Le radici del razzismo moderno secondo Noam Chomsky

Noam Chomsky, famoso attivista e linguista, dà una definizione secca su cosa sia il razzismo e perché sia tanto diffuso nel mondo moderno [@01]

Che il razzismo sia sempre esistito, non è un segreto. La paura nei confronti del “diverso” si tramanda da generazioni sin dai tempi dei nostri primi antenati, quando chiunque non appartenesse al proprio clan rappresentava un potenziale pericolo.

Oggi il razzismo non ha senso di esistere ed è sufficiente un po’ di logica per capire i motivi, soprattutto considerando la globalizzazione che sta uniformando le culture, ma è a tal punto radicato nel nostro cervello che persino il più aperto di pensiero prima o poi si trova a provare del disagio accanto a uno straniero. La differenza sta, appunto, nel modo in cui affrontiamo questo disagio.

Chi è Noam Chomsky

Noam Chomsky è un famoso linguista e un opinionista che ha scritto decine di saggi, molto attivo in campo politico. È noto per la sua vasta conoscenza sui motivi storici che hanno portato certe Nazioni ad arricchirsi a danno di altri Stati, che spesso sono stati ridotti alla povertà assoluta (con tutte le conseguenze che ne derivano). Anche se a volte le sue critiche sono aspre e mirate quasi sempre contro il governo degli Stati Uniti, è un uomo che parla dopo essersi informato e in ogni caso ha un’ampia cultura alle spalle.

Nel suo libro Così va il mondo, dà una propria interpretazione sull’origine del razzismo che ha attirato particolarmente il mio interesse. Innanzitutto, fa un riassunto della situazione del mondo molto chiaro e quindi dà una propria idea sul perché il razzismo sia così radicato.

Riporto il capitolo passo per passo assieme alle domande che gli vengono poste. La suddivisione in due sezioni è mia per rendere la lettura più scorrevole e sono mie anche le parti evidenziate in grassetto, ma il testo del libro non è stato alterato. Se non avete tempo di leggerlo tutto, date almeno un’occhiata alla domanda finale.

Vi consiglio l’acquisto e la lettura del libro intero, al di là del fatto che siate d’accordo o meno sulle idee di Chomsky. È un ottimo modo per ripassare la storia e per aprire la mente verso la situazione attuale del mondo; alla fine avrete una splendida base per capire cosa sta succedendo attorno a voi.

Il razzismo in Europa e nel mondo

In tutto il mondo – da Los Angeles ai Balcani, dal Caucaso all’India – si registra un’ondata di tribalismo, nazionalismo, fanatismo religioso, razzismo. Perché proprio ora?

Per prima cosa bisogna ricordare che queste spinte sono sempre esistite.

È vero, ma ora paiono più evidenti.

In alcune parti del mondo lo sono. Pensiamo per esempio all’Europa Orientale. Tutto considerato l’Europa è molto razzista, persino più degli Stati Uniti, ma la situazione nella sua parte orientale è particolarmente grave. Tradizionalmente questa società cova rancori etnici molto radicati. Una delle ragioni per cui tanti di noi oggi si trovano qui, negli Stati Uniti, è il fatto che i nostri nonni sono stati costretti a scappare da quell’area.

Fino a un paio d’anni fa, l’intera zona era sotto il controllo di una dittatura molto oppressiva: il sistema sovietico paralizzava la società civile, cancellando quello che c’era di buono in essa ma in qualche modo neutralizzando anche quanto c’era di cattivo. Ora che il sistema sovietico è crollato, la società civile sta rialzando la testa, anche con le sue escrescenze peggiori, che non sono poche.

In altre parti del mondo, per esempio in Africa, avvengono ogni sorta di atrocità, sono sempre avvenute. Uno dei casi peggiori si è verificato negli anni Ottanta. Tra il 1980 e il 1988 il Sudafrica sostenuto dagli USA ha provocato un milione e mezzo di vittime e circa sessanta miliardi di dollari di danni, e questo solo considerando la regione circostante.

Nessuno qui se n’è mai preoccupato, perché il governo sudafricano era appoggiato da Washington. Se torniamo agli anni Settanta, dobbiamo fare i conti con l’enorme massacro avvenuto in Burundi, dove furono uccise decine di migliaia di persone. Anche in quel caso, nessuno se ne curò.

In Europa Occidentale si registra un forte aumento dei regionalismi. Ciò riflette in parte il declino delle istituzioni democratiche. Mentre la Comunità Europea lentamente si rafforza attraverso il potere esecutivo, rappresentando le grandi concentrazioni economiche, la gente cerca altri modi per preservare la propria identità. Ciò genera molti localismi, con aspetti sia positivi sia negativi. In estrema sintesi, è questo il quadro.

