Quanto costa autopubblicare il proprio libro?

Scritto il 23 febbraio 2018

Tavolo vintage - Occhiali - Macchina da scrivere - Penna e caffè

Il self publishing (autopubblicazione) di un libro non è gratuito. A seconda delle proprie competenze, ci sono costi da sostenere e molto tempo da occupare [@01]

Chi sceglie di propria iniziativa il self publishing, senza tentare l’invio a una casa editrice, lo fa in genere per due motivi principali: la libertà d’azione e il guadagno più elevato per ogni singola copia venduta. C’è però un pericoloso luogo comune che si affaccia soprattutto davanti allo scrittore esordiente, e cioè che l’autopubblicazione sia gratuita, che non comporti nessuna spesa. È davvero così?

Vediamo in linea di massima un elenco degli elementi che potrebbero costituire un costo per voi. L’articolo è un po’ lungo, ma dopotutto anche le voci da considerare sono numerose.

Sommario

Conviene fare tutto da soli?
Un compromesso
La revisione (editing)
I costi dell’editing
La pubblicazione
La copertina
Costi per creare un file e-book
Costi per l’ISBN
Distribuzione e promozione
Marketing
Vendere di persona le copie cartacee

Conviene fare tutto da soli?

Innanzitutto apriamo una parentesi. Agli estremi avete due strade possibili da seguire:

1. Vi occupate voi di ogni parte della pubblicazione — dal formato del libro all’editing e al marketing: i costi saranno di sicuro bassi, ma in questo caso il rischio è di presentare un’opera di qualità medio-bassa, con errori inconsapevoli (perché se fate tutto da soli gli errori ci saranno: non fatevi illusioni su questo).

2. Voi vi occupate della scrittura, mentre affidate tutto il resto a persone esterne: editing, pubblicazione e promozione. Assomiglia molto ad affidare lo scritto a una casa editrice, ma si ha il vantaggio di un guadagno massimo sul prezzo di copertina e di una gestione completa. Il libro sarà di qualità, però i costi saranno elevati.

In entrambe le scelte dovete conteggiare un ulteriore parametro di cui a priori si tiene poco conto: il tempo che impiegate. È difficile da monetizzare, però è chiaro che nel primo caso dovete occupare molto più tempo per presentare un’opera discreta e ancora di più (molto di più) per poterla promuovere, visto quanto è alta la concorrenza.

Non fate l’errore di sottovalutare il fattore tempo: se affidandovi a professionisti esterni impiegate, per esempio, 6 mesi in tutto tra scrittura, editing e promozione, facendo tutto da soli potreste impiegare addirittura il doppio del tempo (e con risultati inferiori). I mesi risparmiati sono preziosi, perché vi permettono di concentrarvi sulla scrittura di un nuovo libro o su altre questioni.

La scelta migliore? Un compromesso

Un buon compromesso è fare da soli una parte del lavoro e affidare altri compiti ad esterni. Ad esempio potreste occuparvi voi della promozione e affidare l’editing a un professionista. I costi saranno contenuti e avrete un libro di qualità.
La scelta è personale e dipende da vari fattori: il denaro che potete spendere, il ritorno che prevedete di incassare e la vostra capacità nel gestire i vari passaggi del processo. In pratica dovete disegnare (virtualmente) le vostre “curve” di tempo e di spesa, e incrociarle con la curva del guadagno.

Quantificare le spese esatte è impossibile, perché dipendono dal numero di professionisti che contattate e al compenso che richiedono — senza contare, come dicevo, quei costi virtuali che derivano dal tempo occupato e non investito in altri progetti.

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Computer, fogli e matita

Convincere l’editore a pubblicare il vostro libro non è solo una questione di talento, ma anche di marketing. La presentazione va curata fino in fondo [@01]

Supponiamo di aver completato il libro in ogni sua parte e che abbiate intenzione di proporlo alle case editrici, affinché si occupino della produzione e della pubblicazione.

Vista la grande mole di materiale che arriva in una casa editrice, convincere l’editore a pubblicare non è facile. In questo fragente non conta soltanto il talento nella scirttura, ma anche come ci si propone e la capacità di attirare l’attenzione. In pratica, è un’opera soprattutto di marketing — fermo restando che la vostra opera deve essere di qualità per essere pubblicata da case editrici “serie”.

