Nuvole in montagna
Con le nuvole è possibile prevedere il tempo atmosferico [@01]

Esistono sistemi, più o meno discutibili, per prevedere il tempo atmosferico senza l’uso di strumenti quali il barometro, il termometro o mezzi più sofisticati come il satellite.
Dopotutto è una questione di attenzione (e di esperienza): la natura ci anticipa i suoi cambiamenti con segni che si ripetono in base al fenomeno.

È da chiarire subito che nemmeno con la tecnologia più raffinata in nostro possesso i meteorologi riescono ad andare oltre i 3 giorni di previsione. Il perché è intuibile: anche se fa uso di leggi fisiche conosciute, il comportamento dell’atmosfera è spesso imprevedibile a causa dei fattori che possono influenzarla. E tutto questo nonostante l’uso di quasi 10 mila stazioni di rilevamento tra boe e palloni sonda e alla mole di informazioni che ogni giorno vengono elaborate dai computer.

Ma mettiamo il caso che non si abbia la possibilità di accendere la tv. Come potremmo assicurarci che di lì a qualche ora o a un giorno di distanza non si metta a piovere?
La risposta sta in due parole: osservare e interpretare.

Osservare le nuvole

Il primo aiuto ci viene dalle nuvole. Per usare una metafora, le nuvole sono le parole che il cielo usa per comunicarci il suo stato d’animo.

Se per esempio vi trovate in una notte d’inverno e le nuvole coprono il cielo, probabilmente seguiranno delle giornate calde. Le nuvole, infatti, bloccano le radiazioni di calore che potrebbero abbassare la temperatura in una notte limpida.

Ci può andare molto peggio se (indipendentemente dalla stagione) due banchi di nuvole si muovono in direzioni diverse: oltre che da una probabile pioggia, potremmo essere bersagliati addirittura dalla grandine.

Ma i veri segnali stanno nella forma delle nuvole.

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Immagine tratta dal film 2012

Immagine apocalittica tratta dal film “2012”. In realtà, la possibilità che il mondo finisca nel 2012 è estremamente bassa.

Come hanno fatto gli storici  a calcolare il 21 dicembre 2012 quale data per la presunta fine del mondo?

È molto semplice: dopo aver capito come funzionava il calendario in uso tra gli antichi Maya, è bastato associare un qualche evento storico conosciuto e trasporre la data nel nostro calendario gregoriano. Si è così capito che il giorno 1 per i mesoamericani corrisponde al nostro 11 agosto 3114 a.C. (per altri il 6 settembre).

Naturalmente, arrivare a questa conclusione non è stato un compito così immediato come l’ho descritto, anche perché i Maya avevano adottato ben tre calendari: uno religioso di 260 giorni, uno solare di 365 giorni e un terzo calendario, più particolare, che suddivideva l’anno in 18 mesi da 20 giorni ciascuno. È quest’ultimo ad aver permesso la giusta interpretazione delle date storiche.

Dallo studio, quindi, risultava che la profezia Maya su un “cambiamento” a livello mondiale si riferiva a un periodo tra il 21 e il 23 dicembre 2012. Questo popolo ambiguo (affascinante dal punto di vista culturale e delle conoscenze in possesso, non solo in campo astronomico) era convinto che il mondo fosse stato coinvolto, millenni prima, da quattro catastrofi naturali, che hanno portato un re-inizio della storia, un rinnovamento.
Attualmente siamo nel quinto mondo, destinato a subire la sorte degli altri quattro nella data fatidica.

[Per dettagli sul calendario o per informazioni dettagliate sul mito e sulla profezia Maya, potete leggere l’articolo che ho scritto a questo indirizzo, dove tratto l’argomento nei dettagli.]

Dubbi sulla data

I dubbi sull’interpretazione del calendario sono molti.
Innanzitutto, se davvero si tratta di un cambiamento naturale su larga scala, con la tecnologia a nostra disposizione sarebbe pressoché improbabile che non ce ne accorgessimo in anticipo. Anche nell’idea diffusa che sopraggiunga un “meteorite fantasma”, ne avremmo un avviso almeno qualche mese prima, visto che lo spazio attorno a noi è costantemente monitorato.

Ma il dubbio più grande resta sulla data. Per quanto gli storici siano stati fermamente convinti dell’arco 21-23 dicembre 2012, recenti studi sembrano confutarla.
Come annunciato sulla rivista Astronomische Nachrichten, i fratelli Bohumil e Vladimir Böhm l’hanno post-datata al 2116 d.C.. Proprio la presenza di tre diversi calendari avrebbe tratto in inganno John Eric Sidney Thompson, l’archeologo da cui derivò la prima datazione: a quanto pare dimenticò di considerare una lunga interruzione del calendario Maya dovuta a una guerra in corso.
Altre volte in passato la data è stata spostata, cambiata e avanzata nel tempo, addirittura di qualche millennio.

