Scrivania, notebook, libro
I social network non sono gli unici canali che possiamo sfruttare per promuovere online il libro. Siti web, blog e forum devono essere sempre considerati [@01]

Abbiamo già visto in un articolo come internet sia una via essenziale per promuovere il libro e quale linguaggio usare per attirare i lettori online. Adesso entriamo nel dettaglio e parliamo dei canali nello specifico: i siti web, i social network e i blog.

Sommario

Siti web e blog
– Per conoscervi e contattarvi
– I blog sono utili?
Social network
– Come attirare l’attenzione
– Quali social sfruttare
– I forum: un particolare tipo di social

Siti web e blog

Vista l’importanza dei social, che vedremo tra poco, è obbligo chiedersi se valga ancora la pena di creare un sito web dedicato o addirittura un blog. Per quanto riguarda il sito web non ci sono dubbi sulla risposta: sì, ne vale senz’altro la pena. Oserei dire che è fondamentale avere un sito di atterraggio dove i lettori possono raggiungervi e contattarvi.

In questo caso posso riportarvi la mia esperienza personale perché gestisco un portale da anni e, tra successi e fallimenti, ho notato una visibile crescita di visite con il trascorrere del tempo.

I primi anni sono i più difficili, perché i risultati tardano ad arrivare e si ha l’impressione di aver faticato tanto per niente, di aver sbagliato il percorso. Ma basta che uno dei vostri articoli o link raggiunga il posto giusto e le visite aumenteranno in modo esponenziale. L’importante è non arrendersi soltanto perché non vedete dei risultati immediati.

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Libri aperti sul tavolo con penna e libreria
L’uso di termini complicati invece dei più comuni appesantisce il testo e costringere il lettore a riguardarlo. Nei casi peggiori, lo rende incomprensibile [@01]

Date un’occhiata ai libri che avete in casa vostra e fate una valutazione: avete apprezzato di più i libri scorrevoli, che si sono fatti capire senza troppo sforzo, oppure le opere scritte in modo più ricercato che vi hanno obbligato spesso a una rilettura?

È una questione di gusti, alcuni preferiscono i “mattoni” alla semplicità, ma visto che siete voi stessi degli scrittori quello che dovete fare è immedesimarvi nella fetta di lettori più diffusa. E naturalmente, il lettore medio non ha nessuna voglia di scervellarsi quando deve capire una frase.

Questo principio è valido sia per i racconti, sia per i saggi, sia per le opere scientifiche e letterarie (e anche nel parlato). E dovrebbe essere valido persino per le tesi, le tesine e quant’altro. Ci possono essere delle rare eccezioni, se per esempio il libro è stato costruito apposta per contenere una vena “aulica”, però la norma dovrebbe essere che «il semplice è sempre preferibile al complicato». Dopotutto il nostro scopo è farci capire dai lettori, altrimenti cosa scriviamo a fare? Per ingigantire il nostro ego?

Termini da evitare

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, vediamo un elenco di parole complicate che sarebbe il caso di sostituire con forme più semplici. In linea generale, dovreste usare le stesse parole del normale dialogo in famiglia o che rivolgete agli amici invece di cercare per forza dei termini alternativi.

La lista è solo una traccia e vale la pena di ricordare che le voci a sinistra non sono da evitare del tutto: vanno solo usate con parsimonia e/o quando servono, per esempio se abbiamo bisogno di un sinonimo o se la frase è troppo piena di termini con un suono simile. Quello che non dobbiamo fare è di usarle come “regola”.

  • acquistare => comprare
  • attendere => aspettare
  • comprendere => capire
  • condurre => portare
  • decesso => morte
  • effettuare => fare
  • ella => lei
  • eseguire una ricerca => cercare
  • giungere => arrivare
  • modalità => modi
  • molteplici => molti
  • orbene => dunque/quindi
  • recarsi => andare
  • risulta ovvio che… => è ovvio che…
  • tipologia => tipo
  • utilizzare => usare
  • vi sono => ci sono
  • visionare => vedere

Nell’elenco non riporto i termini sorpassati e che compaiono solo nelle poesie («speme, mi rimembro») perché, è quasi inutile specificarlo, non vanno mai usati negli scritti più diffusi e, a mio avviso, non andrebbero usati nemmeno se state scrivendo una poesia moderna.

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Lettura di un libro in mezzo al verde. Primo piano sul libro e sulle mani
Leggere sviluppa la memoria, l’empatia, il senso critico e attiva aree del cervello che di solito non usiamo [@01]

[Questo articolo si trova anche su One Mind]

Che leggere faccia bene lo sappiamo e non solo perché ce lo dicono gli esperti di neuroscienza: ce ne rendiamo conto per le sensazioni che proviamo sul momento e per quello che ci resta in seguito. Forse però non ci accorgiamo di quali effetti positivi abbia un libro sul nostro cervello e per quanto tempo si prolunghino.

Anche se non sappiamo di preciso la durata, ci sono stati studi sul campo che hanno dimostrato come i risultati si protraggano per giorni; e questo non dipende da cosa si legge, sebbene gli effetti migliori si abbiano sui nostri libri preferiti.

