Il gaslighting è una strategia di manipolazione mentale per spingere la vittima a dubitare della sua memoria e delle sue percezioni [@01]

Immaginate di aver passato una serata al cinema con degli amici e di aver pagato voi in anticipo i costi del biglietto. Tutti i vostri amici hanno poi saldato il debito, a parte uno: lo incontrate qualche giorno dopo e gli fate notare che deve ancora pagarvi. Lui però afferma di avervi già pagato insieme agli altri.

Voi insistete per principio, siete sicuri di non aver ricevuto denaro, eppure il vostro amico sembra convinto di aver pagato. Il dubbio che siate voi in torto comincia a insinuarsi nella vostra testa.

Questa forma di manipolazione mentale si chiama «gaslighting» («luce a gas»): è una sottile strategia per insinuare il dubbio sulla memoria o sulla percezione di un soggetto. Anche se la vittima era certa al 100% di essere nel giusto, l’insistenza e l’atteggiamento convinto dell’altro la porta ad avere dei dubbi, a credere che dopotutto potrebbe anche essere vero l’opposto.

Una violenza psicologica

Chi attua il gaslighting è spesso un sociopatico o comunque una persona abituata a mentire. Può succedere tra partner, sul lavoro o anche tra cariche pubbliche (per esempio nella sfera politica) [@02]

L’esempio appena fatto è innocuo, al massimo arrivate a perdere qualche euro, ma il gaslighting potrebbe essere usato per questioni più gravi. Il caso di abuso più frequente è far credere, dopo una discussione, di non aver detto certe frasi che la vittima è sicura di aver sentito.

Può succedere tra partner, tra amici (che non sono dei veri amici, a questo punto…), tra colleghi di lavoro in un ambiente competitivo. In gran parte dei casi il manipolatore è un sociopatico, perché è abituato a mentire e a non seguire le regole morali, e quindi per lui condizionare gli altri rappresenta un modo naturale per ottenere quello che vuole.

Quando l’altra persona in causa è più “potente”, come può esserlo il capo di un’azienda, non possiamo nemmeno ribellarci troppo a lungo e ci sentiamo ingiustamente manipolati. Se succede due, tre volte solo con noi e non con gli altri nostri colleghi, è ovvio che nascano dei dubbi sulla nostra sanità mentale.

Se si viene sottoposti a una manipolazione del genere prolungata nel tempo, la vittima comincia a non fidarsi più della propria memoria. Nei casi peggiori potrebbe impazzire, convinta che buona parte di quello che sente e ricorda non sia la verità. Arrivata a questo livello, la vittima si sente sottomessa al manipolatore, perché non è più sicura di sé stessa.

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Donna di spalle al colloquio di lavoro

A parità di ruoli le donne ricevono una paga inferiore. La causa principale non è il sessismo, ma una mentalità retrograda e l’idea che è la donna a doversi occupare dei figli [@01]

A parità di ruoli nel lavoro, in media la donna ha un guadagno orario inferiore all’uomo. Per esempio in Polonia guadagna 91 centesimi per ogni dollaro dell’uomo, in Israele 81 centesimi e in Corea del Sud solo 65 centesimi. Il dato sembrerebbe dimostrare che la donna viene discriminata perché «così deve essere»: infatti percepisce molto meno proprio in quei Paesi dove gode di minori diritti.

Si potrebbe pensare che una delle cause sia il differente livello di istruzione, visto che i lavori più remunerativi richiedono (in genere) delle conoscenze adeguate e che in molti Stati la donna non ha accesso alle stesse scuole maschili. Ma mentre fino a metà del ‘900 poteva essere una scusante valida, oggi non lo è più per i Paesi sviluppati, perché con i movimenti e le proteste di emancipazione la donna ha ottenuto pari opportunità scolastiche. Anzi, i dati sembrano dimostrare che spesso la donna ottiene voti migliori dei compagni di corso.

