{"id":5874,"date":"2017-03-28T14:50:02","date_gmt":"2017-03-28T12:50:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/?p=5874"},"modified":"2022-12-06T21:51:14","modified_gmt":"2022-12-06T20:51:14","slug":"la-grande-chiazza-di-plastica-nel-pacifico-un-pericolo-grande-quanto-lafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/5874\/la-grande-chiazza-di-plastica-nel-pacifico-un-pericolo-grande-quanto-lafrica\/","title":{"rendered":"La Grande chiazza di plastica nel Pacifico: un pericolo grande quanto l&#8217;Africa"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel 1997 il capitano Charles Moore di Long Beach, California, salp\u00f2 con il suo catamarano e raggiunse il Pacifico occidentale. Il tratto di oceano in cui navig\u00f2 era compreso tra le Hawaii e la California, <strong>aveva le dimensioni del Texas (qualcosa come 700 mila chilometri quadrati)<\/strong> ed era chiamato ufficialmente \u00abVortice subtropicale del Nordpacifico\u00bb, perch\u00e9 qua si trovava un vortice ad alta pressione che attirava il vento e non lo rilasciava pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi quella zona \u00e8 diventata tristemente famosa. Gli oceanografi le hanno attribuito un altro nome: \u00ab<strong>Grande chiazza di immondizia del Pacifico<\/strong>\u00bb. Il nomignolo spiega molto bene cosa succede: proprio per il vortice equatoriale, \u00e8 qua che finisce buona parte dei rifiuti che l&#8217;essere umano getta negli oceani. Una gigantesca discarica che lasci\u00f2 Moore esterrefatto e continua a dar da pensare ai futuristi, ambientalisti o meno che siano. Al suo interno si trovano tappi di bottiglia, reti da pesca, lenze, polistirolo, lattine, pellicole per alimenti e un&#8217;infinit\u00e0 di sacchetti di plastica.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La plastica dalle flotte e dalle coste<\/h2>\n\n\n\n<p>Per il capitano Moore fu l&#8217;inizio di una questione personale. Fond\u00f2 l&#8217;attuale Algalita Marine Research Foundation e cominci\u00f2 a studiare la Grande chiazza, composta per il 90% di plastica. Tra le varie cose scopr\u00ec che le imbarcazioni mondiali <strong>scaricavano ogni anno in acqua ben 5 milioni di chili di plastica<\/strong>, sbarazzandosi senza troppi problemi di 639 mila contenitori ogni giorno; e questo valore risale al 1975.<\/p>\n\n\n\n<p>Se pensate che la quantit\u00e0 di plastica scaricata dalle navi sia un numero spaventoso, avete ragione; ma non \u00e8 niente rispetto alla plastica che proveniva dalle coste. Moore si accorse che <strong>l&#8217;80% dei rifiuti galleggianti nell&#8217;oceano arrivavano proprio dalle coste<\/strong>. Finivano nelle acqua attraverso le fogne o i fiumi, trascinati dal vento e trasportati dalle correnti fino alla zona della Grande chiazza, da dove poi non uscivano pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quanta plastica \u00e8 presente nell&#8217;oceano?<\/h2>\n\n\n\n<p>Facendo due calcoli, Moore trov\u00f2 una media di due etti di detriti ogni 100 metri quadrati, il che <strong>in totale significavano almeno 3 milioni di tonnellate di plastica<\/strong>. E questa \u00e8 soltanto la quantit\u00e0 di plastica visibile. Capire quanta plastica non visibile esiste nella Grande chiazza \u00e8 difficile, perch\u00e9 Moore avvist\u00f2 grossi frammenti incrostati da cos\u00ec tante alghe che finivano per affondare.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, Moore fece un&#8217;altra scoperta orribile: sulla superficie dell&#8217;oceano <strong>c&#8217;era pi\u00f9 plastica che plancton, in un rapporto di peso di sei a uno<\/strong>. Questo significa che per ogni chilo di plancton, nell&#8217;oceano troviamo sei chili di plastica. In alcune zone tra l&#8217;altro, per esempio dove le acque di Los Angeles si riversavano nel Pacifico, i valori aumentavano di cento volte. Pensate che soltanto il Kenya produce ogni anno 4 mila tonnellate di sacchetti di plastica non riciclabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo \u00e8 avvenuto nell&#8217;arco di cinquant&#8217;anni e, dagli anni di analisi di Moore, la situazione non ha fatto altro che peggiorare. Come spiega Alan Weisman nel suo libro &#8220;Il mondo senza di noi&#8221;:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Nel 2005 Moore riteneva che la pattumiera vorticante del Pacifico fosse ormai <strong>un&#8217;area di 26 milioni di chilometri quadrati, all&#8217;incirca le dimensioni dell&#8217;Africa<\/strong>. E non era l&#8217;unica: il pianeta ha sei altri grossi vortici oceanici tropicali, tutti ingombri di una tremenda massa di rifiuti.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Quindi la Grande chiazza del Pacifico \u00e8 soltanto uno dei sette vortici tropicali presenti negli oceani. Anche senza calcolare l&#8217;esatta quantit\u00e0, possiamo renderci conto del peso complessivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo un rapporto della <a href=\"https:\/\/www.ellenmacarthurfoundation.org\/publications\/the-new-plastics-economy-rethinking-the-future-of-plastics\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ellen MacArthur Foundation<\/a>, entro il 2050 negli oceani potrebbe esserci pi\u00f9 plastica che pesce.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Minaccia alla salute e alla catena alimentare: i letali granuli di plastica disciolti negli oceani<\/h2>\n\n\n\n<p>Dobbiamo ancora considerare la parte peggiore, e cio\u00e8 i granuli (chiamati \u00abnurdles\u00bb) che derivano dalla disgregazione della plastica. <strong>Sono estremamente pericolosi, per il semplice fatto che la fauna marina li inghiotte di continuo<\/strong>. Moore calcol\u00f2 il loro numero in circa 100 miliardi di chili, un numero approssimato perch\u00e9 difficile da confermare, e ne trov\u00f2 intrappolati nei corpi trasparenti delle meduse.