La Germania ha le politiche di asilo più liberali del mondo, ma ora si vogliono limitare le libertà civili e mettere al bando alcuni partiti politici.

Si parla molto del razzismo tedesco, che in effetti è piuttosto forte. Per esempio, l’espulsione dei rom e il loro rimpatrio in Romania è uno scandolo indescrivibile. I rom sono stati trattati esattamente come gli ebrei durante l’Olocausto, ma non si sono sentite voci di protesta perché a nessuno interessa di loro.

Dobbiamo ricordare che si stanno verificando anche altre situazioni su cui c’è pochissima attenzione. Prendiamo la Spagna. È stata ammessa nella Comunità Europea ad alcune condizioni. Per esempio avrebbe dovuto fungere da barriera contro le orde di nordafricani che, così temevano i cittadini europei, si sarebbero riversate sulle coste.

Ora un gran numero di immigrati clandestini cerca di attraversare il breve tratto di mare che separa il Nord Africa dalla Spagna, una distanza simile a quella che divide Haiti dalla Repubblica Dominicana. Se ci riescono, vengono immediatamente espulsi dalla polizia e dalla marina spagnole. È una cosa spaventosa.

Ovviamente le persone si spostano dall’Africa verso l’Europa, e non viceversa, per alcune ragioni. Ci sono ben 500 anni di ragioni che possono spiegarlo. Ma l’Europa non è disposta a permettere che questo accada. Vogliono preservare la loro ricchezza e lasciare fuori i poveri.

Perché siamo razzisti?

Questo ci porta in pieno alla questione della razza e del razzismo, e di come ciò abbia pesato nel rapporto tra Nord e Sud del mondo

Il razzismo è sempre esistito, ma si è sviluppato fino a diventare un pensiero e un’ideologia diffusa solo nel contesto del colonialismo. Il che è ben comprensibile. Quando schiacci la testa di qualcuno sotto lo stivale, sei costretto a fornire una giustificazione e questa deve avere a che fare con la depravazione morale della vittima.

Colpisce osservare un simile comportamento anche in persone che di fatto non sono molto diverse tra loro. Pensiamo alla prima conquista coloniale dell’Occidente, quella compiuta dagli inglesi ai danni dell’Irlanda. Fu descritta con gli stessi termini e la stessa retorica utilizzati per l’Africa. Gli irlandesi appartenevano a un’altra razza. Non erano nemmeno umani. Non erano affatto come gli inglesi. Era necessario schiacciarli e annientarli.

Alcuni marxisti sostengono che il razzismo sarebbe un prodotto del sistema economico, del capitalismo. Sottoscriverebbe questa posizione?

No. Il razzismo ha a che vedere con la conquista, con l’oppressione. Se derubi qualcuno, se lo opprimi e manovri la sua vita, difficilmente dirai: «Sì, lo ammetto. Sono un mostro, lo sto facendo solo per il mio tornaconto». Nemeno Himmler usò parole simili.

Viene utilizzata invece una tecnica standard di creazione del consenso, ed essa va di pari passo con l’oppressione (che può consistere nel mandare le persone nelle camere a gas o nel far pagare loro prezzi maggiorati o in qualunque azione compresa tra questi due estremi). La giustificazione classica è la seguente: «La causa è la loro depravazione, ecco perché agisco così. Forse sto persino facendo loro del bene».

La motivazione addottata è sempre il vizio morale degli altri, ovvero qualcosa che li rende diversi da me, e può consistere in qualsiasi elemento io sia in grado di trovare.

Questa è la giustificazione

Sì, e diventa razzismo. Perché si riesce sempre a trovare qualcosa: il colore particolare dei capelli o degli occhi, il fatto che siano troppo grassi oppure omosessuali. Bisogna individuare un elemento che sia abbastanza diverso, ovviamente senza mentire, così è più semplice.

Prendiamo, per esempio, i serbi e i croati. Di fatto risultano indistinguibili. Pur non usando lo stesso alfabeto parlano la stessa linqua. Sono entrambi cristiani, ma appartengono a confessioni diverse. Ed ecco, questa differenza religiosa è sufficiente perché molti di loro non riescano a immaginare un obiettivo più alto nella propria vita che quello di massacrarsi a vicenda.

Fonti principali
Noam Chomsky, «Così va il mondo», Edizioni Piemme, 2017, pp. 479-482

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