Cause culturali e… biologiche

Donna incinta seduta davanti alla tastiera

Molti imprenditori faticano ad assumere le giovani donne per timore che entrino in aspettativa, causando un inevitabile danno economico all’azienda [@02]

Un pensiero contorto duro a morire

In realtà la questione è complicata. Anche in quegli Stati dove uomini e donne godono di pari diritti, e dove la donna viene inquadrata allo stesso livello lavorativo dell’uomo, le disparità si assottigliano ma non scompaiono. Perché continua a essere discriminata in campo economico?

Il fatto è che da sempre il mondo del lavoro appartiene al maschio e l’idea si è così radicata nella società da diventare difficile da estirpare. I sondaggi mostrano che si tratta di un pensiero tanto maschile quanto femminile, per cui la discriminazione sessista in sé non c’entra. Un tempo la donna non usciva di casa, non lavorava e aveva una bassa istruzione con poche eccezioni degne di nota: la conseguenza è che la struttura del lavoro è stata creata a «misura di maschio» in cui d’istinto si immagina la donna non adatta a fare carriera.

Il sesso di nascita comunque ha un ruolo sempre più ridotto nella differenza di guadagni. Quello che incide di più è invece l’aspetto biologico.

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Hikikomori anime - Ragazzo nella stanza

Gli hikikomori sono individui, in genere giovani, che si autoescludono dal mondo, arrivando a vivere di notte pur di evitare le difficoltà e i rapporti sociali [@01]

«Hikikomori» è un termine giapponese che significa letteralmente «stare in disparte, isolarsi». Nello specifico deriva dalle due parole giapponesi hiku («tirare») e komoru («ritirarsi»): il significato è quindi qualcosa come «decidere di abbandonare e di ritirarsi».

Rappresenta infatti un fenomeno (piuttosto preoccupante) che si è sviluppato in Giappone, ma che si sta espandendo a macchia d’olio in ogni angolo del pianeta – Italia inclusa – in cui i giovani scelgono di isolarsi del tutto dalla vita sociale fino ad arrivare a condurre una vita nottura e spesso legata al web.

Sommario

Come si riconosce un hikikomori
L’identikit di un hikikomori
Essere un hikikomori è un problema?
Perché si ritira dal mondo?

È possibile guarire?
Come aiutare un hikikomori a uscirne

Come si riconosce un hikikomori

Hikikomori film - Screenshot

Gli hikikomori sono soprattutto il risultato di una società troppo competitiva e densa di difficoltà [@02]

Tutti noi conosciamo almeno un amico che preferisce stare in piedi fino a tardi, vivendo al pieno la notte e dormendo di giorno. L’hikikomori però va ben al di là del semplice desiderio di “godersi la notte”, perché per lui è una vera e propria esigenza.

Gran parte della gente, infatti, vive di giorno e sempre di giorno restano aperti i locali, le istituzioni, i ristoranti pieni di gente. L’hikikomori vuole allontanarsi da tutto questo e allora ritirarsi nella notte diventa il modo più facile per farlo (se non l’unico).

L’identikit di un hikikomori

Il giovane recluso ha in genere tra i 14 e i 30 anni e non studia né lavora. Di solito è di sesso maschile (ma il numero di ragazze è in crescita). È senza amici, parla a malapena con i genitori e si ritira per gran parte del giorno nella sua camera da letto. Il suo imperativo è: «evitare il confronto con l’esterno». L’unico modo che usa per interagire con il mondo è il computer e il cellulare, perché così non deve esporsi; infatti di solito usa dei falsi profili.

Spesso l’hikikomori presenta depressione e alcuni disturbi mentali evidenti, come il disturbo ossessivo-compulsivo (ne ho parlato in questo articolo). Inoltre circa la metà di loro sfoga la frustrazione con l’aggressività nei confronti dei genitori.

