Il Buddhismo – La teoria degli aggregati e della coproduzione condizionata

Buddhismo - Statua tra rovine

La teoria degli aggregati e della coproduzione condizionata portano l’individuo a capire il vero fulcro del Buddhismo: niente può esistere senza l’ambiente attorno e tutto è una questione di causa ed effetto [01]

SOMMARIO
Panoramica sul Buddhismo: filosofia, descrizione e i pilastri su cui si fonda
Il Buddhismo – La pratica e le considerazioni sulle Quattro Nobili Verità
Il Buddhismo – La teoria degli aggregati e della coproduzione condizionata

Nei due articoli precedenti che riguardavano il Buddhismo abbiamo parlato delle Quattro Nobili Verità e dell’Ottuplice Sentiero, quindi abbiamo tratto qualche considerazione e abbiamo dato un’impostazione generale su quali esercizi è possibile seguire per raggiungere la finalità degli insegnamenti buddhisti (cioè la liberazione dalla sofferenza).

Adesso tratteremo i due pilastri su cui si fondano gli insegnamenti del Buddha, ovvero la teoria degli aggregati (khandha, che abbiamo già accennato in precedenza parlando degli esercizi attraverso il respiro) e la teoria della coproduzione condizionata (pratītyasamutpāda).

La teoria degli aggregati

Buddhismo - Percezione di un uomo in meditazione

L’individuo è un sistema complesso formato da 5 elementi: forme materiali, sensazioni, percezioni, condizionamenti e coscienza [02]

I khandha (aggregati) sono i 5 elementi della mente su cui un praticante deve concentrare l’attenzione: forme materiali, sensazioni, percezioni, condizionamenti, coscienza.

Perché è così importante analizzare questi 5 elementi? Attraverso la loro analisi ci si rende conto che un individuo è un sistema complesso formato proprio da quei 5 tipi di aggregati e che non può esistere un aggregato senza gli altri.

1. Aggregato delle forme materiali (rupakhandha)

In questo aggregato sono inclusi i 4 elementi (terra, fuoco, aria, acqua), i 5 organi di senso, le 5 forme sensibili che sono associate agli organi di senso e la mente.

2. Aggregato delle sensazioni (vedanākhandha)

Le sensazioni nascono dal contatto degli organi di senso con le forme che li riguardano (cioè le forme visive, uditive, tattili, olfattive, gustative e mentali).

3. Aggregato delle percezioni (saññakhandha)

Le percezioni nascono dall’essere consapevole delle sensazioni. È questa consapevolezza a portare il desiderio, l’ostilità oppure l’indifferenza.

4. Aggregato dei condizionamenti (sankhārakhandha)

In questo aggregato rientrano quelle condizioni che formano uno «stato vitale». Sono numerose e tanto per citarne qualcuna troviamo le condizioni genetiche, culturali, psicologiche, ecc.

5. Aggregato della coscienza (viññānakhandha)

È l’aggregato che riunisce tutti gli altri, perché è dato dalla consapevolezza che i vari khandha sono legati tra loro. In altre parole, è la consapevolezza dell’anattā (e cioè che ogni realtà esiste perché è in stretta connessione con le altre realtà).
Pasqualotto, nel suo libro, fa un esempio di relazione tra i khandha: i contorni di una cosa sono la forma data dal senso della vista; quindi i contorni non esistono senza la vista e la vista ha senso di esistere solo perché ci sono i contorni da guardare; inoltre, anche la coscienza non avrebbe senso di esistere se non ci fossero gli altri aggregati.

La teoria della coproduzione condizionata

Buddhismo - Occhio e luce

Si può dire di aver compreso a fondo il Buddhismo soltanto quando avremo di continuo la percezione di essere all’interno di un sistema connesso, dal quale non possiamo uscire [03]

La coproduzione condizionata è una teoria che spiega come tutti i fenomeni della vita siano un insieme di causa ed effetto. In altre parole, ogni realtà è contemporaneamente sia condizionata che condizionante.
Capire fino in fondo questa catena di cause ed effetto è indispensabile: permette di comprendere le cause che vanno rimosse per interrompere la catena e per raggiungere il Nirvāna.

Ogni scuola buddhista interpreta questa teoria in modo personalizzato, per cui ci sono vari schemi che mostrano la relazione tra la causa e l’effetto, alcuni anche piuttosto complessi.

Lo schema dei 12 anelli

Buddhismo - Schema dei 12 anelli

Lo schema dei 12 anelli riassume i fattori che influenza l’esistenza, concatenati da un gioco di causa ed effetto [04]

Uno degli schemi più elementari è lo schema dei 12 anelli, che è descritto nel Pratityasamutpada Sutra. Nell’immagine sopra avete un ottimo riassunto concettuale, recuperato dal sito di Meditazione Tibetana.

