Recensione – Sucker Punch: fantascienza, psicologia e fan service

Sucker Punch - Locandina

Una delle atmosfere più significative di Sucker Punch

Con Sucker Punch Zack Snyder ha lasciato di nuovo il segno.
Dopo film eccezionali (sotto l’aspetto della regia, della trama e degli effetti speciali) del calibro di 300 e Watchmen, ha ritentato la scalata con un’altra opera fuori dagli schemi. Che sia stato un capolavoro o meno è impossibile stabilirlo, perché i commenti da entrambe le parti sono numerosi: il che può rendere l’idea di quanto sia complesso e particolare.

Zachary Edward Snyder (il nome completo del regista) aveva previsto l’uscita del film prima di Watchmen, ma a causa dei lunghi tempi di lavorazione (ha impiegato ben 8 anni per finirlo) ha deciso di usare la maggior parte del set di quest’ultimo in Sucker Punch. Ecco spiegata la somiglianza nelle atmosfere cupe tra i due film.

Per quanto la trama sembri superficiale a una prima occhiata, in realtà dimostra nella sua interezza una certa complessità. Ma mai come in questo caso la trama viene oscurata dall’azione concreta del film.

La trama in breve

La protagonista, Baby Doll, per una questione di eredità viene fatta internare dal patrigno in un istituto di igiene mentale, che paga il gestore affinché lobotomizzi la figliastra.

Siamo negli anni ’50 e già nei primi passaggi la fotografia, accompagnata da musiche azzeccate, si lega allo stato d’animo della ragazza: la struttura è cupa, l’ingresso ricorda il cimitero di Watchmen, il gestore si dimostra senza scrupoli.

Baby inizia da subito a programmare la sua fuga, con l’aiuto di quattro ragazze che devono rubare per l’occasione quattro oggetti necessari: la mappa della struttura, un accendino per provocare un incendio, un coltello per assicurarsi una difesa in caso di bisogno e la chiave al collo del gestore, che è un passpartout che spalanca ogni porta. Occorrerà un quinto oggetto, ma Baby al momento non riesce a dargli forma.

Mondi surreali

La protagonista si adopera nella danza, che sempre e immancabilmente affascina i presenti, permettendo alle compagne di agire. Durante il ballo, Baby si ritira in una realtà virtuale da lei creata, dove interpreta a suo modo la cerca degli oggetti indispensabili per la fuga.

Veniamo quindi catapultati in mondi a metà tra la fantascienza, il fantasy e il videogame. La protagonista indossa le vesti di una bionda in gonnella e abito da scolaretta, che fa uso di una pistola e di una katana come mezzi per farsi strada. Nella sua immaginazione compaiono anche le compagne, tutte abbigliate in stile dark e armate di tutto punto con pistole, mitra e fucili.

Le ambientazioni, in questo mondo irreale, spaziano dalle terre dell’antico Giappone, dove Baby affronta tre samurai meccanici alti tre volte un uomo; continuano in piena guerra mondiale, nella quale il gruppo affronta nazisti che “vanno a vapore”, grazie anche a un robot da manga giapponese.
Non poteva mancare la battaglia che ricorda quella combattuta al Fosso di Helm ne Il Signore degli Anelli (libro pubblicato per l’appunto tra il 1954 e il 1955), coronata dallo scontro con un gigantesco drago iracondo, né potevano mancare i droni tipici della saga di Star Wars.

Sucker Punch - protagonista e Samurai

La protagonista impegnata in uno scontro con un Samurai alternativo

Un film psicologico

Anche se si adattano alle vicende che Baby osserva nella vera realtà, questi frammenti presi in singolo non dicono niente: sono un intreccio di epici combattimenti, di slow motion alla Matrix, di splendidi effetti speciali e di ragazze vestite secondo i canoni dei fumetti giapponesi. Un’autentica chicca per i geek, ma niente di aggiuntivo alla trama.
La sensazione che ho avuto è che Snyder stesse seguendo la coreografia di un videogioco e che la trama fosse un pretesto per dare un senso logico ai vari frammenti. Se non avesse introdotto una psicologia curata e dei momenti in cui la crudezza della realtà tornava ad affacciarsi, probabilmente sarebbe parso davvero come un mix di combattimenti senza senso e messi tanto per far scena.

Ma Snyder sa come attirare l’attenzione. Sa come raccogliere la curiosità di tipologie diverse di persone. La realtà inventata dalla protagonista è, a sua volta, l’invenzione di un’altra invenzione mentale: dalla realtà passa a una casa chiusa d’alto borgo, e da qui direttamente al mondo fantastico. In breve, il regista ha ripreso i sottolivelli del film Inception.

Il semi-finale, dove si apprende la natura del “quinto oggetto” necessario alla fuga, è previsto (o almeno lo è stato dal mio punto di vista), ma il finale lo riscatta in tutta la sua crudezza e grazie all’ultima scena che lascia un minimo di speranza in una verità altrimenti cupa.

Da come l’ho descritta sembra una carrellata di imitazioni di altri film e, in effetti, questo è il succo della storia: Baby Doll riadatta le sue conoscenze di ragazza (particolarmente singolari) e crea delle alternative e delle interpolazioni davvero stupefacenti. Riporto l’elenco dei film da cui, a mio parere, Snyder ha preso spunto, con i link che portano alla loro trama su Wikipedia, utili per chi volesse approfondire:

Il regno del fuoco
Il Signore degli Anelli – Le due torri
Inception (in questo caso Inception è successivo e l’ho citato più che altro per “somiglianza”)
Matrix (per la tecnica dello slow motion, ormai abusata nella filmografia)
Shutter Island
Star Wars – Episodio I – La minaccia fantasma
Watchmen

In definitiva, non è un film consigliato per chi cerca esclusivamente una buona trama, ma è un must per gli appassionati di videogame, ambientazioni steampunk o manghesche, oppure semplicemente vuole gustarsi effetti speciali e scenografie ben fatte, unite a una colonna sonora accattivante.

SCHEDA RIASSUNTIVA

Ambientazione:
Fotografia ben curata, effetti speciali senza pecche e riadattazioni studiate rendono l’ambiente ricco di fascino.

Sonoro:
Ottime musiche che preparano all’azione, ma anche spartiti che richiamano l’oscurità dove è richiesto.

Trama:
Buona in generale. Ricalca però le orme di un Shutter Island e di un Inception nella sua parte reale, che risulta convincente solo fino a un certo punto. Gli spezzoni interni sono da considerare ottimi se visti con uno spirito da “videogiocatore”.

Cast:
La protagonista, interpretata da Emily Browning, è molto fredda e potrebbe star bene nelle vesti di una internata; il suo nome nel film (Baby Doll) è poi tutto un programma. Ma alla lunga la sua mono-espressività stanca. Le altre donne del cast sono “nella media”, senza elementi di spicco né elementi negativi; è un’eccezione Abbie Cornish, che ha un carattere più acceso e vivace.

Valutazione complessiva: 8/10

Fonti principali



 

Etichette
Etichette:, ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.