Vediamo alcuni consigli da seguire per gestire al meglio questa fase del percorso.

Sommario

Selezione della casa editrice
Impostare il testo del libro
Come scrivere la presentazione
— La lettera di accompagnamento
— Biografia

Selezionate con intelligenza

Innanzitutto, fate una ricerca delle case editrici che possono essere interessate al vostro argomento. È inutile e dannoso spedire il libro a un’azienda che non tratta il vostro tipo di prodotto: sarebbe come cercare di vendere una statuina in legno a un negozio di vestiti. Nella migliore delle ipotesi perdete soltanto tempo.

Quindi prima informatevi: navigate il sito internet delle case editrici, esplorate le loro collane, controllate i titoli dei libri che vende. Fatevi una lista delle case editrici che sono in linea con la vostra opera.

Tra le altre cose, controllate se la casa editrice ha specificato le regole per spedire un manoscritto.

Curate il libro

Cercate di rendere presentabile il contenuto del vostro libro.
Ci si aspetta naturalmente che sia esente il più possibile da errori e che abbiate fatto almeno una revisione approfondita. L’editore non si aspetta di certo un’opera perfetta, perché non vi state autopubblicando e le case editrici hanno anche il compito di revisionare in profondità prima di rilasciare l’opera sul mercato, ma dovete dimostrare di aver lavorato per evitare il più possibile gli errori. È anche indice di rispetto nei confronti dell’editor.

[Per dettagli, vedi l’articolo su come revisionare il libro una volta che lo avete scritto].

In ogni caso, conta molto anche l’impatto visivo. Usate caratteri comuni, leggibili e senza ghirigori o cornicette. Ricordatevi di inserire i numeri di pagina ed evitate ringraziamenti lunghi e dediche troppo sentimentali, che vi faranno apparire piuttosto infantili.

Non mettete il vostro nome su tutte le pagine: dà l’idea che siate paranoici e che non vogliate che qualcuno vi rubi lo scritto.

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Casa editrice alla Christian Science Plaza

Se un editore vi chiede un contributo per pubblicare, la cosa migliore è rifiutare. In genere si traduce in una spesa senza assistenza e senza distribuzione [@01]

Se avete inviato la vostra opera alle case editrici per chiedere di valutarla e di pubblicarla, di sicuro vi sarà capitato di ricevere delle risposte positive ed entusiaste di editori che accettavano in cambio «di un contributo iniziale da parte vostra» o «dell’acquisto di un numero iniziale di copie».

Capita spesso che gli autori che non ricevono delle risposte da parte della principali case editrici finiscano per considerare l’idea di accettare una proposta simile. Il pensiero è che, piuttosto di non essere pubblicati, si può fare quella spesa iniziale (in genere nell’ordine di 1000-2000 €) e rischiare.

Al contrario, chiunque abbia un po’ di esperienza nel settore vi consiglierebbe di tenervi lontani da proposte simili. Vediamo i motivi.
Se alla fine dell’articolo siete ancora scettici e volete avere dei dati statistici, date un’occhiate all’ottima indagine di Morgan Palmas (trovate il link tra le fonti).

Sommario

L’autore ha lavorato e va pagato
Come si comporta la casa editrice a pagamento
Valutazione e revisione
Distribuzione
L’autore deve vendere le opere che compra
I rischi complessivi
Tiriamo le somme

Il libro è il frutto del vostro lavoro: chi lavora, viene pagato

Per creare il libro avete impiegato tempo e risorse. Soltanto scrivere fisicamente l’opera vi ha occupato qualche mese, senza contare gli eventuali studi di ricerca alle spalle, la realizzazione di uno “scheletro” da seguire come traccia (per esempio, lo schema cronologico del racconto) e le ore spese per rileggere e revisionare lo scritto una volta completato.

In breve, avete lavorato per mesi e avete creato un prodotto. Se dopo una valutazione l’editore ritiene valida la vostra opera e decide di pubblicarla, diventa un vostro “partner”, un socio di vendita se vogliamo. L’editore sfrutta la vostra proprietà intellettuale e, in cambio, vi offre dei servizi per appoggiarla. Parliamo di una vera e propria collaborazione.

