Una vespa catturata da un fungo parassita del Brasile

Una vespa catturata da un fungo parassita del Brasile

È difficile immaginare che un fungo abbia la coscienza (o l’istinto) per aggredire un insetto e insinuarsi nella sua mente, fino a prenderne il controllo. Potrebbe sembrare uno scenario da film di fantascienza, ma è proprio in questo modo che si comporta la specie Ophiocordyceps camponoti, scoperta nella foresta pluviale del Brasile dall’entomologo David Hughes.

Funghi parassiti

Si contano in realtà quattro tipi di funghi con questo comportamento: si attaccano all’insetto, penetrano nella loro mente e, non appena raggiungono un lungo ideale alla loro crescita, lo uccidono.

David Hughes ha scattato numerose foto in cui il fenomeno si vede chiaramente: appendici che spuntano dalla testa di formiche, vespe con filamenti che escono dal suo corpo, grilli soffocati dai germogli. La parte più inquietante è che, nel corpo ospite, a volte il fungo rilascia delle spore capaci di infettare altri insetti sani che si avvicinano. Una sorta di “zombificazione” vegetale.

Una volta infettato il corpo ospite, il fungo arriva al cervello e lo spinge ad ancorarsi verso luoghi stabili dove può crescere e moltiplicarsi. Gli impulsi sono potenti e irresistibili: in una delle foto si vede una formica aggrapparsi a uno stelo con tutte le sue forze, rimanendo anche a testa in giù.

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La Terra nel futuro vedrà culture unite, tecnologie avanzate e uomini più longevi

La Terra nel futuro vedrà culture unite, tecnologie avanzate e uomini più longevi [@01]

Nell’inserto di Nòva de Il Sole 24 ore (n. 261) il sociologo Domenico De Masi racconta della sua ricerca nei confronti di imprenditori, manager e studenti svolta due anni fa per rispondere a un’interessante domanda: come sarà il mondo nel 2020?

La risposta non è banale. L’Unione Europea sta infatti delineando un’Agenda Digitale contenente cento punti chiave da seguire per “arginare” i problemi di cui tanto si parla, tra i quali rientrano l’abbassamento del consumo, l’aumento dell’istruzione e della sicurezza informatica e la diffusione della banda larga per permettere a tutti di navigare su internet con una discreta velocità.

L’indagine di De Masi aiuta a capire lo stato d’animo del popolo e a considerare gli aspetti principali sui quali agire. Gli argomenti sono divisi in dieci categorie, che vi sintetizzo qui sotto.

Alla luce delle risposte, comunque, un dato è risaltato con chiarezza: i Paesi in crescita economica (come la Cina) hanno una visione ottimistica del futuro, mentre le Nazioni già stabili (come la nostra) vedono il futuro con occhi grigi.

Salute

– La popolazione mondiale sarà un miliardo più di oggi e vivrà più a lungo, di un rapporto 7 a 8,5. Di conseguenza aumenterà la popolazione anziana.
– Malattie diffuse e pericolose come AIDS e cancro scompariranno, ma diventerà cosa comune la fecondazione artificiale e la clonazione umana.
– L’inquinamento sarà contenuto.
– Il problema maggiore sarà dato dagli obesi e dai malati di Alzheimer, con conseguente aumento delle spese in campo medico negli ultimi anni di vita.

Tecnologia

– Le automobili andranno in gran parte a idrogeno.
– I chip saranno piccoli come dei neuroni umani, ma la loro potenza sarà pari a un miliardo di transistor.
– Un unico mezzo, probabilmente il cellulare, conterrà musica, film, libri e quant’altro.

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Secondo Umberto Veronesi, l'Italia non potrà sopravvivere senza il nucleare

Secondo Umberto Veronesi, l’Italia non potrà sopravvivere senza il nucleare [@01]

In un articolo  della Repubblica del 3 marzo si riportava un’interessante intervista rivolta a Umberto Veronesi, medico e oncologo che ha da poco dismesso la sua carica di Senatore per entrare, quale presidente, nell’Agenzia per la sicurezza nucleare.

La sua nuova carica lascia immaginare il tema dell’intervista: il nucleare è indispensabile per l’Italia? La risposta del medico inizia con un tono preoccupante:

«Senza il nucleare l’Italia muore. Tra 50 anni finirà il petrolio, tra 80-100 il carbone, seguito poi dal gas. Altre fonti non saranno sufficienti a fornire l’energia di cui abbiamo bisogno».

Le conseguenze di un esaurimento di questa fonte di energia (in mancanza di altre forme di energia rinnovabili) sarebbero naturalmente disastrose, in un tempo in cui la tecnologia occupa ogni momento della nostra vita e ha bisogno di una continua alimentazione.

