Fluido non newtoniano creato con l'amido di mais
Fluido non newtoniano creato con l’amido di mais [@01]

Sappiamo tutti che mescolando dell’acqua con un cucchiaino, questa non cambierà la sua resistenza a seconda della velocità con cui girate. Che mescoliate piano o con più vigore la resistenza che incontrate sarà sempre la stessa.

Fluidi di questo tipo sono detti newtoniani e li possiamo osservare nella vita di tutti i giorni: ne è un esempio l’olio, ma anche l’aria che respiriamo.
Il loro grado di viscosità segue una costante, cioè che non varia con la velocità con cui si misura. Dipende unicamente dalla temperatura e dalla pressione alle quali sono sottoposti (oltre, ovviamente, alla loro composizione chimica), mentre la forza che li colpisce è ininfluente.

Fluidi non newtoniani

Esistono però fluidi che si comportano diversamente. A seconda della forza applicata la loro resistenza aumenta o diminuisce.
Prendendo l’esempio di prima, se al posto dell’acqua mettiamo un fluido di questo genere, più velocemente ruotiamo il cucchiaino e più ci sarà difficile mescolare, fino ad arrivare a un punto in cui ci sarà addirittura impossibile mescolare. L’aspetto più affascinante è che, una volta smesso di mescolare, il fluido ritorna al suo stato originario (liquido).
Questi fluidi sono detti non newtoniani.

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Machu Picchu, Perù

In Perù si trova l’ultima persona che conosce il Taushiro, una lingua prossima all’estinzione [@01]

Non è una novità che le lingue minori, le meno parlate nel mondo, stiano lentamente scomparendo. Secondo i dati degli studiosi scompare una lingua ogni due settimane e oltre 2.500 lingue sono a rischio di estinzione.

Il 20 febbraio 2009 l’Unesco ha diffuso dati poco incoraggianti: 199 lingue sono parlate da una decina di persone soltanto, 538 sono gravemente in pericolo e 607 sono a rischio. La globalizzazione non aiuta di certo. Tra tutti i suoi pregi, ha l’innegabile difetto di conformare le culture e, di fatto, di sopprimere le meno forti, con la conseguenza che la tradizione inglobata viene modificata, sovrascritta, spesso persa nella storia.

L’Unesco mette a disposizione nel suo sito un atlante completo delle lingue a rischio. Ma quali sono le dieci lingue più rare ancora presenti nel mondo?

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Copertina del libro "Adesso basta" di Simone Perotti

Copertina del libro “Adesso basta” di Simone Perotti

Adesso basta è un libro di Simone Perotti scritto durante il suo periodo migliore, cioè in quella che l’autore stesso definirebbe “una nuova, più libera esistenza”.
Si tratta fondamentalmente di un’autobiografia, che narra di come Perotti abbia scelto di abbandonare la propria posizione da manager in favore di una vita meno remunerativa ma più appagante. Un fenomeno in crescita ovunque nel mondo e che assume il nome di downshifting, letteralmente “scalare la marcia”.

Il downshifting non si raggiunge da un giorno all’altro

Prima di tutto, se acquistate Adesso basta con l’intenzione di trovare la vostra cornucopia o la soluzione ai vostri problemi di stress quotidiano, rimarrete delusi. Come lo stesso autore spiega chiaramente, i miracoli sono rari e gran parte del lavoro deve partire da  noi stessi. Fare downshifting non è né semplice né da prendere sottogamba, perché comporta una svolta radicale e il troncamento di alcuni (o tutti) i legami affettivi in corso. È una scelta che va ponderata a lungo: Perotti ha impiegato dodici anni per darle fondo. Ma sono stati anni di soddisfazione, di piacevole aspettativa e di autocoscienza, una crescita personale senza confronti.

In secondo luogo, questo libro è rivolto più alla gente di successo che alla massa media lavorativa, cioè a coloro che si trovano in posizione privilegiata all’interno delle aziende o hanno una retribuzione mensile elevata, anche sull’ordine di 8mila-10mila euro (manager, avvocati, dottori, ecc.).

