Foto in bianco e nero di William Stanley Milligan
Billy Milligan aveva 23 personalità diverse che spesso interagivano e parlavano tra loro. È stato il primo criminale ad essere assolto per infermità mentale [@01]

Il 27 ottobre 1977, la polizia di Columbus, in Ohio, arresta il ventiduenne Billy Milligan con l’accusa di aver rapinato, rapito e violentato tre studentesse all’interno del campus universitario. Le prove contro di lui sono schiaccianti, ma a fine di tutta la storia sarà assolto per infermità mentale.

William Stanley Milligan (questo il suo nome intero) era affetto da un disturbo dissociativo dell’identità davvero unico: dentro di lui convivevano ben 23 personalità multiple, che a volte lottavano tra loro per uscire e altre volte collaboravano o persino parlavano tra loro. A queste personalità se ne deve aggiungere un’altra, chiamata «Maestro», che nella pratica era la fusione di tutte le altre 23 personalità.

Il libro e la biografia

Troppa gente in un’unica testa

Il caso di Billy Milligan ha avuto una risonanza enorme dopo gli anni ’70 ed è ritornato alla ribalta di recente con il film Split. Il film, però, si è limitato a prendere spunto da Billy e non ha niente a che vedere con la sua reale biografia, che invece potete leggere nel libro Una stanza piena di gente di Daniel Keyes.

Quando ho cominciato a leggerlo, la mia prima impressione è stata che dovesse essere per forza un romanzo di fantasia. Il libro ha una trama così avvincente e ben scritta, che sembra un racconto psicologico esaltato dall’immaginazione dell’autore. In seguito mi sono informato e ho scoperto che, in effetti, dentro la testa di Billy era davvero così che le personalità interagivano tra loro.

L’autore ha scritto la biografia con la collaborazione diretta del «Maestro», la personalità di Billy che fondeva (e ricordava) tutte le altre. L’opera si è guadagnata una nomination al prestigioso Edgard Award e ha vinto due premi nel 1986 e nel 1993.

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Dadi per gioco di ruolo
I giochi di ruolo sviluppano l’autostima, il pensiero critico, l’interazione sociale e diminuiscono lo stress. Che portino a essere violenti, è invece un luogo comune [@01]

Una delle domande più difficili che potete fare a un giocatore è: «Cos’è il gioco di ruolo?». Perché, a tutti gli effetti, si fa prima a dire cosa non è.

Il numero di partecipanti cresce di anno in anno. All’interno trovate di tutto: immaginazione, interpretazione, divertimento, serietà, strategia, casualità e (in tempi più moderni) l’uso della tecnologia. Aiuta a tenere la mente attiva e a fare gruppo, a volte vi costringe a imparare la matematica e a usare il pensiero laterale.

Se dobbiamo descriverlo in breve, il «gioco di ruolo» (abbreviato con «GdR») è un gioco di interpretazione: i giocatori immaginano un mondo — che creano da zero con la fantasia o prendendo spunto dal mondo reale — e quindi si immedesimano in un personaggio da interpretare all’interno di questa ambientazione. Detto in un altro modo, si trasformano nel personaggio per qualche ora e fingono di vivere in quel mondo immaginario.

Non fate l’errore di considerarlo un gioco per bambini. Tenete conto che ci sono adulti al di sopra dei 40 anni che continuano a giocarci e che si tratta di un settore con un fatturato di milioni di euro!

Quello del GdR è un universo davvero enorme e in continua espansione, per cui con questo articolo posso solo toccare la sua superficie. Il mio scopo è di mostrarvi come funziona (se non lo conoscete), le sue potenzialità e l’importanza che può avere nello sviluppo dei vostri figli. Ma prima di tutto è bene fare una panoramica sui vantaggi e sulle critiche.

Utilità dei giochi di ruolo e critiche

Nutrimento per la mente

I giocatori devono non solo interpretare il loro personaggio, ma anche farlo interagire con il mondo attorno. Devono pensare, inventare, elaborare strategie, parlare e indagare.

L’utilità di un simile gioco nella mente dei ragazzi (e degli adulti) si può intuire. Innanzitutto, sviluppa il senso di gruppo e la socialità. Migliora l’oratoria e attiva aree del cervello che normalmente si usano poco. Per chi è poco portato al dialogo è un enorme aiuto, perché porta a interagire senza esporsi: infatti si interpreta un personaggio, quindi non ci si mette “in gioco direttamente”, ma nello stesso tempo si impara a dialogare. Aumenta l’autostima, la percezione di sé: si esplora sé stessi.