Se invece di un libro aveste creato, per esempio, un mobile d’arte, il vostro socio non si sarebbe mai sognato di farvi pagare per distribuirlo. Il motivo è semplice: anche l’editore guadagna dalla vendita del vostro libro. Che senso ha pagare per un lavoro che avete fatto e sul quale, chi vi ha fatto pagare, guadagnerà ulteriormente?

La vostra opera non viene valutata e distribuita

C’è un aspetto importante da considerare. Quasi sempre l’editore che vi pubblica dietro il pagamento di un contributo lo fa senza nemmeno aprire la vostra opera. Le eccezioni ci sono, ma la prassi è spesso questa: l’editore riceve l’email con l’opera in allegato, non la apre e inoltra invece all’autore un’email standard di proposta.

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Alice Cordelia Morse - Copertina libro

La descrizione di copertina del libro deve catturare l’attenzione del lettore, quindi servono frasi brevi e parole capaci di suscitare emozioni [@01]

Se avete completato il vostro libro — che sia un racconto, una guida o un saggio — è probabile che vi troviate di fronte a una delle fasi più difficili: concepire una descrizione appropriata che rappresenti il contenuto.
La descrizione andrà innanzitutto a comporre il dorso della copertina (per la precisione, la «quarta di copertina»), ma sarà utile anche e soprattutto per promuovervi in rete: nella pagina del vostro sito di presentazione, nei forum, nei social, nelle piattaforme di self-publishing.

Non stiamo parlando della sinossi del libro, bensì di una facciata che attragga subito l’attenzione del pubblico e susciti il suo interesse. Già questo dovrebbe farvi capire che descrizione e sinossi sono due concetti ben diversi: il primo è per il “marketing”, il secondo per un approccio più professionale (per esempio se dovete presentare l’opera a una casa editrice).

Vediamo quindi come deve essere strutturata la descrizione del vostro libro e quali errori evitare.

Sommario

Troppi dettagli allontanano i lettori
Usa il punto di vista del lettore
Essere diretti e suscitare emozioni

Troppi dettagli allontanano i lettori

La tendenza di chi ha appena finito un libro è di mostrare al pubblico le sue parti migliori, mettendo in risalto gli argomenti più interessanti e le parti più attraenti. Dopotutto, l’autore ha speso mesi per prepararlo e persino riassumere al minimo richiede un bel po’ di parole.

Come dicevo, però, la descrizione non è solo un riassunto. Il rischio di un atteggiamento simile è di caricare il lettore di troppa carne al fuoco: nel mondo di oggi pochi si soffermano per più di qualche secondo su un testo e molti si scoraggiano non appena vedono un paragrafo fatto di troppe righe.

Quello che dovete fare è concentrarvi soltanto sul filone principale e ridurlo all’osso, aggiungendo però il fattore «emozionale». Cercate di restare sotto le 200 parole (ancora meglio, sotto le 150). Se nonostante gli sforzi continuate a creare una descrizione lunga, un buon modo per accorciarla è di partire da zero: riassumete il libro in una o due frasi, e solo in seguito aggiungete “il contorno”.

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Occhiali sopra a libro aperto

Revisionare un libro è la parte meno divertente del lavoro, ma necessaria: nessun lettore vuole tra le mani un’opera approssimativa [@01]

Avete finito la prima stesura del libro? Allora per voi inizia la parte più complicata e meno divertente: la revisione.

Mentre durante la scrittura del libro si poteva “lasciar correre” su certi dettagli e certe correzioni (anzi, è consigliato non soffermarsi troppo a lungo), la revisione vi obbliga a fare i conti con la professionalità e la rigidità. Ricordiamo che la vostra opera deve essere venduta, per cui il risultato non si deve limitare ai vostri gusti: sono i lettori a doverla apprezzare.

Sia che dobbiate autopubblicare il libro oppure prepararlo per spedirlo a un editore, è il caso di fare una revisione approfondita.

Sommario

Per revisionare serve tempo

I 5 passi della revisione:

  1. Controllo grammaticale
  2. Rileggere, tagliare e sistemare
  3. Far leggere il libro ad altri
  4. Sistemazione e un’altra lettura personale
  5. Ultimo controllo grammaticale

Per revisionare serve tempo

La prima cosa da fare è di mettersi nell’ordine delle idee che servirà del tempo per concludere la revisione e che probabilmente alla fine resteranno ancora degli errori, che dovrete sistemare da qua a qualche mese, magari su segnalazione di qualche lettore.
È normale e non c’è da farne un dramma: nessuna opera nasce perfetta.

