occupava di accompagnare i bambini più ricettivi, è stata chiusa nel 1993 per mancanza di fondi.

Questa mancanza (o indifferenza) è disastrosa tanto per il bambino, che ha bisogno senz’altro di un trattamento specifico per essere libero di esprimersi, quanto per il futuro in campo lavorativo. Simili speranze, senza un aiuto, potrebbero prendere una strada che non è la loro o finire per sfruttare in modo sbagliato le proprie capacità.
A livello privato esiste però un’associazione apposita, l’Eurotalent Italia.

Di tutt’altra campana sono la Spagna, dove il Ministero si adopera attivamente per l’educazione dei bambini superdotati, alcuni Stati degli USA (a Saint-Louis i bambini accedono alle scuole secondo il loro livello scolastico e non in base all’età), la Russia, l’Israele e la sempre più occidentalizzata Cina.

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