Allora perché leggerlo e inserirlo nel proprio scaffale di aNobii? La risposta sta nell’ideologia.
Come ho spiegato nell’altro articolo, il downshifting può essere fatto tanto dal ricco commerciante quanto dal piccolo lavoratore. Si tratta di trovare un compromesso tra le necessità e il proprio desiderio di libertà, di sollevare un peso gravoso dalla schiena in onore di una causa più utile e convincente: se stessi.
Leggendo tra le righe, anche nel libro si possono estrarre questi concetti e direzionarli a chiunque.

Perotti continua a insistere che il downshifting non solo è possibile, ma anche necessario per chi sacrifica per lavoro il suo tempo libero, la famiglia, gli amici e gli interessi, soprattutto se si trova nella sua età migliore (quella tra i trenta i quarant’anni). Lui a 28 anni ha avuto l’illuminazione: da manager incallito ha capito che qualcosa non andava, che spendere l’esistenza nella carriera era soltanto un circolo vizioso senza sbocchi. Accumulare per godere i frutti dello sforzo a sessant’anni, quando si hanno meno capacità e motivazione di sfruttarli? È una teoria che sta poco in piedi e che, immersi nella società frenetica e travolgente, accogliamo tutti senza renderci conto che probabilmente non vorremmo farlo.

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Stalattiti di ghiaccio a Genova

Stalattiti di ghiaccio a Genova [@01]

Uscendo di casa d’inverno con una temperatura sugli zero gradi, abituati come siamo al caldo estivo, la prima espressione spontanea che ci salta alla mente è: «Che freddo!».
Ma se guardiamo il fenomeno da un punto di vista più scientifico, ecco che la frase perde di significato: infatti sarebbe più corretto parlare di «mancanza di calore». Il freddo di per sé non è un parametro misurabile in natura, l’elemento misurabile è la presenza o l’assenza di calore.

La sensazione di “gelo”, entro un certo limite, è un parametro soggettivo, non si tratta di una percezione valida per chiunque allo stesso modo. Chi è abituato a vivere sulle cime montane o ai margini della tundra sentirà i nostri zero gradi con la stessa indifferenza di una brezza primaverile. A Mosca, dove le temperature arrivano a toccare i -35° C, gli abitanti non si lamentano di sicuro del ghiaccio come succede in Italia.

A ogni modo, il calore in natura è fondamentale. Stabilisce se un oggetto è in stato solido, liquido o gassoso. Altera la pressione, la densità e la conducibilità elettrica dei corpi. Influenza le reazioni chimiche ed è la causa base dei fenomeni meteorologici più spaventosi, come i tornado, le tempeste di neve o di temporali. L’incontro tra aria fredda e un forte calore è capace di generare una pericolosa pioggia di grandine – o qualcosa di peggio, come la tremenda tempesta di ghiaccio che ha colpito il Canada nel 1998.

Ma che effetto ha il freddo sul corpo umano?

[vedi anche l’infografica della BBC sugli effetti della temperatura]

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Albert Einstein

Albert Einstein [@01]

Alla fine del XIX secolo si viveva nella convinzione che lo spazio fosse attraversato dall’etere, una sorta di mezzo di trasporto per radiazioni luminose e segnali radio che permetteva loro di viaggiare liberamente. In questo etere però alcuni dati davano un risultato anomalo: gli osservatori vedevano la luce viaggiare alla stessa velocità indipendentemente che si muovessero o meno. Intuitivamente un soggetto in moto avrebbe dovuto invece annotare un velocità inferiore.

Per spiegare il fenomeno, Hendrik Lorentz e George FitzGerald ipotizzarono che i corpi solidi si contraessero mentre si muovevano nell’etere e che gli orologi rallentassero. Questo significava che un soggetto non poteva rendersi conto di essere in quiete o in moto.

Il tempo diventa relativo

Albert Einstein non era d’accordo. Poiché non era possibile capire se ci si muoveva o meno nello spazio, che utilità aveva l’etere? Nel 1905 avanzò l’idea che la velocità della luce non dipendesse dal moto e fosse sempre la stessa. Era il tempo a diventare relativo: due soggetti misuravano il tempo allo stesso modo se erano fermi, ma la loro misurazione cambiava se uno di loro si muoveva rispetto all’altro.
In definitiva, il tempo smetteva di essere una costante.