Ho raccolto numerose fonti sugli effetti della lettura e ho riassunto i punti qui sotto. La conclusione è evidente: leggere fa bene, non è un luogo comune, e vista la sua importanza il consiglio è di mettere un libro tra le mani di vostro figlio già da piccolo, partendo dalle favole illustrate. Con il tempo ci penserà da solo a coltivare la sua passione!

Sommario

Combatte lo stress
Neuroni specchio ed empatia
Sentiamo e vediamo l’irrealtà
Sviluppa la memoria
Cultura, linguaggio e senso critico

Combatte lo stress

I ricercatori dell’Università del Sussex hanno concluso che con 6 minuti di lettura al giorno possiamo ridurre lo stress addirittura del 68%. È un effetto persino più potente della musica (riduce lo stress del 61%) o di una passeggiata benefica (42%).

Il motivo? La lettura inganna il nostro corpo, perché porta il cervello ha concentrarsi meno sui muscoli e sui nervi e quindi a rilassarsi.

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Pila di libri con vecchie copertine
I microstock sono siti che mettono a disposizione foto e disegni da scaricare a poco prezzo, utili per cercare le foto adatte alle copertine dei nostri libri [@01]

Se avete deciso di autopubblicare il libro, uno dei passaggi indispensabili è la creazione della copertina. A meno che non abbiate un amico grafico a cui affidarvi o non siate voi stessi degli artisti o dei fotografi in gamba, dovrete procurarvi l’immagine di copertina in qualche modo.

La selezione della copertina deve essere ben ponderata, perché è la presentazione del vostro libro nel web o nelle librerie. Vista la grande quantità di libri in giro, infatti, è quasi sempre la copertina ad attirare i lettori e solo in un secondo momento il contenuto. Senza una buona copertina, nessuno si fermerà a leggere la descrizione del vostro libro (ricordiamoci sempre che anche la quarta di copertina ha la sua importanza).

Il modo migliore per trovare un’immagine è di rivolgersi a un disegnatore esperto che vi potrà creare una copertina unica e attraente, ma a prezzi quasi mai economici (il talento si paga, giustamente). Ma esiste un altro sistema: cercare l’immagine tra i siti di microstock.

Sommario

Che cosa sono i siti di microstock
— Come funziona il microstock
Elenco dei siti di microstock
Quale immagine devo comprare?
— Quali caratteristiche deve avere l’immagine

Che cosa sono i siti di microstock?

Il «microstock» è un termine che unisce le parole micropayment e stock photography: in pratica sono siti dove i fotografi possono caricare le loro foto e venderle a basso prezzo. In questi siti, tra l’altro, non si trovano solo foto ma anche disegni e immagini artistiche per illustrazioni; in pratica il genere che potrebbe esservi utile per la copertina di un racconto.

Chiunque di noi può iscriversi a un sito di microstock e caricare le proprie foto, ma naturalmente saranno soltanto le immagini migliori o che il pubblico cerca a essere vendute. Nel nostro caso, noi autori in cerca di una copertina facciamo parte del pubblico che si iscrive per acquistare l’immagine e non per caricarla, per cui ci concentriamo su questo aspetto.

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Come superare il blocco dello scrittore

Scritto il 29 Novembre 2018

Blocco dello scrittore

Il blocco dello scrittore è una sindrome psicologica temporanea. Sapendo quali sono le cause e come gestirla, uscirne è piuttosto facile [@01]

Il contenuto del libro è solido, abbiamo le idee chiare e stiamo scrivendo una parola dopo l’altra. I capitoli già completati ci convincono e sappiamo bene quale sarà il prossimo passo da scrivere per finire la trama o l’argomento di cui stiamo parlando.

Prendiamo la penna o ci mettiamo davanti alla tastiera, scriviamo una frase… e poi vuoto totale. Le parole che mettiamo nero su bianco ci sembrano sbagliate, inadatte a quello che vogliamo effettivamente dire, persino infantili. Arrivano i dubbi che anche le parti già scritte siano da rivedere e che sia il caso di modificare il pezzo successivo.

Benvenuti nel peggiore incubo di chi ha scelto il mestiere dello scrivere: il blocco dello scrittore.

Sommario

È una questione di psicologia

Consigli per uscire dal blocco dello scrittore
1. Calmatevi e prendete tempo
2. Organizzatevi
3. Imparate ad andare oltre
4. Una buona idea è solo il punto di partenza
5. Come ritrovare la trama
6. Mai rinunciare, persevera

È una questione di psicologia

Prima o poi capita a tutti, perché il dubbio fa parte della natura umana, e questo non riguarda soltanto la scrittura. Dubitare di noi stessi ci permette di migliorarci, ci costringe a guardarci attorno per imparare e rinnovarci. Quando però la “perfezione” diventa un’ossessione, il blocco può essere frequente ed è quindi necessario imparare a gestirlo.

