La situazione del lavoro in Italia nel 2016 [dati statistici]

Il grafico dei dati statistici tra il 2014 e il 2016 sulla situazione lavorativa in Italia

Il grafico dei dati statistici tra il 2014 e il 2016 sulla situazione lavorativa in Italia

Nel 2014-2015 in Italia si è avuta quella riforma del lavoro chiamata «Jobs Act». Nell’articolo originale di #TrueNumber trovate tutti i dettagli e in fondo vi lascio il link per informarvi sul Jobs Act; per adesso ci basta sottolineare che il suo scopo era l’aumento delle assunzioni. È stato davvero così? Ha portato dei benefici al lavoro e all’economia? Per saperlo possiamo affidarci a dati statistici ben precisi – che quindi non hanno niente a che vedere con gli schieramenti politici.

I dati dell’INPS parlano chiaro, purtroppo: nel 2015 c’era stato un incremento visibile nelle assunzione, mentre nel 2016 si è avuto un crollo improvviso. Come cita l’articolo:

Il vero crollo (-33,4%) c’è stato per le assunzioni a tempo indeterminato: tra gennaio e giugno 2015 erano state 977.036, nello stesso periodo di quest’anno solo 650.637. E di queste, solo 374.916 sono full time, per il resto si tratta di contratti part time.

In pratica nel 2016 c’è stato un crollo di assunzioni del 10,5% rispetto all’anno precedente e addirittura del 33,4% per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato. Se interpretiamo questi valori, si capisce che oggi il lavoro sicuro senz’altro non esiste ma soprattutto che una volta licenziati è anche difficile trovarne un altro.

Decisamente un calo terribile. Le attenuanti che cercano di giustificare la validità del Jobs Act, spiegando che nel 2015 c’è stato comunque un boom di assunzioni, reggono poco: infatti dalla sua nascita il Jobs Act ha portato ad assumere poco più di 252 mila lavoratori grazie all’esonero di contributi promesso, un numero insufficiente per risanare la nostra situazione italiana. Senza contare che trattandosi di assunzioni per lo più precarie o part-time, è chiaro che abbiamo a che fare un “tappabuchi” temporaneo.

Nell’articolo trovate altri dati utili, tra cui l’aumento di contratti di apprendistato che personalmente considero più un danno che un aiuto, visto che poi si concretizzano raramente in posto fisso… ma su questo punto ci sono opinioni discordanti.

Per avere un quadro completo aggiungo altri due link, sempre del sito di #TrueNumber, che non riguardano il Jobs Act ma la situazione attuale del lavoro in Italia. È evidente che il nostro problema sta alla radice, a partire dal fatto che i giovani lavoratori si trovano la via bloccata: nel 2015 il tasso di occupazione dei laureati tra i 20 e i 34 anni è stato del 48,5%, contro una media europea del 76,9%. Un bel 15% in meno, che va a ripercuotersi su ogni settore: economico, sociale e personale.

Addossare la colpa alla crisi del 2008 e all’immigrazione è inutile e poco produttivo, anche perché altri Paesi nelle nostre condizioni hanno dati più incoraggianti o sono riusciti a risollevarsi partendo dal basso. L’idea, più che altro, è che l’Italia stia vivendo un periodo di «letargo» da cui si deve risvegliare.

In Italia il 37% dei disoccupati ha smesso di cercare lavoro all’inizio del 2016:
http://www.truenumbers.it/disoccupati-italia/

In Italia un laureato su due non riesce a trovare lavoro:
http://www.truenumbers.it/disoccupazione-italia/

Il Jobs Act descritto su Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Jobs_Act

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