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Bruno Serato
Bruno Serato, chef del ristorante Anaheim White House che di notte diventa un punto di riferimento per i bambini del Boys and girls club [@01]

Bruno Serato è uno chef italiano che vive in California. Il suo lavoro si svolge a New York, nel ristorante Anaheim White House, ed è particolarmente richiesto da personaggi noti nella sfera della politica e tra le star.

La buona cucina italiana ha raggiunto gli angoli più remoti del pianeta e forse può non sembrare una novità che uno chef attiri tanto l’attenzione. Ma Bruno Serato non è soltanto un cuoco: di notte la sua divisa prende un’altra forma e diventa un punto di riferimento per i bambini del Boys and girls club, una sede pubblica per l’infanzia.

Una cucina per beneficenza

Al Boys and girls club i bambini vengono accolti in stanze poco costose, dove sono a contatto con una realtà non proprio adatta alla loro giovinezza: prostitute, drogati e alcolisti li circondano da ogni direzione, come capita spesso negli ambienti più poveri.
Quando ha scoperto questa precaria situazione, e che i genitori dei piccoli non avevano nemmeno il denaro per nutrirli, Caterina, la madre di Bruno, è rimasta sconcertata e ha chiesto al figlio di «preparargli un piatto di pasta».

Da quel giorno sono trascorsi sei anni e Bruno non ha mai smesso, durante la sera, di preparare dei piatti per i bambini del club: «tra 150 e 200 ragazzi, 7 giorni a settimana». Fino a ora ha servito ben 250 mila pietanze.

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Sucker Punch - Locandina

Una delle atmosfere più significative di Sucker Punch

Con Sucker Punch Zack Snyder ha lasciato di nuovo il segno.
Dopo film eccezionali (sotto l’aspetto della regia, della trama e degli effetti speciali) del calibro di 300 e Watchmen, ha ritentato la scalata con un’altra opera fuori dagli schemi. Che sia stato un capolavoro o meno è impossibile stabilirlo, perché i commenti da entrambe le parti sono numerosi: il che può rendere l’idea di quanto sia complesso e particolare.

Zachary Edward Snyder (il nome completo del regista) aveva previsto l’uscita del film prima di Watchmen, ma a causa dei lunghi tempi di lavorazione (ha impiegato ben 8 anni per finirlo) ha deciso di usare la maggior parte del set di quest’ultimo in Sucker Punch. Ecco spiegata la somiglianza nelle atmosfere cupe tra i due film.

Per quanto la trama sembri superficiale a una prima occhiata, in realtà dimostra nella sua interezza una certa complessità. Ma mai come in questo caso la trama viene oscurata dall’azione concreta del film.

La trama in breve

La protagonista, Baby Doll, per una questione di eredità viene fatta internare dal patrigno in un istituto di igiene mentale, che paga il gestore affinché lobotomizzi la figliastra.

Siamo negli anni ’50 e già nei primi passaggi la fotografia, accompagnata da musiche azzeccate, si lega allo stato d’animo della ragazza: la struttura è cupa, l’ingresso ricorda il cimitero di Watchmen, il gestore si dimostra senza scrupoli.

Baby inizia da subito a programmare la sua fuga, con l’aiuto di quattro ragazze che devono rubare per l’occasione quattro oggetti necessari: la mappa della struttura, un accendino per provocare un incendio, un coltello per assicurarsi una difesa in caso di bisogno e la chiave al collo del gestore, che è un passpartout che spalanca ogni porta. Occorrerà un quinto oggetto, ma Baby al momento non riesce a dargli forma.

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Calici di cristallo

Con i calici di cristallo è un po’ d’acqua si possono comporre interi brani musicali [@01]

Da bambino ero affascinato dalla musica insolita, quella che non era prodotta dai comuni strumenti a corda, a fiato o a percussione. In particolare, mi meravigliavo nel vedere come dei calici messi in fila e riempiti con diverse dosi di acqua potevano produrre dei suoni armonici al tocco delle dita.
Ancora di più mi stupiva il controllo che i musicisti avevano sulle note che ne uscivano.

È un esperimento che non sono mai riuscito a replicare alla perfezione, ma soltanto perché non avevo a disposizione gli strumenti e la conoscenza per farlo. Con il tempo e l’esperienza, si può arrivare a comporre interi spartiti musicali, come dimostra il video qui sotto, che replica il famoso Inno alla gioia di Beethoven:

Cosa rende possibile questo miracolo musicale? Come sempre, è la fisica a venirci in soccorso e a darci una spiegazione.

