Gli effetti positivi che la lettura ha sul nostro cervello

Lettura di un libro in mezzo al verde. Primo piano sul libro e sulle mani
Leggere sviluppa la memoria, l’empatia, il senso critico e attiva aree del cervello che di solito non usiamo [@01]

[Questo articolo è comparso per la prima volta su Scrivere Libri]

Che leggere faccia bene lo sappiamo e non solo perché ce lo dicono gli esperti di neuroscienza: ce ne rendiamo conto per le sensazioni che proviamo sul momento e per quello che ci resta in seguito. Forse però non ci accorgiamo di quali effetti positivi abbia un libro sul nostro cervello e per quanto tempo si prolunghino.

Anche se non sappiamo di preciso la durata, ci sono stati studi sul campo che hanno dimostrato come i risultati si protraggano per giorni; e questo non dipende da cosa si legge, sebbene gli effetti migliori si abbiano sui nostri libri preferiti.

Ho raccolto numerose fonti sugli effetti della lettura e ho riassunto i punti qui sotto. La conclusione è evidente: leggere fa bene, non è un luogo comune, e vista la sua importanza il consiglio è di mettere un libro tra le mani di vostro figlio già da piccolo, partendo dalle favole illustrate. Con il tempo ci penserà da solo a coltivare la sua passione!

Combatte lo stress

I ricercatori dell’Università del Sussex hanno concluso che con 6 minuti di lettura al giorno possiamo ridurre lo stress addirittura del 68%. È un effetto persino più potente della musica (riduce lo stress del 61%) o di una passeggiata benefica (42%).

Il motivo? La lettura inganna il nostro corpo, perché porta il cervello ha concentrarsi meno sui muscoli e sui nervi e quindi a rilassarsi.

Neuroni specchio ed empatia

Il cervello umano è progettato per copiare le azioni degli altri, in modo da potersi integrare nel gruppo e da poter imparare cose nuove. Questa parte di cervello che imita è attivata dai «neuroni specchio».

Mentre stiamo leggendo, il nostro cervello “vede” le azioni che compiono i personaggi dei racconti e immagina di farle lui stesso, mettendo in moto (tra gli altri) i neuroni specchio. Ma allo stesso tempo aumenta il suo lato sociale: la capacità di provare empatia e di immedesimarsi con gli altri.

Paradossalmente, i libri letterari ci fanno sviluppare un’empatia più alta rispetto ai racconti. Perché? A quanto pare entrare nella mente dell’autore (e non in quella dei suoi personaggi) dà una maggiore idea di verità e quindi aumenta la nostra intelligenza emotiva.

Sentiamo e vediamo l’irrealtà

Le scansioni hanno dimostrato che poco dopo la lettura aumentano le connessioni tra le aree del cervello, in particolare quella del lobo temporale sinistro (dedicata al linguaggio) e la zona centrale che separa la corteccia motoria (dedicata al movimento) da quella sensoriale.

L’autore descrive il fischio di un vento? Oppure vi comunica la rabbia del popolo per le promesse mancate da parte dei politici? O ancora racconta di come il personaggio si immerga nell’acqua ghiacciata del fiume? Tutte queste sensazioni il vostro cervello le registra come se le stesse vivendo in tempo reale.

Sviluppa la memoria anche in età avanzata

Per i motivi visti sopra, quando si legge il cervello cerca di richiamare dal suo “magazzino” le esperienze passate. Attingendo dalla sua memoria, la costringe a mantenersi attiva e a creare dei nuovi ricordi.

È anche una questione di avere tempo a disposizione: la società ci spinge a ritmi frenetici, a non pensare e a vedere tutto in modo distaccato; ma la lettura fa l’esatto contrario, immergendoci in noi stessi. Acquisiamo consapevolezza, obblighiamo il cervello ad attivare aree lasciate spesso a riposo.

E tutto questo continuerà a funzionare anche in età avanzata. Gli studi hanno dimostrato che chi ha avuto un cervello attivo durata la vita, ha un declino delle facoltà più lento del 15% e una minore possibilità di contrarre malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer.

Cultura, linguaggio e senso critico

Inutile dire che leggere un libro contribuisce ad aumentare la nostra conoscenza. Ci sono valanghe di autori che hanno scritto decine di opere su argomenti di cui non abbiamo mai sentito parlare.

Sarà capitato anche a voi di leggere una parola mai sentita, ma di riuscire a interpretare il suo significato dal contesto: ecco che avete appena imparato qualcosa di nuovo. Continuando a leggere la vostra testa arriverà a inserire nel parlato normale quei termini che la gente considera «difficili» e a un certo punto lo farete senza rendervi conto che, in effetti, sono parole poco usate.

Tra le altre cose, stimolare la parte del cervello dedicata al parlato ci aiuta a rendere più fluide anche le altre lingue straniere che conosciamo; questo significa che i vocaboli ci usciranno più facilmente e avremo anche un dialogo e una comprensione dei testi stranieri più fluidi.

Ma un altro lato positivo è il fatto di spingerci a criticare e a guardare un tema sotto un punto di vista che non abbiamo mai considerato. Persino i “libri spazzatura” hanno il vantaggio di assorbire un linguaggio diverso, che noi scegliamo di condividere o di rinnegare.

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