Umberto Veronesi, per quanto ho avuto modo di conoscerlo sui giornali e in tv, è un uomo con la testa sulle spalle e non pubblica affermazioni simili con leggerezza. Subito dopo, infatti, spiega nel dettaglio le sue ragioni e assicura che il nucleare può essere usato in sicurezza se ci saranno un controllo e una formazione adeguati.

Il nucleare? Sì, ma serve controllo e formazione

Tre sono i problemi da superare:

1. Garantire la sicurezza nel funzionamento dei reattori nucleari. Con le tecnologie a disposizione, è ormai più una questione di attenzione che di errori da risolvere.

2. Lo smaltimento delle scorie. Gli scarti del nucleare perdurano per migliaia di anni ed è necessario trovare un posto adatto dove “nasconderli”, in modo che le loro radiazioni siano ridotte al minimo.

3. Il fattore umano. I disastri nucleari sono avvenuti in passato per negligenza da parte dei dipendenti e dei responsabili ai lavori, che hanno sempre sottovalutato la questione. Come oncologo, Veronesi è sensibile all’argomento, ma è anche consapevole che persino i peggiori disastri nella storia (primo fra tutti quello di Chernobyl) sono frutto della trascuratezza e dell’ignoranza. Chiaro che il primo passo da fare è quindi formare il personale, azzerando così l’errore umano. Teniamo poi conto che nel tempo le misure di sicurezza si sono intensificate e sono diventate più efficienti.

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Secondo la teoria della panspermia, la vita si è creata nello spazio

Secondo la teoria della panspermia, la vita si è creata nello spazio [@01]

Richard Hoover è un astrobiologo che lavora per il Marshall Space Flight Center, il centro della NASA specializzato nel gestire i sistemi di orbitaggio attorno alla Terra e i viaggi nello spazio. Come uno scienziato dovrebbe sempre fare, basa le sue ricerche sulle dimostrazioni e anche davanti a una certezza si mette in gioco chiedendo a colleghi esterni di confutare le sue teorie.

Proprio per questo, dopo aver pubblicato il suo articolo sulla rivista Journal of Cosmology, ha chiesto ai ricercatori di trovare delle falle nella sua recente scoperta.

Da anni Hoover studia la possibilità che la vita sulla Terra abbia avuto inizio attraverso il fenomeno chiamato panspermia, cioè che si sia evoluta da un “seme” (inteso come componente che ha dato origine alla vita) arrivato sul nostro pianeta dallo spazio.
Ebbene, lo scienziato della NASA è certo di avere recuperato un reperto fossile che rende assolutamente certa questa teoria.

Batteri alieni

Hoover ha curiosato nei luoghi più freddi del pianeta, dall’Antartide all’Alaska, sondando i ghiacci in cerca di una forma rara di meteoriti chiamata CI1 condrite carboniosa. Al momento ne abbiamo a disposizione solo una decina e su questi il ricercatore ha portato avanti i suoi studi.
Incastrati tra le rocce, ha trovato batteri lunghi e filamentosi simili ai Velox Titanospirillum presenti sulla Terra.

È da mettere in chiaro che non si tratta di batteri terrestri, anche perché – se le verifiche separate di altri ricercatori lo confermeranno – alcuni di loro non hanno l’azoto tra le componenti: un elemento anomalo, che cozza contro le nostre conoscenze in campo scientifico.

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Una foto di Vancouver
Una foto di Vancouver

Se doveste lasciare la vostra (più o meno) amata Italia, quale destinazione scegliereste?
Molti di voi si saranno posti la domanda diverse volte – chi per sfuggire alla routine quotidiana, chi per opportunità di lavoro e chi per semplice spirito di avventura – e forse qualcuno starà già pensando seriamente di fare le valigie. La difficoltà maggiore è trovare un nuovo posto adatto alle nostre esigenze.

Mentre sfogliamo depliant, organizziamo viaggi e discutiamo con chi ha le idee più chiare di noi, l’Economist Intelligence Unit ci viene in aiuto stilandoci un elenco delle città più vivibili nel mondo.