In secondo luogo, attiva aree del cervello predisposte alla memoria e alla creatività. Non tralasciamo poi il fattore divertimento: permette di trascorrere qualche ora in compagnia degli amici. Questo porta a diminuire lo stress, a staccare dalla frenetica vita quotidiana, e il suo effetto continua anche a fine sessione, perché i giocatori ne parleranno “fuori gioco”, decidendo come muoversi alla prossima sessione o com’è andata quella appena giocata.

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Statua - Mani alzate con bracciali che ricordano la liberta
La libertà e la schiavitù sono concezioni che variano nei popoli. Pochi individui sono davvero liberi: gran parte di noi vive in una condizione intermedia [@01]

L’enciclopedia online Treccani definisce libertà:

La facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo.

Metre la schiavitù:

[È la] condizione propria di chi è giuridicamente considerato come proprietà privata e quindi privo di ogni diritto umano e completamente soggetto alla volontà e all’arbitrio del legittimo proprietario.

A primo impatto, sembra facile distinguere i concetti di libertà e di schiavitù. Chi può fare quello che vuole e ha diritti davanti alla legge, è libero; chi è costretto a fare quello che vuole un altro, è schiavo.

Cos’è la libertà nei tempi moderni?

Già leggendo le poche righe che ho appena scritto e le definizioni del Treccani, dovrebbero esservi venuti dei dubbi. Voi vi sentite liberi o schiavi? In fin dei conti ci sono alcuni aspetti della nostra vita che eviteremmo volentieri e che siamo obbligati a rispettare.

Per esempio, a meno di essere abbastanza ricchi da permetterci di abbandonare la professione a piacere, siamo spesso costretti a scegliere dei lavori noiosi per vivere e non lo facciamo per nostra scelta o comunque preferiremmo occupare il tempo in altri modi. Pensiamo poi ai vari obblighi che ogni Stato ci impone: le tasse (alle quali quasi mai corrisponde l’equivalente servizio), le disuguaglianze sociali dovute in buona parte alle leggi sbagliate, la burocrazia che non ci fa dormire la notte… Ma da qua a considerarci “schiavi” c’è una bella differenza — anche perché «così fanno tutti».

E cosa dire del figlio minorenne che vorrebbe diventare musicista, ma si vede negare l’autorizzazione dai genitori che lo vorrebbero invece medico? Magari considerereste sbagliato questo obbligo, ma di sicuro non pensereste che il figlio sia uno schiavo. Anche perché dal punto di vista legale, i genitori sono responsabili di lui fino a quando non può mantenersi (interpretando, si può considerare il figlio come una “proprietà privata” dei genitori fino a quando non diventa autonomo, nonostante abbia i suoi diritti umani e legali).

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Stazione spaziale russa Mir e Terra
La ricerca spaziale ha contributo a realizzare sulla Terra tecnologie, scoperte e miglioramenti medici che avrebbero ritardato anni prima di entrare nel mercato [@01]

Negli ultimi anni è tornato a farsi sentire il tema delle esplorazioni spaziali, che era rimasto “addormentato” a lungo dal punto di vista mediatico. In larga parte il merito è dovuto agli investimenti di aziende private, come la SpaceX di Elon Musk, che ha rilanciato l’argomento della possibile colonizzazione di Marte, ma c’entra molto anche l’andamento economico globale e la psicologia del popolo (diciamo che i tempi sono maturi per un ritorno sul campo).

I sostenitori e gli oppositori

Detto questo, il mondo si divide come sempre in due fazioni: c’è chi vede con entusiasmo il progresso spaziale e chi invece lo cataloga come uno spreco di risorse che potrebbero essere destinate a qualcosa di più importante e umanitario.

Serve alzare gli occhi al cielo?

Del secondo gruppo fa parte anche chi teme l’aumento della spazzatura attorno all’orbita della Terra (che, ricordiamolo, è davvero un problema da tenere sotto controllo). Ma la critica più grande riguarda il fatto che l’industria spaziale «è inutile per il progresso sulla Terra, ne possiamo fare a meno ed è soltanto una mania di grandezza».

Si è affermato spesso che le risorse sul nostro pianeta sono limitate, al ritmo con cui le consumiamo le finiremo in pochi decenni o secoli, e che l’unico modo per permettere alla specie umana di sopravvivere è cercarci dei nuovi pianeti in cui espanderci. Per chi è contrario, naturalmente, si tratta di un pretesto debole: a cosa serve espandersi nello spazio, se non riusciamo nemmeno a regolarci sulla Terra? E anche se fosse, quanto tempo e risorse dovremmo impiegare prima di colonizzare un mondo esterno?