Secondo alcuni dati, in Giappone gli hikikomori hanno superato la strabiliante cifra di un milione di individui: stabilire un vero numero è impossibile, perché è difficile capire chi rientra davvero nel ruolo. Quello che si sa, purtroppo, è che i numeri stanno crescendo e si stanno allargando anche in Europa e in America. In Italia abbiamo già toccato i 100mila giovani, a tal punto che si sono create delle istituzioni apposite per diffondere l’allarme, tra cui la Hikikomori Italia [vedi le fonti a fine articolo].

Gli hikikomori sono il risultato del mondo moderno, dove quasi tutto può diventare accessibile attraverso il web e la tecnologia: dall’interazione sociale all’ordinare una pizza da mangiare e al farsi consegnare a casa dei nuovi vestiti. Se non è internet a provvedere, sono i genitori. Non è un caso che il fenomeno coinvolga gli Stati più sviluppati: figure come questa, infatti, non trovano spazio nei Paesi poveri dove è necessario darsi da fare per sopravvivere e di sicuro trovavano posto difficilmente in tempi antichi, quando bisognava per forza uscire per procurarsi di che vivere.

Può sembrare una contraddizione il fatto che solo il 10% circa degli hikikomori navighi sul web, preferendo invece leggere e oziare in camera; ma dal mio punto di vista è proprio la sicurezza moderna data dal benessere a permettere il dilagare del fenomeno, sia direttamente (con la tecnologia) e sia indirettamente (con i genitori benestanti che non hanno necessità di rendere il figlio indipendente).

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Sicilia occidentale - Erice - Panorama della Sicilia

La cittadina medievale di Erice sorge a oltre 700 metri di altezza e offre un suggestivo panorama dall’alto sulla Sicilia occidentale, su Trapani e sulle Egadi

Erice

Erice è una cittadina medievale in provincia di Trapani che si trova in cima all’omonimo Monte Erice, a 751 metri di altezza. Consiglio vivamente di visitarla se capitate nei dintorni, perché offre degli scenari spettacolari oltre a dare il sapore di antichità unita al moderno.

La mia visita è avvenuta l’11 agosto 2018, in una calda giornata d’estate. Il vento sempre presente ha reso il caldo molto più sopportabile, al punto da rendere obbligatorio l’uso di una maglia leggera in alcuni momenti. Seguite i consigli che vi lascio più sotto per sapere come equipaggiarvi.

Come raggiungere Erice

È possibile raggiungerla in auto – la strada a tornanti però non è semplice ed è spesso stretta – oppure attraverso la comoda funivia che parte da Trapani e vi offre 10 minuti di panoramica sulla città e sulle isole Egadi. Potete parcheggiare vicino a Porta Trapani (parcheggio a pagamento).

Il costo della funivia per andata e ritorno è 9 €. Tenete presente che la funivia potrebbe essere sospesa in caso di forte vento, per cui usate i contatti del sito ufficiale per assicurarvi che sia in funzione. Se al ritorno la funivia fosse chiusa a causa del vento, il biglietto vi permette di chiamare gratuitamente un trasporto.

Visita a Erice

Perdervi nel dedalo delle vie medievali è facile, ma se avrete tra le mani la mappa ricevuta con il biglietto della funivia riuscirete a muovervi senza problemi. La via principale da percorrere è via Vittorio Emanuele, che attraversa il centro storico.

Ci sono alcuni punti focali da non perdere. Erice conta una sessantina di chiese, ma la più importante è senz’altro il Duomo (chiamato anche «Chiesa Madre»), che si trova in Piazza Matrice.

Il secondo punto imperdibile è il Castello di Venere. Si tratta di un castello normanno eretto nel XII-XIII secolo, che ha sostituito il tempio a Venere Ericina dove i fedeli su univano alle sacerdotesse che praticavano la prostituzione sacra. Il castello è chiuso, ma il giardino è visitabile e grazie a una terrazza (molto ventosa) è possibile vedere il meraviglioso panorama di San Vito Lo Capo e delle Saline di Trapani.

