La paura liquida – Quando la criminalità non è così alta come immaginiamo

Donna regge un busto di uomo trasparente
L’incertezza politica, l’esclusione sociale e la ricchezza in mano a pochi hanno instaurato una paura liquida nei cittadini, che non è facile da definire e da affrontare [@01]

In due precedenti articoli abbiamo visto che cos’è la paura e cosa succede al nostro corpo quando proviamo paura. Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo, fa un ulteriore passo avanti e distingue due tipi di timori: la paura innata e la paura liquida.

La paura innata

Sulla «paura innata» abbiamo già parlato: come dice il nome, ce la portiamo appresso dalla nascita ed è il retaggio della nostra evoluzione. Visto che la nostra mente possiede ancora una parte istintiva e primitiva, proviamo ancora paura davanti a elementi che un tempo spaventavano i nostri antenati e che oggi sono spesso innocui: rumori improvvisi, il buio, il volto degli estranei.

La nostra mente, però, ha anche un lato razionale, per cui quando cresciamo e iniziamo a comprendere il mondo che ci circonda, buona parte delle paure dei bambini spariscono per lasciare il posto a nuovi timori. Per esempio, il terrore verso gli animali si concentra tra i 2 e i 4 anni e diminuisce verso gli 11 anni; e la paura del buio e degli “spiriti” che si nascondono all’interno è più forte dai 4 ai 6 anni.

Negli adulti subentrano invece i timori più complessi: la solitudine, la salute, l’insicurezza economica. E qui ci agganciamo all’altro tipo di paura, quella liquida.

La paura liquida

Persone in metropolitana
Le paure innate ci spaventano più dei reali pericoli della società moderna, perché questi ultimi sono complicati da definire [@02]

Possedere un lato primitivo, utile in certi casi, può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Al giorno d’oggi continuiamo ad avere più paura degli animali (serpenti, ragni, squali) anziché di quello che ci sta davvero uccidendo: il fumo, il cibo sbagliato, un’attività sessuale non sicura, le droghe, l’uso delle armi, la guida spericolata al volante.

Se ci pensate bene si tratta di un paradosso. Sappiamo bene che fumare ci porterà di sicuro a danni (letali) alla salute, eppure continuiamo a mettere in bocca la sigaretta. Per contro, sappiamo che i ragni d’Italia non sono velenosi e anzi aiutano a tenere lontani gli insetti dalle nostre case, eppure li scacciamo o li uccidiamo appena li vediamo come se fossero dei demoni.

Nella società moderna esiste quindi un insieme di ansie e di disagi poco definiti, che sappiamo esserci ma che non riusciamo a comprendere bene. Viviamo all’interno di uno Stato che ci dà un senso di appartenenza, eppure sentiamo che c’è qualcosa di sbagliato: le ideologie non sono forti come vorremmo, i partiti politici lottano tra loro, l’economia è altalenante e incerta, le disuguaglianze si fanno sentire.

In breve, non abbiamo dei punti di riferimento chiari. Sappiamo cosa NON vogliamo, ma non riusciamo a definire cosa vogliamo, quali progetti vorremmo seguire e perché. Il nostro cervello sa che esistono questi problemi, ma sono così sfumati che fa fatica a stabilire quanto siano gravi.

Questa è la «paura liquida», un termine coniato dal sociologo Zygmunt Bauman per indicare il senso di impotenza, d’insicurezza e della mancanza di controllo.

Le tre minacce della società liquida

Bauman ha elencato tre minacce principali che mettono a dura prova la nostra vita di tutti i giorni.

La prima minaccia è la paura che l’ordine sociale diventi inaffidabile e senza stabilità. È dalla struttura sociale infatti che dipende il nostro posto di lavoro e il nostro reddito.

La seconda minaccia è più personale e riguarda la nostra posizione all’interno della società. Tutti noi vogliamo avere una buona posizione sociale, la libertà di praticare la nostra religione e un ruolo adatto a noi senza discriminazioni di genere.

Infine, la terza minaccia riguarda coloro che ci circondano. Temiamo sempre che sbuchi qualcuno ad attentare alla nostra vita o alla nostra stabilità. Questo “qualcuno” potrebbe essere un ladro, un terrorista o addirittura un vicino di casa che potrebbe all’improvviso dare di matto.

Percepiamo la minaccia in modo esagerato

Donna di spalle con la testa abbassata in bianco e nero
I media, la globalizzazione e l’insicurezza sociale ci fanno percepire in modo esagerato le minacce che ci circondano [@03]

Ma viviamo davvero in mondo così minaccioso e pronto ad attaccarci? In realtà no, anche se ne siamo convinti. Quasi sempre la percezione che abbiamo del pericolo attorno a noi è esagerata e questo vale anche per le «paure liquide».

Per capire di cosa parliamo, immaginate di trovarvi davanti alla tv ad ascoltare il telegiornale. La prima notizia parla della crisi economica che si fa sempre più sentire. La seconda ci avvisa che nel mondo è successa l’ennesima catastrofe naturale. Dall’altra parte dell’Italia un’altra donna è stata uccisa da un compagno violento. Seguono notizie di attentati, di furti, di sbarco dei migranti.

Presa una alla volta, queste notizie fanno impressione ma riusciamo a gestirle. Quando però si concatenano tutte queste notizie negative, che ci mettono addosso delle ansie, il nostro cervello le unisce e fa un minestrone. Ed ecco che parlando di crisi economica, andiamo a finire per associarla all’aumento dei migranti e al male sociale che rende tutti “criminali”.

Gli omicidi in Italia stanno diminuendo

I mass media esasperano le nostre paure in un gioco crescente che facciamo fatica anche solo a percepire. Che siano paure esagerate lo dimostrano i dati (quelli veri, non quelli proposti alla tv): il numero di delitti in Italia non è mai stato così basso dal 1861 e il numero continua a calare da dopo il 1990. Lo dicono i dati dell’Istat per esempio in questo rapporto del 2017. Eppure abbiamo l’impressione che, al contrario, siano aumentati gli omicidi, gli stupri, le rapine.

È un effetto di massa pericoloso, perché coinvolge tutti, Stati compresi: i governi spendono più soldi a gestire la paura del crimine che non il crimine stesso. Un effetto domino che si ripercuote poi a ogni livello (per esempio, siamo noi cittadini che paghiamo le forze dell’ordine).

Visto che sappiamo da dove salta fuori la «paura liquida», perché nessuno ci mette un freno, per esempio obbligando la televisione a intervallare le notizie con delle informazioni positive? La risposta in realtà è semplice: la paura vende, fa innalzare gli indici d’ascolto, appunto perché fa leva sulla nostra parte più “attiva”. E finché i soldi girano, nessuno ci mette le mani.

Fonti principali
Picozzi Massimo, «Profiler», Sperling & Kupfer (Pickwick), 2017, pp. 21-25
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