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli animali, pesci e uccelli compresi, funziona cos\u00ec: scambiano i granuli dai colori vivaci per uova di pesce e i granuli marroni per krill, quindi li inghiottono come prevede la catena alimentare. \u00c8 facile immaginare quanto questi &#8220;falsi&#8221; alimenti siano dannosi per chi li mangia. I predatori diventano prede di qualcun altro, finiscono mangiati da altri pesci diffondendo la contaminazione, fino ad arrivare ai nostri piatti. Che mangiate pesce o carne di uccello marino poco importa: la plastica \u00e8 stata comunque inghiottita e assorbita, insieme ai veleni che trasporta.<\/p>\n\n\n\n<p>Scendiamo un attimo nel tecnico. <strong>Nel 1970 \u00e8 stato bandito l&#8217;uso dei Pcb (policlorobifenili)<\/strong>, adoperati per realizzare plastiche pi\u00f9 malleabile e che, si \u00e8 scoperto, causava ermafroditismo tra i pesci e gli orsi polari. Purtroppo il materiale rilasciato prima del bando galleggiano ancora nell&#8217;oceano e rilasceranno Pcb per secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il geochimico Hideshige Takada dell&#8217;Universit\u00e0 di Tokyo fa sapere che i Pcb non sono le uniche sostanze tossiche che si legano alla plastica: possono derivare dalla carta copiatrice, dai lubrificanti per automobili, dai fluidi refrigerenti o dagli scarichi industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto pi\u00f9 preoccupante \u00e8 lo studio di Takada sulle pulcinelle di mare, secondo il quale la concentrazione di veleno nei granuli inghiottiti da questi uccelli era un milione di volte pi\u00f9 alta rispetto alle tossine diluite in mare. Non parliamo poi delle lenze, che finiscono inevitabilmente nella bocca dei pesci, o dei <strong>fili di nylon invisibili nei quali le balene e i delfini spesso si aggrovigliano<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il tempo di biodegradazione: possiamo liberarci della plastica?<\/h2>\n\n\n\n<p>Il dottor Anthony Andrady \u00e8 uno dei massimi esperti per quanto riguarda la plastica e ha scritto un libro di ottocento pagine, \u00abPlastics in the Environment\u00bb. Nemmeno lui, per\u00f2, riesce a dare una stima precisa di quanto tempo impiega la plastica per disgregarsi: la prognosi \u00e8 un laconico &#8220;a lungo termine&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il motivo \u00e8 che la plastica \u00e8 un materiale troppo giovane per conoscerne l&#8217;esatto decadimento. <strong>Nessuna plastica \u00e8 ancora morta di morte naturale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che la plastica si dissolve pi\u00f9 facilmente sotto i raggi del Sole, quindi in modo pi\u00f9 rapido sulla terraferma che nell&#8217;acqua dove i raggi sono schermati dalle alghe. Quello che non sappiamo \u00e8 quanto tempo impieghino i frammenti di plastica disgregati a distruggersi completamente. Il polietilene \u00e8 biodegradabile in tempi lunghissimi e nell&#8217;oceano non esiste ancora un meccanismo per sciogliere la sua molecola.<\/p>\n\n\n\n<p>Detta in modo pi\u00f9 chiaro, <strong>i microbi non hanno ancora sviluppato gli enzimi per trattare la plastica<\/strong> e considerando la storia passata occorrono diversi secoli prima che imparino a farlo. Tanto per dire, sono trascorsi diversi secoli dopo l&#8217;apparizione delle piante prima che i batteri imparassero a mangiare la lignina e la cellulosa; pi\u00f9 di recente hanno imparato a mangiare il petrolio. In un esperimento di laboratorio, dopo un anno in cui il polietilene era rimasto assieme a una coltura di batteri vivi, si era dissolto soltanto l&#8217;1% del campione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un fatto che la plastica degli ultimi cinquant&#8217;anni sia ancora in circolo, tolta la parte che abbiamo incenerito. <strong>Si parla ormai di oltre un miliardo di tonnellate<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La stima di Andrady \u00e8 che servir\u00e0 centinaia di migliai di anni prima che la plastica attuale si consumi del tutto o finisca sepolta dai movimenti della tettonica a zolle.<\/p>\n\n\n<div class=\"sources-title\">Fonti principali<\/div>\n\n\n<div class=\"sources-voice\">Alan Weisman, \u00abIl mondo senza di noi\u00bb<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le Hawaii e la California esiste un&#8217;area dove si accumulano le plastiche provenienti dalle coste del Pacifico. \u00c8 stata chiamata \u00abGrande chiazza di immondizia\u00bb .<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[44],"tags":[71,85],"class_list":["post-5874","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-natura-e-ambienti","tag-fisica-e-chimica-2","tag-mondo","cat-44-id"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5874"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5874"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5874\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8657,"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5874\/revisions\/8657"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5874"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5874"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.manuelmarangoni.it\/onemind\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5874"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}