La favola romantica di Piramo e Tisbe: l’origine di Romeo e Giulietta

Piramo e Tisbe

La favola d’amore di Piramo e Tisbe, di origine orientale, è stata d’ispirazione alla tragedia raccontata in Romeo e Giulietta [@01]

Nelle sue Metamorfosi, Ovidio ci racconta del mito di Piramo e Tisbe, giovani innamorati che vengono contrastati dai parenti. La coppia si dà un segreto appuntamento per fuggire, ma prima dell’incontro Tisbe viene aggredita da una leonessa e perde il velo del vestito.

Piramo nota il tessuto macchiato di sangue e, credendo che la sua amata sia morta, decide di trafiggersi con il pugnale. In seguito Tisbe incontrerà il compagno in punto di morte e deciderà a sua volta di uccidersi.

La tragedia è stata l’origine di importanti opere future, come il Decamerone di Boccaccio e soprattutto il Romeo e Giulietta di Shakespeare. Ma il mito spiega anche il colore dei frutti del gelso, un tempo bianchi e che si trasformarono in un rosso acceso dal giorno in cui furono bagnati dal sangue dei due giovani.

Approfondimento

Il mito viene raccontato da Ovidio nel IV Libro delle Metamorfosi, attraverso la voce narrante di una delle figlie di Minia. Piramo e Tisbe sono nati a Tebe e la loro vicissitudine inizia in un secondo momento, quando le rispettive famiglie (che un tempo erano in amicizia) si trovano coinvolte in una disputa che degenera in odio.

La tragedia ha tutti gli ingredienti di altri racconti diventati più famosi, primo tra tutti il Romeo e Giulietta di Shakespeare: l’amore ostacolato, il tentativo di fuga riparatoria, la tragedia vera e propria che culmina con la morte dei protagonistia, il rimpianto tardivo delle famiglie.

Descrizione del mito

Gelso - Frutti

Il mito racconta di come il sangue di Piramo abbia bagnato i bianchi frutti del gelso, rendendoli rossi in ricordo di un amore puro e tragico [@02]

Ai due giovani viene proibito di incontrarsi, ma visto che vivono in case attigue riescono a scambiarsi messaggi attraverso un buco nella parete che li divide. Proprio questo scambio di messaggi nascosti alimenterà il loro attaccamento, facendoli sentire in gabbia, e così il piano di fuga per sposarsi in gran segreto diventa inevitabile.

Tisbe arriva per prima nel luogo stabilito, all’esterno delle mura della città, e mentre aspetta l’amato viene aggredita da un leone con le zanne già insanguinate: riesce a scamparla, però nella fuga perde il velo che si macchia del sangue del felino. Riconosciuto il velo, al suo arrivo Piramo si trafigge al petto con un pugnale, provocandosi una ferita mortale.

Tisbe riesce ad arrivare appena in tempo per sentire le ultime parole del giovane: «Muoio felice perché ti ho rivista». Tisbe lo bacia sulle labbra, prima di afferrare lo stesso pugnale e di darsi la morte.

La tragica sorte dei due innamorati ha avuto nonostante tutto un effetto positivo sulle famiglie, che si sono riconciliate al punto da permettere ai giovani di essere sepelliti assieme nella stessa tomba.

Fonti principali



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