Appoggiandovi a un agente letterario sarete sollevati da gran parte del lavoro (dietro il dovuto compenso), ma non sarete esonerati del tutto: dovrete comunque collaborare con il correttore, dare la vostra opinione, accettare o rifiutare i tagli. Inoltre il mio consiglio è di eseguire almeno un controllo grammaticale prima di passarlo all’agenzia: gli darete la possibilità di concentrarsi più sul contenuto che sui vostri errori di italiano.

Quando invece vi autopubblicate, la questione si fa ancora più complicata: serve tempo, pazienza, spirito critico. Come in qualsiasi prodotto che deve essere messo sul mercato.
Vediamo in ordine quali sono le azioni che dovete considerare.

I 5 passi della revisione: controlli, letture, tagli e sistemazioni

Interagendo con altri scrittori che hanno deciso di autopubblicarsi ho incontrato diversi approcci di revisione. A mio parere, questi sono i 5 punti minimi da considerare per ottenere una discreta revisione del libro.

1. Controllo grammaticale

Partite sempre dal controllo grammaticale. I programmi di scrittura più comuni lo integrano sempre e vi toglieranno una buona parte del lavoro futuro.

Si presume che, come scrittori, abbiate una certa conoscenza delle regole grammaticali: in caso contrario meglio ripassarle (anche se avreste dovuto farlo prima di gettarvi nella scrittura…). È chiaro che persino agli esperti ogni tanto sorge qualche dubbio, visto che la grammatica è piena di eccezioni, per cui il web può dare un ottimo aiuto.

Per il ripasso di alcune regole potete fare riferimento alla sezione “Grammatica: regole ed errori“.

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EBook Reader e caffe

La lista dei siti che mettono a disposizione degli eBook gratuiti da leggere o da scaricare si moltiplicano a vista d’occhio. Gran parte sono in lingua inglese, ma se ne trovano anche nella lingua nostrana [@01]

I libri digitali non riusciranno mai a sostituire l’odore e la sensazione della carta tra le mani, ma dalla loro parte hanno altri vantaggi innegabili. Gli eBook Reader si stanno moltiplicando a vista d’occhio, diventando sempre più sofisticati e (almeno alla vista) simile ai libri cartacei.

Di seguito trovate un elenco dei siti in ordine alfabetico che propongono eBook gratuiti da scaricare o da leggere online. Se cercate dei racconti, per gran parte si trattano di classici (visto che sono liberi da copyright); ma se siete a caccia di testi divulgativi trovate un po’ di tutto, dagli articoli alle guide utili e ad interi testi libri messi a disposizione da esperti “moderni”.

Da notare che potrebbero anche mettere a disposizione degli eBook a pagamento insieme a quelli gratuiti. Inoltre alcuni link potrebbero portare a siti esterni, da cui potrete scaricare o leggere i libri elettronici. Dalla lista sono stati presi in considerazione soltanto i siti che offrono una discreta varietà di eBook gratuiti, mentre sono stati tralasciati quelli che si occupano soprattutto di vendita di libri.

Sotto a ogni voce trovate una breve descrizione e la data in sui è stata inserita o aggiornata.
La sezione “Libri in lingua italiana” comprende tutti i siti che mettono a disposizione libri anche nella nostra lingua, oltre a quelli stranieri, mentre nella sezione “Libri in lingua straniera” troverete eBook di qualsiasi lingua a esclusione dell’italiano.

L’articolo sarà aggiornato di continuo. Se avete qualche altro sito da segnalare, scrivetelo pure nei commenti e provvederò ad aggiungerlo.

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Elenco dei libri con titoli

La scelta del titolo è personale, ma deve seguire alcune regole: meglio breve, senza spoiler di trama e che sia capace di ispirare curiosità [@01]

Decidere quale sarà il titolo del nostro saggio o racconto è la parte più complicata del lavoro.
I più fortunati partono con il titolo già in testa ancora prima di iniziare a scrivere oppure lo recuperano subito non appena finiscono l’opera. I meno fortunati (la maggior parte degli scrittori) lottano con se stessi durante l’intera stesura del libro per trovare un titolo adatto, rimodellandolo o facendosi una lista delle voci possibili.