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Città di Maebashi - vista panoramica

La città di Maebashi [@01]

Il 25 dicembre, nella città di Maebashi poco lontana da Tokyo, uno sconosciuto ha lasciato una lettera e dieci pacchi di fronte alla porta di un centro per la tutela dei minori. I pacchi contenevano delle cartelle per la scuola elementare e la lettera indicava espressamente di consegnarle alle scuole: “Un regalo per il nuovo anno”. In fondo recava la firma enigmatica di Naoto Date.

Dal manga alla realtà

Alcuni di voi avranno già intuito il collegamento. Per gli altri serve una piccola precisazione.

Ricordate il cartone animato dell’Uomo Tigre (in inglese «Tiger Man»)? I più giovani probabilmente non ne avranno mai sentito parlare o lo conosceranno solo di fama, ma chi ha vissuto in una generazione precedente non può ignorarlo. Nato da un manga del 1969, è arrivato in Italia nel 1982 e ha spopolato tra i ragazzi per la sua semplicità e la sua storia (e, diciamolo, anche per la violenza che la solita censura italiana non è riuscita a nascondere).

Cos’ha a che fare con il titolo di questo articolo? Nel manga Naoto Date era un orfano che indossava la maschera di una tigre come copertura e lottava in un ring regolare contro altri combattenti del suo stampo, accumulando vittorie su vittorie grazie a tecniche sleali e alla crudeltà. Quando, un giorno, l’orfano Kenta lo incita a uccidere il suo avversario sconfitto, la bella Ruriko prega l’Uomo Tigre di cambiare il suo stile di lotta, affinché i piccoli non crescano con una morale distorta. Da quel giorno il feroce lottatore prende la via della correttezza e della lealtà.

Il protagonista è in realtà un personaggio che ha sempre avuto un cuore d’oro ma che le circostanze lo hanno messo di fronte a scelte estreme. Ricordando il suo passato di orfano, infatti, Naoto Date offriva le vincite dei suoi incontri agli orfanotrofi del Giappone. E qui ci allacciamo alla storia di apertura.

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Il downshifting regala una maggiore libertà

Se non vi sentite soddisfatti della vostra vita, il downshifting vi regalerà senz’altro una maggiore sensazione di libertà [@01]

In Italia lo chiamiamo semplicità volontaria, nei paesi anglosassoni lo chiamano downshifting (letteralmente “scalare la marcia”). Un fenomeno che ha preso piede negli ultimi tempi con una rapidità sorprendente e che è in continua crescita, tanto che la Gran Bretagna nel 2007 gli ha dedicato la settimana dal 23 al 29 aprile.

Già negli anni ’70 ne parlavano nei loro libri i filosofi Jean Baudrillard (La società dei consumi) e André Gorz (Ecologia e politica) e nel 1997 ha coinvolto il segretario di Stato al Lavoro Robert Reich, che dopo sei anni sotto la presidenza di Bill Clinton ha deciso di rinunciare di seguirlo al suo secondo mandato e di dimettersi per dedicare più tempo ai figli.

Cos’è il downshifting?

Di cosa stiamo parlando? Il New Oxford Dictionary tratta il termine sotto un aspetto puramente economico:

An instance of changing to a less pressured and less highly paid but more fulfilling career or lifestyle

Tradotto:

Il passaggio a una carriera con meno pressioni e meno guadagno, ma più gratificante

In pratica, l’abbandono di una posizione di lavoro remunerativa per ottenere in cambio più tempo libero e meno stress. Questo non significa smettere del tutto di lavorare e darsi all’ozio, non significa come molti credono ritirarsi in un’isola sperduta e dimenticare il passato: vuol dire prendere i propri spazi, dedicarsi a se stessi e ai propri hobby, scegliere un part-time e tornare a casa con la testa meno confusa e meno stanca. Vuol dire maggiore propensione a vivere la propria vita.