Le prime 10 città migliori dove vivere

Nelle prime dieci posizioni troviamo le stesse città dello scorso anno, leggermente spostate tra loro nella classifica. In ordine:
1. Vancouver (Canada, America)
2. Melbourne (Stato Victoria, Australia)
3. Vienna (Austria, Europa)
4. Toronto (Canada, America)
5. Calgary (Canada, America)
6. Helsinki (Finlandia, Europa)
7. Sydney (Nuovo Galles del Sud, Australia)
8. Perth (Australia Occidentale, Australia)
9. Adelaide (Australia Meridionale, Australia)
10. Auckland (Nuova Zelanda)

Come si nota, Canada e Australia sono i continenti maggiormente interessati, ma nell’elenco si trova anche la vicina Vienna.
Per stabilire un elenco affidabile sono stati considerati trenta parametri basati sulle condizioni dell’ambiente, della cultura, delle infrastrutture e dell’istruzione, nonché dell’assistenza sanitaria e della salute dei cittadini. L’unione di queste valutazioni è riepilogato da un punteggio che arriva fino a 100. A Vancouver è stato attribuito un rank di 98.

Teniamo conto che alcune di queste città, come Toronto e Helsinki, sono relativamente giovani e quindi nate sin dall’inizio con la prospettiva di diventare moderne, senza doversi occupare di problemi che altri Paesi si sono portati appresso dal passato.

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Il topo dalla coda bianca, una delle nuove specie scoperte in Papua Nuova Guinea

Il topo dalla coda bianca, una delle nuove specie scoperte in Papua Nuova Guinea

La Papua Nuova Guinea è un territorio dell’Oceania in gran parte montagnoso, con coste frastagliate e strette insenature, circondata da isole e arcipelaghi. Si tratta di un luogo estremamente interessante dal punto di vista della morfologia, perché racchiude pianure lungo le coste, ma anche paludi basse al nord e al sud e, nel cuore, un’estesa foresta pluviale che la ricopre per tre quarti.

È proprio la foresta a rappresentare un ecosistema particolare e misterioso, spesso sede di visite da parte di biologi curiosi.



vedi dove si trova la Papua Nuova Guinea

Dopo due mesi di studio in questa foresta pluviale, nel 2009 una spedizione promossa dal Conservation International Rapid Assessment Program (le cui ricerche sono rivolte alla scoperta di forme di vita uniche nelle più remote regioni) ha scoperto ben duecento specie animali non ancora catalogate.

I ritrovamenti riguardano, tra gli altri, dozzine di specie di rane, due nuovi mammiferi, nove specie di piante e naturalmente un centinaio di insetti sconosciuti.

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Marte è il pianeta più prossimo candidato alla colonizzazione dell'uomo

Marte è il pianeta più prossimo candidato alla colonizzazione dell’uomo [@01]

L’uomo ha da sempre una naturale curiosità verso lo spazio e le stelle, che avvolgono il nostro mondo in ogni direzione. Non appena ha avuto le conoscenze e i mezzi per farlo, si è prodigato per esplorare la Luna (fisicamente) e i pianeti più vicini (attraverso le sonde).
Se prima si trattava di semplice interesse, negli ultimi tempi l’esplorazione di pianeti esterni sta diventando una necessità. Che siano voci esagerate o meno, infatti, si sente spesso parlare di “possibili cataclismi” che potrebbero mettere fine prematuramente alla civiltà umana, di scarsità di risorse per sfamare la popolazione mondiale, di un’imminente glaciazione e di svariate altre cause che minacciano la nostra esistenza.

Qualsiasi sia il livello di emergenza (gli esperti sono a volte in disaccordo su questo tema), l’esigenza di trovare un pianeta esterno da colonizzare si fa sempre più sentire. Il fisico Stephen Hawking, una delle menti scientifiche più riconosciute, è certo che l’umanità per non scomparire dovrà trovare presto altri mondi dove vivere.

Ma è davvero possibile per l’uomo insediarsi su un nuovo pianeta e dare inizio a una “Terra 2”? I problemi da affrontare non sono pochi. Il giornale The Independent sembra addirittura convinto che si trattino di difficoltà insormontabili.

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Lo spazio e il tempo sono inseparabili e devono essere considerati come una sola entità

Lo spazio e il tempo sono inseparabili e devono essere considerati come una sola entità [@01]

In un articolo precedente ho affrontato il significato di relatività ristretta. L’idea di base ci tornerà utile per fare un salto in avanti e per parlare di un altro tema affascinante legato al tempo e allo spazio. L’argomento è piuttosto corposo, ma cercherò di spiegarmi il meglio possibile senza far uso di termini complessi o poco comuni.

L’equazione di Einstein: se un corpo accelera, aumenta anche la sua massa

Che cos’è lo spaziotempo? Negli ultimi decenni – ma già a partire dagli anni quaranta – è una parola che si sente pronunciare spesso dalla bocca degli scienziati (e anche dagli appassionati di scienza o dagli scrittori di fantascienza). Il concetto, che in realtà è abbastanza semplice se affrontato dall’esterno, ha un’importanza fondamentale e ha aperto uno spiraglio immenso nel campo della fisica.