Il metodo è soggettivo, dipende molto dall’organizzazione mentale e dalla psicologia rigida o malleabile dello scrittore, ma in ogni caso ci sono alcuni elementi da considerare per evitare degli errori da principiante. Teniamo conto che stiamo scrivendo un’opera che sarà venduta: il titolo non deve essere per noi stessi, ma per il pubblico che andrà a cercarlo in mezzo a migliaia di altri libri simili ai nostri.

In linea con il contenuto e senza spoiler

Regola d’oro: il titolo deve riflettere il contenuto del libro o almeno parte di esso. Può sembrare inutile rimarcarlo, eppure si leggono spesso delle intestazioni che non hanno niente a che vedere con il testo e che vengono scelte soltanto per attirare l’attenzione del lettore.

Il titolo non deve per forza essere generico e “includere” l’intera trama o saggio letterario: può riferirsi a una parte precisa, a un elemento importante o a una metafora che rappresenti il contenuto.

Se stiamo scrivendo un racconto, facciamo bene attenzione affinché il titolo non vada a rovinare la trama. J. R. R. Tolkien non ha intitolato la sua saga La caduta di Mordor, che avviene a fine storia, ha preferito un più generico Il signore degli anelli, che rende un’idea chiara del contenuto e non va comunque a rovinare la trama.
Ci possono essere delle eccezioni volute dall’autore, ma di solito gli spoiler (rivelazioni anticipate della trama) non sono ben visti.

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Libro, ebook e smartphone

Calibre è un ottimo strumento che permette di catalogare la vostra libreria e di convertire le opere nei più comuni formati eBook: ePub, Mobi, PDF [@01]

Visto che quello dell’eBook è un mercato in espansione, è quasi obbligatorio per un autore mettere a disposizione la sua opera nei formati ePub e Mobi. A parte abbattere i costi di stampa e raggiungere più lettori, l’eBook permette all’autore un guadagno netto più alto rispetto al cartaceo e permette l’apertura verso numerosi canali di vendita.

Calibre è uno dei programmi gratuiti più popolari per trasformare un libro in un eBook, oltre che per catalogare la vostra libreria personale. La versione a cui faccio riferimento nell’articolo è Calibre 3.11.1, che potete scaricare dal sito ufficiale. Installatelo seguendo la procedura e apritelo.

A scopo di esempio per l’articolo caricherò una versione di prova del mio libro Legge Massima, che fa parte della saga di fantascienza Nuova Alba, e lo convertirò in formato ePub. La procedura per la conversione in altri formati è identica.

Preparare e importare il libro

Se non avete ancora scritto la vostra opera e non sapete da dove iniziare, potete usare il modello di esempio che vi ho proposto qualche tempo fa da aprire con Word.

Una volta scritto il vostro libro (in formato .doc o .docx) dovrete convertirlo in .rtf per farlo leggere a Calibre: in Word andate nel menu “File” e scegliere “Salva con nome”. Nella lista tra i tipi di documento disponibili troverete l’estensione «Rich Text Format (*.rtf)».

A questo punto aprite Calibre e trascinate il vostro file .rtf nell’area libera: il vostro file sarà aggiunto alla libreria.

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Mani, penna e libro bianco

L’uso delle maiuscole e delle minuscole non è così immediato e spesso le regole sono soltanto una guida da seguire. Il buon senso ci spinge a distinguerle soprattutto quando posso creare confusione [@01]

Secondo le regole della grammatica italiana, le maiuscole dovrebbero essere usate soltanto in due casi: con i nomi propri e dopo il punto.
Se state scrivendo un racconto potete concedervi qualche licenza in più, per esempio facendo uso di acronimi in maiuscolo per attirare l’attenzione o staccare dal testo; è una prassi frequente nei libri polizieschi, dove si citano spesso i reparti amministrativi.

Teniamo presente comunque che l’abuso delle maiuscole rende lo scritto faticoso e pesante da leggere, per cui devono essere usate con parsimonia. Soprattutto quando la vostra opera non è un racconto, ma un saggio o un testo di divulgazione, bisogna fare particolare attenzione.

Tutti i nomi di battesimo vanno, naturalmente, con la lettera iniziale maiuscola. Meno ovvio è capire come comportarci davanti agli altri sostantivi.