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Terra - Spazzatura spaziale

Attorno alla Terra orbitano milioni di detriti spaziali che minacciano le future missioni e i satelliti, con il rischio di provocare una catastrofe incontrollata [@01]

Secondo la NASA attorno alla Terra ci sono circa 22.000 oggetti più grandi di 10 cm e milioni di frammenti più piccoli. I frammenti viaggiano 7 volte più veloci di un proiettile e, visto che le leggi fisiche non sono un’opinione, questo significa che anche il più piccolo residuo può trasformarsi in un’arma potente capace di distruggere un veicolo spaziale.

La distruzione di un satellite artificiale, però, non è il pericolo più grande. Lo scenario peggiore prevede una tremenda reazione catena, innescata appunto da una collisione iniziale, che porterebbe a danni enormi e incontrollati.

Prima di entrare nel vivo dell’articolo, meglio fare una rapida premessa: i satelliti ci servono. Ormai sono tanto integrati nella nostra vita quotidiana che non ci rendiamo nemmeno conto di quanto ne facciamo uso, a partire dalle previsioni meteorologiche fino ad arrivare ai nostri cellulari, ai video online e agli orari degli autobus. Quindi «evitare di mandare altri satelliti in orbita» non è una soluzione, a meno che non vogliamo fare un grande passo indietro nel mondo tecnologico. La soluzione è invece trovare un sistema per eliminare i detriti inutili.

Detriti accumulati dagli anni ’50

Satellite Soyuz

La spazzatura spaziale rappresenta un serio rischio sia per le missioni che per i nostri satelliti [@02]

Nel 1958 gli USA hanno lanciato il satellite Vanguard I, che è tutt’ora in orbita e rappresenta il più antico detrito a minacciare la Terra. Da allora gli oggetti spaziali si sono accumulati a grande velocità, fino a raggiungere la situazione critica che conosciamo.

Tra i detriti a fare da cornice al nostro pianeta si contano frammenti di satelliti, vernici, particelle artificiali e polveri, liquidi refrigeranti e materiali emessi dai motori dei razzi. Ci sono anche dei reperti storici perduti dagli astronauti: uno spazzolino da denti, una chiave inglese, un paio di pinze, il guanto di Edward Higgins White, (primo americano a fare una passeggiata spaziale) e la fotocamera di Michael Collins (che partecipò tra le altre alla missione Apollo 11 che portò il primo equipaggio sulla Luna).

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Elefante africano

Molte piante e specie animali hanno dovuto adattarsi in fretta negli ecosistemi modificati dall’essere umano, sviluppando caratteristiche che prima non servivano [@01]

Mammiferi, pesci, insetti, rettili: non si salva nessuno dalla selezione “innaturale” che l’essere umano ha provocato nel corso della storia animale.

Si sa, l’essere umano ha messo le mani su così tante risorse del pianeta Terra e ha lasciato un’impronta così profonda al suo passaggio da trasformare gli ecosistemi in qualcosa di nuovo. A volte la sua opera porta, o contribuisce, all’estinzione delle specie. I dati parlano chiaro: tra le altre cose è responsabile della morte di miliardi di uccelli ogni anno e la sua luce artificiale sta creando dei disastri ambientali.

Ma la natura non sta a guardare e in pochi decenni è capace lei stessa di trasformare gli esseri viventi in una nuova forma. In altre parole, di farli adattare. L’adattamento e la comparsa di caratteristiche nuove in una specie richiedono di solito secoli, millenni o anche milioni di anni, però a volte si fanno dei passi avanti in brevissimo tempo. Questo succede soprattutto con gli esseri viventi che hanno una vita breve e che quindi danno origine a molte generazioni in pochi anni.

Di seguito trovate una lista di animali che si sono dovuti adattare a causa dell’attività dell’uomo. Spesso l’evoluzione è servita per riportare l’equilibrio tra prede e predatori ed è una prova ben chiara di come la seleziona naturale sia capace di azioni molto rapide quando la situazione diventa critica.