Come far suonare i bicchieri canterini

I bicchieri canterini (così viene chiamato questo strumento) erano studiati già al tempo di Galileo. Un dito bagnato sfregato sul bordo del bicchiere, opportunamente riempito d’acqua, è capace di causare delle vibrazioni lungo la parete che saranno poi trasmesse all’aria interna. La “quantità” di cavità lasciata nel bicchiere decide la diversità di suono. È lo stesso principio della cassa di risonanza degli strumenti musicali.
In realtà, sono molti i fattori a determinare il suono diverso, a cominciare dal materiale del bicchiere sulle quali le onde si spargeranno.

Se non abbiamo a disposizione dei calici, possiamo comunque creare uno strumento simile con delle bottiglie di vetro (meglio sarebbero dei contenitore cilindrici, per un suono meno dispersivo). Andrea Frova, nel suo libro La scienza di tutti i giorni, propone di usare almeno otto bottiglie, per comporre le note fondamentali: do, re, mi, fa, sol, la si, do’.

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Bivio

Di fronte a un bivio, siamo davvero noi a fare la nostra scelta? [@01]

Quante volte ci siamo interrogati sull’esistenza di un filo conduttore nella nostra vita, un percorso già prestabilito e da cui nessuno può uscire?
Il destino si limita a questo, dopotutto: un binario già creato che l’uomo deve per forza seguire, perché non ha altra strada da scegliere.

Non parleremo della questione complessa (e poco chiara) della religione cattolica. Non entreremo neanche nel campo della fisica, non ce n’è bisogno: serve soltanto chiarire un concetto abbastanza semplice. L’idea che voglio usare può essere capita con la logica e un esempio.

Il tempo è una fila di istanti?

Come sappiamo i nostri occhi vedono un oggetto in tre dimensioni (altezza, lunghezza e profondità). Se il tempo non esistesse, l’oggetto sarebbe sempre immobile. Anzi, probabilmente non ci accorgeremmo nemmeno della sua esistenza, perché saremmo immobili anche noi. È proprio il tempo a darci la sensazione di continuità: un cane si muove perché si sposta da un punto A a un punto B nel giro di qualche secondo.

Il tempo e lo spazio sono quindi un’unica cosa. Un oggetto ha in sé quattro valori: altezza, lunghezza, profondità e istante. Mentre le prime tre possono rimanere le stesse, l’istante cambia continuamente. Una roccia può rimanere ferma in un certo posto per mille anni, ma dopo mille anni sarà stata erosa dal vento.

Se provate a pensarci, possiamo vedere il tempo come una serie infinita di istanti. Mettiamo il caso che l’istante corrisponda a un secondo. Per formare un minuto servono 60 istanti vicini tra loro, cioè 60 punti ognuno dei quali ha in sé i quattro valori appena visti: le tre coordinate spaziali e quella che corrisponde all’istante (nel nostro esempio, quest’ultima sarà 1 secondo).

Riducendolo all’osso, un minuto sarà formato da 60 punti ravvicinati, messi uno dopo l’altro secondo un certo ordine. I punti vicini formano la linea del tempo così come la vediamo.

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L'ora legale porta insonnia e stanchezza nell'uomo

L’ora legale porta insonnia e stanchezza nell’uomo – messo in discussione anche il vantaggio economico [@01]

Dal 1996 l’Unione Europea ha imposto agli Stati membri l’adozione dell’ora legale, cioè l’avanzamento di un’ora durante l’ultima domenica di marzo, che sarà ripristinata nell’ultima domenica di ottobre, quando appunto si riporterà l’orologio indietro di un’ora (ora solare).

Si tratta di una legge non condivisa da ogni partecipante e che all’estero non sempre è usata (si veda per esempio il Giappone). Nell’emisfero australe, naturalmente, l’ora legale è invertita: in Australia, per esempio, va da ottobre ad aprile.

Perché è nata l’ora legale?

In Italia il suo primo uso risale al 3 giugno 1916, dopo che nello stesso anno era stata adottata dalla Gran Bretagna. Tra le terre inglesi, infatti, Benjamin Franklin aveva avanzato l’idea già nel 1784 di utilizzarla.

Perché è nato questo improvviso desiderio di spostare le lancette in avanti?
La sua introduzione è dovuta esclusivamente a motivi di risparmio economico. Lo spostamento in avanti di un’ora a partire dalla primavera ci permette di prolungare la luce durante il giorno, a discapito del mattino, che si vede invece sottrarre un’ora. Questo significa minore consumo per l’illuminazione.

Con questo stratagemma, l’Italia ha risparmiato oltre 2,5 miliardi di kWh tra il 2004 e il 2007 (circa 300 milioni di euro). Nel 1970 gli Stati Uniti calcolarono un risparmio dell’1% sui consumi rispetto all’uso dell’ora solare.