Sommario

Elementi sempre minuscoli o maiuscoli
Sigle e acronimi
Popoli e titoli letterari
Organizzazioni, enti e titoli onorifici
Geografia e monumenti
Argomenti tecnici o scientifici

Elementi da scrivere sempre in minuscolo o in maiuscolo

Ci sono alcuni elementi che vanno sempre scritti in minuscolo o con l’iniziale maiuscola, senza eccezioni. Riporto un elenco (che comunque non è esaustivo).

Termini sempre in minuscolo
– lingue: italiano, inglese, spagnolo.
– valute: euro, dollaro, lira.

Termini sempre in maiuscolo
– nomi di battesimo: Anna Bianchi, Mario Rossi.
– nomi zodiacali: Ariete, Leone, Pesci.

Sigle e acronimi

Per quanto riguarda le sigle di uso comune, ormai è normale scriverle tutte in minuscolo: laser, html, sms.

L’acronimo vero e proprio andrebbe scritto interamente in maiuscolo, come per esempio «NATO». Come dicevo, però, le maiuscole appesantiscono la lettura, per cui se avete troppi acronimi e sigle nella stessa pagina è il caso di evitarlo.

Di solito si preferisce lasciare soltanto la prima lettera in maiuscola, come «Nato», oppure usare un tipo di font (cioè famiglia di caratteri) diverso rispetto al testo. Quindi i seguenti esempi potrebbero andare bene a seconda di come vengono usati nell’opera:

Ho comprato una nuova stampante laser.
LASER è l’acronimo per “Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation”.
Ho contattato l’Enel per un errore nella fattura.

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Libro Autobiografia di Benjamin Franklin

Esistono dei formati diffusi per la stampa dei libri. I programmi di editor professionali ci aiutano a evitare errori [@01]

La stampa di un libro richiede dei formati precisi, in genere messi a disposizioni dalla case editrice o dal sito web che lavora «print on demand» (POD: sono servizi che permettono di stampare il vostro libro soltanto quando il lettore lo acquista). Di solito vi basta cercare nel sito del servizio e scaricare il modello di base su cui andrete a scrivere.

In questo articolo potete scaricare un file .doc già predisposto per quanto riguarda il layout, i parametri e la posizione dove andrete a scrivere i vari contenuti: titolo, copyright, capitoli, ecc.
Il formato presentato è il 6 x 9 pollici (cioè 15,24 x 22,86 cm): si tratta di una tra le dimensioni più diffuse e che quindi si potrà adattare a tutte le POD in cui andrete poi a caricare il file.

Sommario

Template da scaricare
Il programma di scrittura da usare
Impostazioni di pagina e layout
Informazioni sul contenuto

Template da scaricare

Potete scaricare il file direttamente dal link qui sotto. Il modello è già pronto per essere compilato e comprende i numeri di pagina. Continuando a leggere l’articolo trovate i parametri con cui è stato costruito e alcune informazioni utili sugli elementi da compilare.

Il modello da usare per la scrittura del vostro libro [file pronto da scaricare]

Il programma di scrittura da usare

Per poter riempire il file con i vostri contenuti è richiesto che abbiate a disposizione Microsoft Word. Si tratta di un software proprietario, da acquistare, per cui la domanda ovvia è: perché non usare un programma di editor gratuito al suo posto, come OpenOffice?

Vi consiglio l’uso di Word per tre motivi:
– è professionale e vi permette di gestire in modo agevole qualsiasi esigenza di scrittura abbiate. Per quanto i programmi gratuiti abbiano raggiunto un’alta professionalità, non sono arrivati al suo livello. Il che è naturale: Microsoft ha alle spalle un team pagato per cercare di renderlo perfetto.
– usando sempre questo software troverete meno problemi di compatibilità se, per esempio, dovrete far aprire il file sul computer di qualcun altro (Word è il programma più diffuso ed è probabile che i vostri conoscenti lo usino a loro volta).
– soprattutto, in passato mi è capitato di non riuscire a convertire correttamente in ePub un file creato con OpenOffice: il programma di conversione riconosceva delle anomalie nelle interruzioni di pagina, situazione che non mi è mai successa con Word.

OpenOffice, e software simili, vanno benissimo per documenti non professionali, ma se volete fare della scrittura uno dei vostri lavori è il caso di spendere qualcosa in più e di acquistare un programma a pagamento.

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