Salmoni precoci

Salmone risale la corrente

L’aumento della temperatura dell’acqua ha spinto i salmoni ad anticipare la loro migrazione [@02]

Un esempio di selezione naturale nata dall’attività dell’essere umano si trova in Alaska, dove alcuni salmoni rosa hanno sviluppato un gene che li spinge a risalire in anticipo il fiume per deporre le uova. Infatti le acque dei fiumi si fanno sempre più calde e l’aumento di temperatura impedisce alle uova di schiudersi bene, per cui è necessario portarle a destinazione in anticipo.

La conseguenza è che i salmoni dotati di questo gene sono aumentati di numero negli ultimi decenni, mentre i “normali” salmoni rosa stanno scomparendo.

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Dipendenza da tecnologia - Mancanza di interazione sociale

La tecnologia può dare dipendenza come una droga e trasformarsi in un pericolo sociale. In questi casi serve l’aiuto di centri specializzati [@01]

Nel 2016 uno studio ha dimostrato che in media occupiamo 145 minuti al giorno attaccati al nostro smartphone: in pratica 36 giorni pieni all’anno. Lo facciamo per noia, o perché non vogliamo tenere le notifiche in sospeso, o perché non abbiamo di meglio da fare o altro modo per occupare il tempo.

La tecnologia dà dipendenza come una droga e lo fa con chiunque. La differenza è che per qualcuno diventa davvero un ostacolo per vivere, costringendolo a rivolgersi a centri specializzati. Lo stesso soggetto, rendendosi poi conto di quanto tempo ha “sprecato” senza accorgersene, resta spesso sconvolto. Infatti da quando gli smartphone ci permettono di avere «tutto e subito», sono nate nuove figure psicologiche per gestire i casi di eccesso.

Ma non demonizziamo gli smartphone, in realtà è tutto l’apparato tecnologico a darci dipendenza: videogiochi, serie su Netflix, video su Youtube di gattini che si spaventano, foto da postare su Instagram per restare al passo… Tutto questo dà soddisfazione e gratificazione al nostro cervello, proprio come succede assumendo una droga.

I segnali per capire se siamo dipendenti

Dipendenza da tecnologia - Mani legati allo smartphone.jpg

Quasi mai ci si accorge di essere dipendenti dalla tecnologia, ma alcuni segnali sono ben visibili dall’esterno [@02]

L’abitudine di controllare le notifiche o il meteo appena svegliati non è da considerarsi dipendenza, ma se lo facciamo per gran parte del giorno e se – nonostante abbiamo di meglio da fare – non riusciamo a farne a meno, la storia cambia.

Ci sono dei segnali ben evidenti che ci fanno capire di essere dipendenti dalla tecnologia. Il malato non dorme bene, è spesso depresso e colto da ansia. Interagisce poco con gli amici. Se è un videogiocatore o ama le serie tv, non riesce a staccarsi dallo schermo finché non finisce il gioco o la serie, magari passando la notte a guardarsi una puntata dietro l’altra. Se va in vacanza, invece di godersi appieno il panorama si mette ogni tanto a smanettare con il telefonino.

Queste sopra sono le situazioni croniche, ma ci sono segnali minori che ci fanno capire come ci stiamo avvicinando alla dipendenza. Ecco alcuni esempi:
– camminate per strada mentre usate lo smartphone, con la testa abbassata e senza guardare la gente?
– state parlando con qualcuno e non vi fermate dallo smanettare sui tasti?
– avete un impegno e lo ritardate per finire la puntata della vostra serie?
– isocial network sono l’argomento principale delle vostre conversazioni?

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Asteroide, Sole e Terra

Le probabilità che un asteroide distruttivo impatti sulla Terra sono basse, ma basterebbe un solo episodio per gettare il pianeta in un inverno nucleare. Ecco perché bisogna tenere lo spazio sotto osservazione [@01]

Il 15 febbraio 2013 una meteora ha raggiunto la città di Čeljabinsk, in Russia, ed è esplosa a circa 30 km dal terreno.
Il frammento di asteroide entrato nella nostra atmosfera aveva un diametro di appena 15 metri e pesava 10.000 tonnellate: la sua onda d’urto è bastata per danneggiare 7 mila edifici in sei città vicine e a provocare oltre mille feriti.

