Ueli Steck, l’uomo capace di scalare 1800 metri di roccia in meno di tre ore

Ueli Steck mentre scala il monte

Ueli Steck ripreso in una delle sue difficili scalate [@01]

Scalare una montagna, di per sé, è già un’impresa di tutto rispetto. Occorre fisico temprato e allenato, un addestramento di anni, attrezzature particolari e una buona dose di coraggio.
Ma arrampicarsi per 1.800 metri in 2 ore, 47 minuti e 33 secondi è davvero un record al limite del possibile.

È questo il risultato che ha ottenuto Ueli Steck, alpinista svizzero, quando il 13 febbraio 2008 ha superato se stesso affrontando il monte Eiger, raggiungendo così un’altezza di 3.970 metri. Già il 21 febbraio 2007 aveva tentato (con successo) di ottenere il record nella medesima cima seguendo il classico percorso usato dal 1938: allora l’orologio aveva misurato 3 ore e 51 minuti.

Per migliorare le sue prestazioni, questa volta Steck è dimagrito di cinque chili. Armato di quattro moschettoni, un chiodo da ghiaccio, un rinvio e una corda di trenta metri, ha ottenuto un successo inaspettato.

Nei video qui sotto potete vedere uno stralcio della sua veloce camminata. In una delle interviste, Steck ha pronunciato queste parole: «Quando ho guardato l’ora, mi sono detto: “È impossibile”».

Il video

Ueli Steck – New speed record Eiger 2015 [durata: 3′ 28”, lingua: inglese]

Ueli Steck – Record Eiger 2008 [durata: 4′ 39”, lingua: inglese]

Il Monte Eiger

Eiger - parete nord

La pericolosa parete nord del monte Eiger [@02]

Il monte Eiger è tutt’altro che facile da scalare. Sin dagli anni trenta la sua parete nord ha rappresentato un dilemma per gli alpinisti, a causa della neve perenne e delle frane dovute al disgelo estivo, e ha provocato due morti nel 1935 e altre quattro l’anno successivo.

La tragedia di maggiore impatto si è avuta nel 1957, quando si ebbero tre morti (un italiano e due tedeschi) e un solo sopravvissuto. Stefano Longhi, uno dei caduti, fu abbandonato per necessità dai compagni e il suo corpo rimase appeso alle corde per due anni prima di essere recuperato. Nel 2006 una gigantesca frana ha fatto scivolare 500 mila metri cubi di roccia lungo la parete est, per fortuna senza provocare morti.

Capite quindi che si tratta di una cima particolare, soprattutto se affrontata lungo la sua parete nord, come ha fatto Ueli Steck.
In un’intervista del 13 marzo 2007 (raggiungibile con il link a fondo articolo), lo svizzero ha dichiaro di essersi assicurato soltanto per tre volte, nei punti più inaccessibili, e di aver scalato un buon tratto di roccia a mani nude: «Dopo la parte su ghiaccio non faceva neanche tanto freddo, la roccia era asciutta e sono riuscito ad arrampicarmi senza guanti».

Non è un caso che i record sportivi si verifichino sempre più nei tempi moderni. La conoscenza in campo medico e alimentare e le nuove tecnologie ci danno speranze prima impensabili. Ma è la psicologia alla base di un vero risultato. Steck è risalito “tutto di un botto”, ignorando la tensione e provandoci.

Ueli Steck non si è accontentato di questo record. Recentemente è stato soprannominato “The swiss machine” (“La macchina svizzera”), perché il suo instancabile desiderio di superarsi lo ha portato a scalare gli 8.027 metri del monte Shisha Pangma (in Tibet) in sole 10 ore.

Ultima scalata e la scomparsa di Ueli Steck

[Aggiornamento del 30 aprile 2017]

Ueli Steck ha perso la vita il 29 aprile 2017, cadendo durante il tentativo di scalare la parete ovest del Nuptse: si tratta di una difficile cima dell’Everest di oltre 7.800 m. Secondo la ricostruzione, è scivolato e caduto per diversi metri.

Il suo scopo era di portare a termine un’altra memorabile impresa: la traversata Everest-Lhotse in sole 48 ore e senza l’uso di bombole di ossigeno. La parete del Nuptse avrebbe dovuto aiutarlo ad acclimatarsi all’ambiente.

Fonti principali

Intervista a Ueli Steck del 13 marzo 2007 , dopo la sua proverbiale scalata tentata con successo il 21 febbraio



 

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