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Home del sito di Cleverbot

La grafica essenziale del sito di Cleverbot [@01]

Nota: questo articolo è una recensione e NON È il vero Cleverbot. Ho dovuto inserire questo avviso perché mi è arrivato più di un commento chiaramente intenzionato a interagire con Cleverbot. I commenti di questo genere (cioè chiaramente diretti a interagire con il bot) non saranno resi pubblici. Chi volesse porre una questione al vero robot-online non deve fare altro che cliccare nel link qui sotto e raggiungere così il suo sito.

==> Visita la pagina di Cleverbot

Un robot che si crede un umano. In questa frase si può racchiudere tutta la sostanza di Cleverbot.

Il funzionamento (per l’utente) è molto semplice: aperto il sito, basta digitare la domanda  nell’apposito spazio e premere invio. Un algoritmo selezionerà la risposta tra milioni nel suo database e la mostrerà a video, iniziando una vera e propria conversazione, fatta di affermazioni e domande su entrambi i fronti. Come in una comunissima chat.

Attraverso il tasto “Thoughts so far” è possibile aprire una schermata contenente la conversazione appena fatta e inviarla verso un’email. Il suo uso è del tutto gratuito, anche perché il creatore, Rollo Carpenter, l’ha messo in rete proprio per testare i suoi limiti e capire come evolverlo.

Capacità di apprendimento automatico

Cleverbot non è statico, non è un programma fatto e lasciato ad ammuffire. È una forma (primitiva) di intelligenza artificiale, il che significa che è capace di apprendere dalle risposte degli utenti. Se la comunità gli pone delle domande intelligenti, imparerà delle risposte altrettanto intelligenti e sarà capace di ripeterle in futuro.
Fate un tentativo: proponetegli più volte la stessa domanda e vedrete che le risposte saranno quasi sempre diverse.

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L'evoluzione dell'uomo sta nel suo DNA

I trasposoni sono frammenti di cromosomi capac di provocare delle mutazioni genetiche [@01]

Che l’uomo sia una creatura particolare, nessuno può metterlo in dubbio. Nel bene o nel male la sua intelligenza è senz’altro qualcosa di introvabile in natura. Ma chi pensa che l’uomo sia una specie separata dalle altre si dovrà presto ricredere.

All’University of Texas di Arlington, negli Stati Uniti, i ricercatori hanno scoperto che il trasferimento di DNA tra animali di specie diverse non è una cosa impossibile. Capita per esempio che i parassiti e i loro ospiti mescolino i geni, oppure che insetti succhiatori di sangue “contaminino” le loro prede. I responsabili sembrano essere dei frammenti di cromosomi chiamati trasposoni, capaci di spostarsi in zone diverse del genoma e di causare quindi delle mutazioni genetiche (per questo sono anche chiamati “geni saltellanti”).

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9 - locandina

Locandina

Chi ha visto le precedenti creazioni di Tim Burton, come La sposa cadavere del 2005 e Alice in Wonderland del 2010, si rende subito conto che 9 è imbevuto dal primo all’ultimo minuto dello stesso stile: atmosfere in parte cupe, sicuramente desolate e con una sorta di malinconia sospesa. E con qualche metafora e significato nascosti. Non a caso la sua uscita in America è stata il 9 settembre 2009 (9/9/09).
Sia chiaro: non è interamente farina del sacco di Tim Burton. Deriva da un cortometraggio del 2005 di Shane Acker (il regista del film) che aveva lo stesso titolo e che nel 2006 fu nominato al premio oscar. Il merito di Burton è stato di riscoprirlo e di metterci lo zampino.

La trama di questo film si descrive in poche parole, ma per capirlo fino in fondo bisogna scendere un attimo nei dettagli.
L’ambientazione è post-apocalittica, in un periodo in cui l’uomo ha esagerato con l’uso della tecnologia (che naturalmente ha impiegato in ambito militare) e ha scatenato un’intelligenza artificiale che non è riuscito a gestire. L’egoismo umano è reso con la solita crudezza di molti altri film, ma qui il regista Shane Acker non calca troppo la mano: la mostra in pochi fotogrammi, come se fosse un’emozione inevitabile, e tratta l’uomo come se fosse un automa che non può controllare i suoi istinti.

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