La meteora in Russia era solo un sassolino

Fascia degli asteroidi e asteroidi troiani

Schema della principale disposizione degli asteroidi nel Sistema solare. Si notano la Fascia degli asteroidi, tra Marte e Giove, e il gruppo degli asteroidi troiani [@02]

Il meteoroide caduto in Russia non era stato rilevato dalle strumentazioni ed era minuscolo rispetto ai “sassi” che possiamo trovare nello spazio. Se per esempio fossimo colpiti da un asteroide di 100 metri di diametro, potremmo dire addio a una città intera. Per fare un esempio, l’asteroide caduto a Tunguska il 30 giugno 1908 aveva un diametro di circa 100 metri: l’onda d’urto dell’esplosione bruciò 2000 km quadrati di foresta.

Meteoridi con diametri maggiori causerebbero danni a livelli globali e nel caso peggiore ci farebbero piombare in una sorta d’inverno nucleare: la polvere sollevata da un asteroide di 500 metri di diametro basterebbe per oscurare il Sole, raffreddando il clima e innescando dei terribili fenomeni a cascata.

Secondo la NASA, la Terra viene colpita ogni mille o diecimila anni da asteroidi abbastanza grandi da distruggere una città. Ma sparsi nello spazio ci sono asteroidi ben più grandi, del diametro di chilometri: inutile descrivere quale sarebbe la conseguenza di un impatto sul pianeta Terra e quali estinzioni provocherebbe, anche perché sappiamo bene cosa accadde ai dinosauri circa 65 milioni di anni fa.

Quindi siamo davvero in pericolo? Abbiamo dei sistemi per difenderci da una minaccia simile, che potrebbe capitare in qualsiasi momento?

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Esplosione incontrollata

Le armi di distruzione di massa colpiscono tanto il nemico quanto i civili. Per la loro disumanità, sono state bandite dalle Convenzioni internazionali [@01]

La guerra alla fine lascia sempre una traccia vergognosa e orribile sulle mani dell’essere umano, questo lo sappiamo bene, qualunque siano le ragioni che l’hanno provocata. In genere è scatenata per motivi politici ed economici (il fanatismo religioso è spesso una scusante), qualche volta è un attacco preventivo per evitare il peggiorare di situazioni “incandescenti”.

Quale sia il vostro punto di vista sulla questione, è chiaro che ci sono modi e modi di affrontare una guerra. La guerra già di suo è terrificante, ma esistono armi che mettono particolarmente in mostra il lato peggiore di noi. Stiamo parlando di quelle che vengono definite «armi non convenzionali» e che, a buon ragione, le Nazioni hanno messo al bando.

Nonostante i divieti, però, continuano a essere prodotte e stoccate, ed è quindi un tema ancora attuale. Il più temuto è forse il gas nervino, che è stato usato sulla popolazione siriana e che ha effetti devastanti sul sistema nervoso.

Vediamo cosa sono le armi non convenzionali, perché si usano e quando sono state usate. Alcune parti dell’articolo sono un po’ forti per chi è impressionabile. Tenete sempre conto che stiamo parlando sia di storia passata che, purtroppo, attuale, visto che le armi di questo genere non sono mai scomparse del tutto.

Armi di distruzione di massa: cosa sono e quali sono

Esplosione di una bomba nucleare

Le armi nucleari sono soltanto una delle categorie che compongono le armi di distruzione di massa [@02]

Riunendo le varie definizioni che si trovano sui libri e sulla rete, possiamo così riassumerle:

Le armi non convenzionali sono armi vietate dalle leggi internazionali. Sfruttano le sostanze diverse dai normali esplosivi, cercando di provocare il maggior numero di vittime e maggiori danni possibili al territorio. Sono armi messe al bando dalle Nazioni per il loro risultato particolarmente nocivo o disumano.

