Naoto Date, il benefattore degli orfanotrofi

Città di Maebashi - vista panoramica

La città di Maebashi [@01]

Il 25 dicembre, nella città di Maebashi poco lontana da Tokyo, uno sconosciuto ha lasciato una lettera e dieci pacchi di fronte alla porta di un centro per la tutela dei minori. I pacchi contenevano delle cartelle per la scuola elementare e la lettera indicava espressamente di consegnarle alle scuole: “Un regalo per il nuovo anno”. In fondo recava la firma enigmatica di Naoto Date.

Dal manga alla realtà

Alcuni di voi avranno già intuito il collegamento. Per gli altri serve una piccola precisazione.

Ricordate il cartone animato dell’Uomo Tigre (in inglese «Tiger Man»)? I più giovani probabilmente non ne avranno mai sentito parlare o lo conosceranno solo di fama, ma chi ha vissuto in una generazione precedente non può ignorarlo. Nato da un manga del 1969, è arrivato in Italia nel 1982 e ha spopolato tra i ragazzi per la sua semplicità e la sua storia (e, diciamolo, anche per la violenza che la solita censura italiana non è riuscita a nascondere).

Cos’ha a che fare con il titolo di questo articolo? Nel manga Naoto Date era un orfano che indossava la maschera di una tigre come copertura e lottava in un ring regolare contro altri combattenti del suo stampo, accumulando vittorie su vittorie grazie a tecniche sleali e alla crudeltà. Quando, un giorno, l’orfano Kenta lo incita a uccidere il suo avversario sconfitto, la bella Ruriko prega l’Uomo Tigre di cambiare il suo stile di lotta, affinché i piccoli non crescano con una morale distorta. Da quel giorno il feroce lottatore prende la via della correttezza e della lealtà.

Il protagonista è in realtà un personaggio che ha sempre avuto un cuore d’oro ma che le circostanze lo hanno messo di fronte a scelte estreme. Ricordando il suo passato di orfano, infatti, Naoto Date offriva le vincite dei suoi incontri agli orfanotrofi del Giappone. E qui ci allacciamo alla storia di apertura.

Effetto a catena

In Giappone la febbre dei manga spinge spesso i lettori, giovani o adulti, a impersonificare il proprio personaggio preferito (lo si vede per esempio con i cosplay). In questo caso però si è andati oltre. Lo sconosciuto è rimasto anonimo e si è firmato con un nome fittizio e significativo. Niente manie di protagonismo, niente fini secondari. Pura e semplice benevolenza.

Come spiega il sito di animemovieforever, questo gesto sembra avere innescato un fenomeno a catena che si è diffuso a macchia d’olio in tutto il Giappone. Ad Atsugi sono state donate 22 borse rosse colme di giocattoli; il messaggio allegato recitava: “Mi dispiace, non sono zaini – Naoto Date”. A Nanjo un uomo in moto ha lasciato tre pacchi davanti a un orfanotrofio ed è tornato in seguito per consegnarne altri cinque. E una donna di Nagasaki ha regalato degli zainetti a dei bambini disabili e si è dileguata come fumo al vento.

Ancora, un supermercato di Iwate ha ricevuto in yen il corrispondente di 900 euro con allegata una busta che riassumeva il concetto in atto: «Ci sono Tigerman in tutto il Giappone. Si prega di usare questi soldi per i nostri bambini più promettenti».

L’ABC parla di oltre novanta donazioni segnalate, che sono in continuo aumento. È prova di come un gesto semplice, individuale, possa raggiungere angoli lontani e portare effetti inaspettati. Basta che qualcuno dia il segnale di inizio. E che altri spargano la voce al pubblico.
È così che nasce dal niente un’idea geniale.

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