Dalla teoria della relatività di Einstein deriva la più importante e conosciuta tra le equazioni fisiche: E=mc2.
Tradotta in parole, «l’energia è uguale alla massa moltiplicata per la velocità della luce al quadrato».

Einstein aveva infatti dimostrato come la velocità della luce sia identica davanti a qualsiasi osservatore, per quanto questo sia in quiete o in movimento. Per accelerare un corpo è necessario aggiungergli energia. Più energia si aggiunge, più il corpo accelera. Poiché la velocità della luce (c) è una costante, perché la formula resti valida quando aumentiamo l’energia significa che anche la massa del corpo deve aumentare. Questo naturalmente rende difficile un’ulteriore accelerazione, perché la massa è adesso maggiore.

In laboratorio è stato dimostrato, comunque, che per aumentare anche di poco la velocità ad alti livelli occorre una quantità spropositata di energia. Al Cern di Ginevra sono riusciti a spingere un protone a una velocità pari al 99,99999% di quella della luce. Per aumentare di soli 0,001% la velocità, sono dovuti passare da 450 GeV di energia a 7000 GeV.

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Teofil Milenkovic

Teofil Milenkovic – Il piccolo violinista che suona come un adulto

Come è possibile che un bambino, ancora in età scolare, sappia parlare con scioltezza ben undici lingue diverse? Come possono degli adolescenti laurearsi in materie complicate come la fisica e la matematica quando i loro coetanei ancora sono impegnati nelle scuole superiori?

La definizione di “bambino prodigio” è ancora sotto esame, però in linea generale nella categoria rientrano quei bambini con un’età non superiore ai 13 anni che sono dotati di talenti o capacità di solito attribuiti ad adulti molto preparati in un determinato campo (in genere scientifico o artistico).

Non dobbiamo fermarci a considerare soltanto quei bambini che sono in grado di calcolare a mente il risultato di complesse espressioni matematiche. Di sicuro destano meraviglia, ma la loro qualità è legata spesso a una buona memoria o a procedimenti meccanici che portano alla soluzione anche senza capirli realmente. Quando però i loro calcoli si basano su un procedimento mentale troppo complesso per un giovane della stessa età, allora si può parlare di “bambino prodigio”.

Come si riconosce un bambino prodigio

I bambini superdotati sono precoci e mostrano in fretta cosa li distingue dagli altri: sono curiosi, imparano velocemente, spesso sembrano avere una mente “da adulto” in un corpo giovane. Per lo più hanno una sensibilità spiccata e sono straordinariamente critici verso l’esterno, anche su argomenti complessi. Può comunque capitare che il bambino mostri queste qualità dopo l’infanzia.

A cosa è dovuto questo talento? Prima di tutto, delle scansioni PET hanno dimostrato che in un calcolatore mentale (così viene chiamato chi risolve espressioni matematiche con la velocità di un computer) l’afflusso di sangue al cervello è superiore. Inoltre alcune aree del cervello si attivano più facilmente.

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La galassia di Andromeda tra 3 miliardi di anni

La galassia di Andromeda tra 3 miliardi di anni

Vi siete mai chiesti cosa sarà della Terra a distanza di milioni o addirittura miliardi di anni? Avete mai provato a immaginare cosa vedrebbe un viaggiatore del tempo che, dal 21esimo secolo, si trasferisse in un futuro lontano da noi miliardi di anni?

Mettiamo da parte i problemi legati alla scienza su un viaggio così lontano nel tempo e per un attimo immedesimiamoci nell’osservatore. Una comunità online chiamata YTMND (acronimo di “You’re The Man Now, Dog”), specializzata nella creazione di slideshow (immagini in sequenza che formano animazioni o presentazioni), ha raccolta al suo interno un’esposizione dei momenti più importanti che coinvolgeranno il nostro sistema solare in un arco di tempo lunghissimo.
Vi invito a dare un’occhiata al sito (trovate il link in fondo all’articolo), che trovo piuttosto suggestivo per come è stato impostato.

Qui sotto ho tradotto riga per riga i vari passaggi. Prima però una precisazione: nel sito si fa riferimento al billion come tempo di calcolo. Si tratta di un numero in voga negli Stati Uniti e nel Regno Unito e a dispetto del nome non corrisponde al nostro bilione (mille miliardi), bensì a un miliardo.
Per evitare confusione scriverò il tempo per esteso (corrispondente ad “anni nel futuro”).

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