Come la luce blu degli schermi inganna il cervello, facendoci credere che sia giorno

Legame tra luce blu degli schermi e il sonno

La luce blu dei computer e degli smartphone imitano la luce del giorno e ingannano il nostro cervello, costringendoci ad attivarci e ad allontanare il sonno [@01]

Il cervello degli esseri umani ha una regione, chiamata nucleo SCN, che ha lo scopo di farci sentire attivi con la luce del giorno.

La luce blu emanata dagli schermi dei computer o degli smartphone confondono il nucleo SCN, soprattutto se usiamo la tecnologia nelle ore notturne, e fanno credere al cervello che sia giorno costringendolo a tornare vigile. Ecco perché non si dovrebbero usare i dispositivi prima di andare a letto.

Approfondimento

Per garantirci un sonno ristoratore, i medici consigliano da anni di adottare delle abitudini regolari e di andare a letto sempre alla stessa ora. Il motivo è che il cervello ha bisogno di creare un proprio ritmo da seguire.

Alcune situazioni, però, spezzano questo ritmo. Il nucleo soprachiasmatico (SCN) è un gruppo di cellule presente nell’ipotalamo che risponde ai segnali luminosi inviati dagli occhi ed invia dei messaggi alle altre aree del cervello. Con la luce diurna, quest’ultime rilasciano degli ormoni per farci sentire attivi.

Se abbiamo una vita regolare, gli ormoni vengono rilasciati al tempo dovuto e abbiamo la giusta distinzione tra giorno e notte, con un sonno regolare. Ma la luce blu degli schermi continua a emettere segnali luminosi ai nostri occhi, portando il nucleo SCN a credere che sia ancora giorno e a mantenerci vigili. La conseguenza è che il nostro corpo scaccia il sonno, impedendoci di dormire.

Se volete dormire bene, quindi, evitate di guardare gli schermi dei dispositivi almeno un’ora e mezza prima di andare a letto.

Fonti principali

BBC Scienze n. 60, di gennaio 2018



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