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Piramide di Kukulan - Yucatan, Messico

Piramide di Kukulan – Yucatan, Messico

Le voci, vere o false che siano, dell’imminente fine del mondo annunciata dai Maya secoli fa sono ormai diventate un fenomeno di massa. Si parla del 21 dicembre 2012 come data ultima, dopo la quale ci sarà un cambiamento per l’intera umanità.

Sulla data si è molto disquisito e anche sul significato di “cambiamento” (che vuol dire tutto e niente), ma rimane il fatto che un numero spropositato di persone ha iniziato a crederci o comunque a considerare la catastrofe di livello mondiale come una possibilità concreta.

Una fortezza per l’apocalisse

È il caso di alcuni nostri connazionali. Trentotto famiglie italiane si sono ritirate nello Yucatàn, nello Xul, hanno preso cittadinanza messicana e hanno costruito una cittadella grazie all’aiuto degli abitanti del luogo, una vera fortezza che è giustamente chiamata Las de los Aguilas (“il rifugio delle aquile”).

La piccola città è visibile solo dall’alto, perché ovunque spiccano cartelli che vietano l’accesso e proibiscono addirittura la caccia.

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Una scena dal film "Il curioso caso di Benjamin Button": il protagonista e Daisy non si sarebbero reincontrati senza una fortunata serie di coincidenze

Una scena dal film “Il curioso caso di Benjamin Button”: il protagonista e Daisy non si sarebbero reincontrati senza una fortunata serie di coincidenze

Immagino sia capitato a tutti di chiedersi, dopo un fatto, se il risultato sarebbe stato diverso cambiando alcune nostre azioni del passato.
Avrei incontrato quell’attore famoso se non avessi perso il treno e fossi stato costretto a prendere il taxi? Sarei riuscito a superare l’esame se il giorno prima fossi andato a letto presto?

In definitiva, esiste il destino o siamo governati dal caso?

Nella filmografia abbiamo qualche esempio che ci porta a riflettere.
In Matrix, per esempio, il protagonista Neo va a trovare l’Oracolo, un’anziana capace di leggere nel futuro. Non appena entra nella stanza, la donna gli dice di non preoccuparsi per il vaso. Neo, non capendo a cosa alludesse, volta le spalle e urta un vaso vicino, mandandolo in mille pezzi. Avrebbe rotto il vaso lo stesso se la donna non avesse parlato?

Will Hunting: una deviazione e tutto cambia

In Will Hunting, come si capisce dalla traduzione italiana del titolo («Genio ribelle»), il protagonista – interpretato da un ottimo Matt Damon – è un genio incompreso e anticonformista. A un certo punto gli viene proposto di lavorare per la NSA, ma tergiversa e quindi il datore di lavoro gli chiede: «La domanda è […] perché non dovresti lavorare per l’NSA?».
La risposta gli arriva come una frustata.

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La dea romana Nike, personificazione della Vittoria

La dea romana Nike, personificazione della Vittoria

In occasione del 150° anniversario della nascita dell’Italia, il primo simbolo che mi appare alla mente, dopo la bandiera tricolore, è senz’altro il nostro inno di Mameli. Quante cose sappiamo sul motivetto nazionale italiano e quante invece ne ignoriamo?

Il nome “ufficiale” è Il Canto degli Italiani: il nome inno di Mameli si rifà al suo creatore, Goffredo Mameli, un liberale e repubblicano che nel lontano 1847 partecipò come attivista alle manifestazioni per le riforme. In seguito proseguì nella carriera di soldato patriottico: partecipò alle cinque giornate di Milano e, insieme a Garibaldi, vide la proclamazione della Repubblica nel 1849. Ma Mameli fu anche poeta e dobbiamo alla sua vena artistica la creazione dell’inno.
A Michele Novaro, musicista e patriota genovese, dobbiamo invece l’arrangiamento della colonna musicale.

Per quanto possa sembrare strano, in verità la legge ha eletto Il Canto degli Italiani come il nostro inno nazionale solo nel 2005.
Più volte rischiò di essere soppiantato da altre canzoni: al principio era spesso cantata Giovinezza al suo posto; dopo l’armistizio del 1943 fu adottata provvisoriamente La canzone del Piave. Nel 1946 ritornò l’inno di Mameli, ma non fu stabilito sotto forma di legge.
Un passo molto importante è stato fatto nel 2010: la SIAE eliminò la riscossione dei diritti d’autore legati all’inno, che è di proprietà della casa editrice Sonzogno. Come dire, una piccola spinta verso la dovuta nazionalità.

Sin qui la storia. Ma quanti tra gli italiani conoscono il testo dell’inno e il suo significato?

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