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Gli automi sono indispensabili per aprirci la strada verso lo spazio più lontano. Senza di loro, per noi sarà impossibile colonizzare dei nuovi pianeti [@01]

Lo spazio è un ambiente ostile per gli esseri umani, su questo c’è poco da sindacare. Persino con la tecnologia che oggi abbiamo a disposizione, una lunga permanenza nello spazio provocherebbe dei danni quasi certi alla fertilità degli astronauti.

Le difficoltà di un viaggio spaziale sono così tante che a malapena riusciamo a capire quali potrebbero essere le reali conseguenze sul corpo e sulla psicologia umani. Forse un giorno le nanotecnologie potranno esserci d’aiuto, spingendoci oltre i nostri limiti e trasformandoci in creature più adatte allo spazio, ma se anche dovesse succedere questo scenario richiederà ancora qualche decennio (più probabilmente qualche secolo).

Il problema politico ed economico

Il problema di colonizzare nuovi pianeti non è legato solo alla nostra natura di terrestri, ma anche alla politica. Anche se avremmo già a disposizione i mezzi e le idee per dare inizio a una corsa allo spazio (o per costruire, per esempio, delle stazioni spaziali) manca la volontà di farlo da parte delle Nazioni e dobbiamo affidarci ai privati per realizzare qualcosa “di veloce”.

La conseguenza è che la colonizzazione allo spazio sta procedendo lentamente, troppo lentamente, e potrebbe bloccarsi all’improvviso per colpa di una decisione. Inoltre, questi continui rallentamenti ci impediscono di concentrarci sul tipo di tecnologia che sarebbe indispensabile per le future colonizzazioni.

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Noam Chomsky, famoso attivista e linguista, dà una definizione secca su cosa sia il razzismo e perché sia tanto diffuso nel mondo moderno [@01]

Che il razzismo sia sempre esistito, non è un segreto. La paura nei confronti del “diverso” si tramanda da generazioni sin dai tempi dei nostri primi antenati, quando chiunque non appartenesse al proprio clan rappresentava un potenziale pericolo.

Oggi il razzismo non ha senso di esistere ed è sufficiente un po’ di logica per capire i motivi, soprattutto considerando la globalizzazione che sta uniformando le culture, ma è a tal punto radicato nel nostro cervello che persino il più aperto di pensiero prima o poi si trova a provare del disagio accanto a uno straniero. La differenza sta, appunto, nel modo in cui affrontiamo questo disagio.

Chi è Noam Chomsky

Noam Chomsky è un famoso linguista e un opinionista che ha scritto decine di saggi, molto attivo in campo politico. È noto per la sua vasta conoscenza sui motivi storici che hanno portato certe Nazioni ad arricchirsi a danno di altri Stati, che spesso sono stati ridotti alla povertà assoluta (con tutte le conseguenze che ne derivano). Anche se a volte le sue critiche sono aspre e mirate quasi sempre contro il governo degli Stati Uniti, è un uomo che parla dopo essersi informato e in ogni caso ha un’ampia cultura alle spalle.

Nel suo libro Così va il mondo, dà una propria interpretazione sull’origine del razzismo che ha attirato particolarmente il mio interesse. Innanzitutto, fa un riassunto della situazione del mondo molto chiaro e quindi dà una propria idea sul perché il razzismo sia così radicato.

Riporto il capitolo passo per passo assieme alle domande che gli vengono poste. La suddivisione in due sezioni è mia per rendere la lettura più scorrevole e sono mie anche le parti evidenziate in grassetto, ma il testo del libro non è stato alterato. Se non avete tempo di leggerlo tutto, date almeno un’occhiata alla domanda finale.

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Lettura di un libro in mezzo al verde. Primo piano sul libro e sulle mani
Leggere sviluppa la memoria, l’empatia, il senso critico e attiva aree del cervello che di solito non usiamo [@01]

[Questo articolo è comparso per la prima volta su Scrivere Libri]

Che leggere faccia bene lo sappiamo e non solo perché ce lo dicono gli esperti di neuroscienza: ce ne rendiamo conto per le sensazioni che proviamo sul momento e per quello che ci resta in seguito. Forse però non ci accorgiamo di quali effetti positivi abbia un libro sul nostro cervello e per quanto tempo si prolunghino.

Anche se non sappiamo di preciso la durata, ci sono stati studi sul campo che hanno dimostrato come i risultati si protraggano per giorni; e questo non dipende da cosa si legge, sebbene gli effetti migliori si abbiano sui nostri libri preferiti.

Ho raccolto numerose fonti sugli effetti della lettura e ho riassunto i punti qui sotto. La conclusione è evidente: leggere fa bene, non è un luogo comune, e vista la sua importanza il consiglio è di mettere un libro tra le mani di vostro figlio già da piccolo, partendo dalle favole illustrate. Con il tempo ci penserà da solo a coltivare la sua passione!