Nello schema dei 12 anelli, ogni fattore è rappresentato da un’immagine simbolica; a eccezione del primo, ogni fattore nasce sempre all’interazione con un altro fattore e contemporaneamente influenza la nascita di un altro fattore.
Lo riporto di seguito e subito dopo vedremo un esempio pratico.
Da notare che non necessariamente un fattore è influenzato dal precedente, anche se in linea di massima possiamo vedere i 12 elementi come una catena conseguente: la coscienza, per esempio, deriva dallo sperimentare le sensazioni.

1. Ignoranza (avidyā): è la causa base che porta agli altri 11 anelli dello schema. Rappresentato da una vecchia cieca che va verso un precipizio.

2. Intenzioni e tendenze (saṃskāra): sono predisposizioni inconsce che spingono il soggetto ad agire. Rappresentato da un vasaio intento a creare recipienti che saranno usati in futuro.

3. Coscienza (vijñāna): è la mente che comprende quello che si è sperimentato attraverso le sensazioni. Rappresentato da una scimmia che salta da una casa all’altra.

4. Nome e forma sensibile (nāmarūpa): l’individualità che è data dagli insieme materiali e immateriali. Rappresentato da due uomini in barca.

5. Le 6 basi sensoriali (saḍāyatana): i cinque sensi e la mente, che coordina i cinque sensi. Rappresentato da sei finestre di una casa.

6. Contatto (sparsha): è il punto di incontro tra la percezione interna del soggetto e gli oggetti esterni. Rappresentato da una coppia nell’atto del coito.

7. Sensazione (vedanā): l’esperienza soggettiva che deriva dal contatto. Rappresentato da una freccia che colpisce un occhio.

8. Brama (trisna): il desiderio dei piaceri e del possesso. È pericoloso, perché il piacere che comporta spinge a ripetere l’esperienza in futuro; proprio per questo, alcune scuole fanno partire un’ulteriore ramificazione di anelli a partire dalla brava. Rappresentato da un uomo che alza una coppa di birra.

9. Attaccamento (upādāna): è il non saper rinunciare all’oggetto. L’errore di non volersi separare dall’oggetto è di renderlo in una realtà permanente e indipendente dalle altre. Rappresentato da una scimmia che prende un frutto dall’albero.

10. Divenire (bhava): cioè l’esistenza, deriva dai quattro anelli precedenti. Rappresentato da una donna che invita all’accoppiamento.

11. Nascita (jāti): è il frutto, la conseguenza, che deriva da tutti quei fenomeni che portano alla sofferenza. Rappresentato da una partoriente.

12. Vecchiaia e morte (jarāmarana): sono la normale conseguenza di chiunque sia nato. La morte è inevitabile, non sappiamo quando succederà e nell’ultimo saremo sempre da soli ad affrontarla. Tutto quello che abbiamo ottenuto nella vita non ci servirà più a niente: vantaggi materiali, aiuti di altre persone, ecc. Rappresentato da un uomo che trasporta un cadavere per restituirlo all’ambiente esterno e agli animali.

Esempio dei 12 anelli: il prendere la mela

Buddhismo - Mano prende mela dall'albero

Il semplice atto di prendere una mela mette in moto tutti i fattori dello schema dei 12 anelli [05]

Pasqualotto ci offre un ottimo esempio in cui un semplice atto riesce a coinvolgere tutti i 12 anelli dello schema: il prendere una mela.

Il prendere la mela è un contatto (6) possibile solo grazie alla presenza del senso del tatto (5) e all’esistenza della mela (4). Il contatto diventa sensazione (7) e le sensazioni formano la nostra esperienza, che andranno a comporre la nostra coscienza futura (3).
L’atto di prendere la mela è legato all’intenzione (2) di mangiarla. Le intenzioni sono sempre il frutto dei condizionamenti ambientali che ci hanno formato. Il gustare la mela dà piacere: la brama (8) è il motivo per cui la prendiamo, e questa brama diventa attaccamento (9), cioè il volerla possedere per se stessi.
L’attaccamento ha uno scopo preciso: specificare a noi stessi che esistiamo (10), che siamo vivi. Grazie all’uso della mela, un giorno saremo in grado di procreare (11), di generare un figlio che inizierà anch’esso a invecchiare, fino ad arrivare inevitabilmente alla morte (12).

Fonti esterne

Il Buddhismo, di Giangiorgio Pasqualotto

Conferenze varie tenute dal professore di filosofia Marco Gaza

Una spiegazione dello schema dei 12 anelli

La coproduzione condizionata su Wikipedia

Copyright immagini

[01] https://backpackbeth.wordpress.com/2013/07/04/bali4-jpg/
[02] http://jasongregory.org/the-evolution-of-perception/
[03] http://libertymotive.com/truth/
[04] http://www.meditazionetibetana.org/insegnamenti/introduzione-al-buddhismo/
[05] http://www.gardeningknowhow.com/edible/fruits/apples/pests-affecting-apples.htm

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