I problemi da superare per rendere possibile la colonizzazione dei pianeti da parte dell’uomo

Marte è il pianeta più prossimo candidato alla colonizzazione dell'uomo

Marte è il pianeta più prossimo candidato alla colonizzazione dell’uomo [@01]

L’uomo ha da sempre una naturale curiosità verso lo spazio e le stelle, che avvolgono il nostro mondo in ogni direzione. Non appena ha avuto le conoscenze e i mezzi per farlo, si è prodigato per esplorare la Luna (fisicamente) e i pianeti più vicini (attraverso le sonde).
Se prima si trattava di semplice interesse, negli ultimi tempi l’esplorazione di pianeti esterni sta diventando una necessità. Che siano voci esagerate o meno, infatti, si sente spesso parlare di “possibili cataclismi” che potrebbero mettere fine prematuramente alla civiltà umana, di scarsità di risorse per sfamare la popolazione mondiale, di un’imminente glaciazione e di svariate altre cause che minacciano la nostra esistenza.

Qualsiasi sia il livello di emergenza (gli esperti sono a volte in disaccordo su questo tema), l’esigenza di trovare un pianeta esterno da colonizzare si fa sempre più sentire. Il fisico Stephen Hawking, una delle menti scientifiche più riconosciute, è certo che l’umanità per non scomparire dovrà trovare presto altri mondi dove vivere.

Ma è davvero possibile per l’uomo insediarsi su un nuovo pianeta e dare inizio a una “Terra 2”? I problemi da affrontare non sono pochi. Il giornale The Independent sembra addirittura convinto che si trattino di difficoltà insormontabili.

Il rischio di infertilità è alto

Marte è al momento il pianeta più indicato da colonizzare. Abbastanza vicino, simile alla Terra come formazione, con incavature che lasciano presumere che un tempo scorresse dell’acqua sulla sua superficie. Con la tecnologia attuale impiegheremmo qualche mese per raggiungerlo e già da qualche anno gli scienziati stanno elaborando un sistema per rendere il viaggio una realtà.

Ma le radiazioni provenienti dal Sole e dallo spazio danno non pochi pensieri: agli alti livelli in cui sono, in caso di gravidanza possono causare la morte delle cellule uovo femminili e impedire quindi la maturazione del feto. La donna, in pratica, rischia l’infertilità. Mentre qui sulla Terra abbiamo l’atmosfera a garantirci la dovuta protezione, nello spazio avremmo bisogno di una struttura artificiale complicata da realizzare.

La bassa gravità ci danneggia

Il feto avrebbe però un altro problema da superare: la bassa gravità. Un corpo adulto si può infatti adattare alla differenza di gravità tra la Terra e lo spazio, ma un nascituro ha bisogno di crescere in un ambiente equilibrato e protetto. Il feto potrebbe subire danni non ancora chiari.

Naturalmente gli interrogativi sulla gravidanza vanno risolti, prima di intraprendere il grande passo. Non è pensabile l’idea di colonizzare un nuovo pianeta se poi la specie umana non può espandersi e procreare: ci estingueremmo in una sola generazione rendendo vani i nostri sforzi.

Esiste però la possibilità che i feti si adattino al nuovo ambiente in autonomia. Dopotutto lo spirito di sopravvivenza è l’arma più preziosa che abbiamo a disposizione.

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