Combatte lo stress

I ricercatori dell’Università del Sussex hanno concluso che con 6 minuti di lettura al giorno possiamo ridurre lo stress addirittura del 68%. È un effetto persino più potente della musica (riduce lo stress del 61%) o di una passeggiata benefica (42%).

Il motivo? La lettura inganna il nostro corpo, perché porta il cervello ha concentrarsi meno sui muscoli e sui nervi e quindi a rilassarsi.

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Quarto di Luna con campo e uomo in silhouette
Secondo la tradizione la Luna influenza l’agricoltura, le nascite, la crescita dei capelli e le mestruazioni. Ma gli studi scientifici dimostrano il contrario [@01]

La Luna ha sempre avuto un fascino particolare agli occhi dei popoli. L’abbiamo usata per misurare lo scorrere del tempo, per scacciare il buio della notte, per scrivere poesie, per creare miti simili a splendide favole, per sognare di colonizzare lo spazio quando Neil Armstrong ha messo piede sul suo terreno per la prima volta nel 1969.

Video – Le leggende metropolitane sulla Luna

In questo video di Adrian Fartade trovate buona parte degli argomenti che riassumo nell’articolo. Adrian è uno YouTuber e un ottimo divulgatore di scienza, in particolare astronomica, e spesso analizza in dettaglio alcune delle leggende metropolitane più diffuse.

Se non avete tempo di guardarvi l’intero video, potete saltare l’introduzione e iniziare dal minuto 24, dove Adrian inizia a elencare i vari luoghi comuni legati alla Luna e gli studi che li riguardano.

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Donna regge un busto di uomo trasparente
L’incertezza politica, l’esclusione sociale e la ricchezza in mano a pochi hanno instaurato una paura liquida nei cittadini, che non è facile da definire e da affrontare [@01]

In due precedenti articoli abbiamo visto che cos’è la paura e cosa succede al nostro corpo quando proviamo paura. Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo, fa un ulteriore passo avanti e distingue due tipi di timori: la paura innata e la paura liquida.

La paura innata

Sulla «paura innata» abbiamo già parlato: come dice il nome, ce la portiamo appresso dalla nascita ed è il retaggio della nostra evoluzione. Visto che la nostra mente possiede ancora una parte istintiva e primitiva, proviamo ancora paura davanti a elementi che un tempo spaventavano i nostri antenati e che oggi sono spesso innocui: rumori improvvisi, il buio, il volto degli estranei.

La nostra mente, però, ha anche un lato razionale, per cui quando cresciamo e iniziamo a comprendere il mondo che ci circonda, buona parte delle paure dei bambini spariscono per lasciare il posto a nuovi timori. Per esempio, il terrore verso gli animali si concentra tra i 2 e i 4 anni e diminuisce verso gli 11 anni; e la paura del buio e degli “spiriti” che si nascondono all’interno è più forte dai 4 ai 6 anni.

Negli adulti subentrano invece i timori più complessi: la solitudine, la salute, l’insicurezza economica. E qui ci agganciamo all’altro tipo di paura, quella liquida.

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Breakthrough Starshot - Laser contro le vele
Grazie a potenti laser, potremmo spingere delle nanonavi grandi come un pollice a un quinto della velocità della luce ed esplorare sistemi stellari lontani [@01]

Si chiama «Breakthrough Starshot» ed è un progetto straordinario che promette di inviare nello spazio delle nanonavi grandi come un pollice, capaci di raggiungere sistemi stellari lontani in pochi anni viaggiando a un quinto della velocità della luce.

Il programma risale al 2016 e per farvi capire quanto sia preso in seria considerazione è sufficiente citare le persone che hanno voluto in qualche modo parteciparvi o mettere la faccia: Stephen Hawking e Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, hanno appoggiato pubblicamente il progetto, mentre l’ex fisico Yuri Milner vi ha investito personalmente ben 100 milioni di dollari.

Nanonavi, vele e cannoni laser

Vele per sfruttare la luce del Sole

L’idea non è nuova, perché già in passato si era parlato di «vele solari», cioè di attaccare alle astronavi delle enormi vele e di spingerle verso una direzione nello spazio usando un laser sparato dalla Terra o sfruttando il vento solare (cioè la luce del Sole).

Nel secondo caso i costi per lo spostamento sarebbero ridotti a zero, perché la luce del Sole è gratuita: i fotoni (le particelle che formano la luce) esercitano una minuscola pressione quando colpiscono un oggetto, per cui possono spingere le vele nel senso opposto del Sole. Il problema caso mai è nei costi necessari per realizzare le enormi vele e i corpi a cui sono ancorate.

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