1896, New York: un’ondata di caldo uccide 1300 persone e Roosevelt prende le redini

New York in estate

Nel 1896 New York fu investita da un’ondata di caldo eccezionale che causò oltre 1300 morti. Theodore Roosevelt, futuro presidente, approntò un piano d’azione [@01]

Nel 1896 New York fu colpita da un’ondata di caldo eccezionale, che provocò direttamente o indirettamente almeno 1300 vittime (secondo alcuni il numero salirebbe a 1500). Per dieci giorni consecutivi la temperatura salì oltre i 32 gradi, accompagnata da un’afa insopportabile.

Theodore Roosevelt, a quel tempo capo della polizia, si distinse per gli interventi di soccorso, limitando le perdite. L’assistenza organizzata fu la spinta decisiva nella corsa alla Casa Bianca, che lo portò a diventare presidente.

Approfondimento

A fine ‘800 le temperature medie sulla Terra erano più basse di oggi, con estati più fresche, per cui la vampata di caldo che investì New York fu avvertita con maggiore violenza. I cittadini avevano il divieto di dormire nei parchi pubblici e di notte erano costretti a restare negli appartamenti infuocati.

I più poveri, che non avevano mezzi per raffreddare l’ambiente, si rifugiavano a dormire sui tetti o sui moli: nel sonno capitò spesso che cadessero a terra o affogassero nell’acqua.

Le autorità non si diedero molto da fare per arginare la situazione. Il futuro presidente Theodore Roosevelt, capo della polizia, decise di intervenire di persona e approntò delle politiche per assistere i più sofferenti e distribuire il ghiaccio gratuitamente.
Il gesto ebbe l’effetto di ridurre le perdite e di favorire la corsa di Theodore alla Casa Bianca, che due anni dopo divenne il 26° presidente degli Stati Uniti.

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