Il fatto che siano chiamate anche «armi di distruzione di massa» rende bene l’idea. Un elenco è il seguente (i link rimandano ad approfondimenti su Wikipedia):

1. Armi chimiche: i proiettili diffondo delle sostanze chimiche che sono tossiche per il corpo umano. Possono essere gas, liquidi o solidi, ma hanno sempre delle conseguenze tremende sulla pelle, sulla respirazione o sul sistema nervoso. Le Nazioni Unite le hanno dichiarate illegali nel 1993 dopo la Convenzione di Parigi, cosa che non ha bloccato la loro produzione in vari Paesi.

2. Armi biologiche (o batteriologiche): diffondono dei germi infettivi. Di solito sono contagiosi per l’uomo, ma possono anche essere pensate per abbattere animali e piante, provocando un forte danno in terra nemica.

3. Armi nucleari: creano immense esplosioni di energia sfruttando le reazioni di fissione o di fusione nucleare.

4. Armi radiologiche: spargono materiale radioattivo, in genere per colpire una città o più città. All’apparenza potrebbero rientrare tra le armi nucleari, ma in realtà sono «bombe sporche», con un potenziale distruttivo inferiore a un ordigno nucleare. Un esempio sono le scorie radioattive delle centrali nucleari.

Le armi di distruzione di massa sono state indicate con varie sigle, correggendole a mano a mano che nascevano nuovi “mostri”, fino ad arrivare all’attuale CBRN («Chemical Biological Radiological Nuclear», che sono appunto i quattro tipi di armi viste sopra).

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Sperimentazione animale - Provette

Se in passato era necessaria per testare i medicinali in sicurezza, al giorno d’oggi la sperimentazione animale può essere sostituita dalla tecnologia in gran parte dei casi [@01]

Buona parte dei medicinali che acquistate in farmacia e delle scoperte in campo medico lo dobbiamo alle passate sperimentazioni fatte sugli animali (e solo in seguito, con sicurezza, sull’essere umano). Mettendo da parte l’etica per un attimo, è indubbio che i test medici sugli animali ci abbiano fatto progredire e abbiano debellato alcune malattie un tempo mortali.

In passato forse le alternative erano poche, ma oggi è davvero necessario continuare a tormentare gli animali per progredire nella medicina? La risposta non è così scontata.

Due schieramenti: etica e tecnologie come surrogati

Sperimentazione animale - Manifestazione

Non è facile conciliare etica e progresso medico, ed è quasi impossibile arrivare a un punto di incontro intermedio [@02]

I dibattiti si fanno più accesi di anno in anno, con la nascita di tecnologie e tecniche che potrebbero sopperire alla sperimentazione animale.
Da una parte troviamo chi sostiene che gli esperimenti sugli animali siano inevitabili, perché non esistono metodi che offrono la stessa efficacia e sicurezza. Dall’altra c’è chi afferma che i metodi alternativi esistono eccome: simulazioni digitali, cellule staminali, stampa 3D (ormai riusciamo persino a ricreare organi interi).

Per quanto possa sembrare assurdo, anche la prima categoria potrebbe essere mossa dall’etica, soltanto che la “sopprime” in favore di un pensiero realista: l’essere umano non può rinunciare a curarsi e di sicuro non farà dei passi indietro per motivi moralisti. La storia insegna che nessun popolo lo ha mai fatto.
Teniamo presente che gli scienziati hanno dichiarato ufficialmente che gli animali sono provvisti di coscienza tanto quanto l’essere umano.

Infine esiste una terza categoria, quella degli attivisti radicali, che a prescindere dal risultato non vogliono veder soffrire le creature. Un pensiero condivisibile e nobile, ma che a volte risulta ipocrita, perché se la nostra specie è riuscita a sopravvivere e ad allungare la vita lo dobbiamo anche alla sperimentazione (e ai medicinali nati da questa, che gli stessi animalisti spesso acquistano senza chiedersi da dove provengono).

Quindi essere moralisti va bene, ma con un po’ di criterio. Come conciliare etica e necessità di progredire?

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