Se durante la stesura di un libro non vi è mai capitato di bloccarvi su almeno un pezzo potete ricadere in tre casistiche:
1. siete dei talenti come pochi nel campo della scrittura
2. vi siete preparati bene in anticipo
3. è probabile che abbiate scritto un’opera da rivedere, frettolosa e con parti poco curate.

A meno che non ricadiate nel primo punto (in questo caso c’è poco da dire), vi capiterà per forza di cambiare la vostra psicologia durante la lunga scrittura di un libro e quindi di provare delle incertezze. Quello che all’inizio vi sembrava buono potrebbe non piacervi più; oppure vi sembra ancora buono, ma non riuscite a metterlo giù come vorreste.

Il blocco dello scrittore è normale, colpisce anche gli autori più rodati. L’importante è non abbattersi e capire come uscirne.

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Canva - Esempio

Canva è uno strumento gratuito per la creazione di copertine per libri. Il punto di forza è la facilità d’uso e le risorse messe a disposizione allo scrittore

La copertina è la vostra targa di presentazione. Inutile girarci intorno: a meno che non siate già famosi, senza una buona copertina le vendite di un libro (anche ben scritto) faranno fatica a decollare.

Per capirlo basta guardare come si comporta la gente quando si trova davanti a uno scaffale. Se un lettore non sta cercando un libro preciso, la sua attenzione andrà alle copertine particolari, ben impostate e che attirano a colpo d’occhio. La vista è l’unico parametro che abbiamo per poter decidere cosa sfogliare in mezzo a un mare di libri che non conosciamo.

Ma cosa fare se non siete dei bravi grafici e non sapete dove mettere le mani per iniziare? Una delle soluzioni è affidarsi agli strumenti gratuiti che vi mettono a disposizione le risorse che vi mancano, magari con poco sforzo.

Uno di questi tool è Canva.

Facilità d’uso e risorse pronte

Canva è uno strumento nato per aiutare proprio chi non ha esperienza di grafica o chi ha poco tempo per creare un progetto, perché si propone di realizzare un’immagine con pochi trascinamenti del mouse. Una bozza molto convincente di copertina potete averla già pronta in 5-10 minuti.

Dare vita alle copertine è solo uno dei progetti che Canva mette a disposizione: può aiutarvi a creare documenti, banner, grafici, strisce di fumetti, calendari di eventi, ecc. Nel nostro caso ci concentreremo sulle copertine dei libri.

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Immagini che escono dalla storia di un libro

Le sviste nelle trame possono far storcere il naso ai lettori e impoverire il vostro racconto. Meglio crearsi una scaletta utile a tenere traccia dei cambiamenti [@01]

In un racconto la trama non è tutto. È bene tenerlo presente, perché spesso si tende a concentrarsi soltanto sull’ambientazione e sugli eventi tralasciando altre questioni molto importanti, come può essere la buona definizione dei personaggi. Un racconto ben costruito vale poco se i personaggi sono piatti, senza carattere e senza realismo.

Detto questo, la trama è senz’altro il punto centrale dell’opera e va organizzata. C’è chi preferisce improvvisare sul momento, ma questo approccio può andare bene per le “sotto-trame”; la linea generale della trama, al contrario, dovrebbe sempre essere preparata in ogni sua parte.

L’utilità di avere una struttura preparata prima di iniziare a scrivere si può riassumere in due punti:
– si mantiene la coerenza generale, cioè non si rischia di creare un filone assurdo e con pezzi scollegati tra loro;
si riduce il più possibile il blocco dello scrittore, visto che sapete già dove volete «andare a parare».

Quelli che seguono sono dei consigli generali e vanno adattati in base al tipo di racconto. Infatti è impossibile prevedere tutte le casistiche, anche perché il mondo della scrittura è in evoluzione e gli stili cambiano con il passare degli anni.

Sommario

Linea temporale degli eventi
Coerenza tra eventi e la questione dei viaggi
Salti tra passato e futuro
Trame senza tempo

Evoluzione dell’ambiente: oggetti e personaggi
Realismo nei fatti
Carattere e aspetto dei personaggi
Equipaggiamento dei personaggi

Linea temporale degli eventi

La buona cronologia a mio avviso è uno dei fattori principali che danno vita a una buona o a una cattiva trama. Se togliamo alcune branche del fantasy (come le fiabe) e della mitologia, non esiste un romanzo senza una linea temporale che si possa seguire passo per passo una volta riordinata.

Il consiglio è di crearvi un riassunto della storia a punti, elencando i fatti secondo l’ordine cronologico, anche se poi nel racconto decidete di muovervi a salto: in questo modo non rischiate errori grossolani, soprattutto se avete una trama complicata.

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Social Network - Interazione digitale

Capire la psicologia dei potenziali lettori ci aiuta a usare un linguaggio adatto e ad attirare la curiosità, fino a spingerli ad acquistare il nostro libro [@01]

Internet è una fonte con un potenziale illimitato per catturare i lettori e spingerli a interessarsi del vostro libro. A differenza della promozione “reale” (offline), avete la possibilità di raggiungerli ovunque e in qualsiasi momento, oltre che a scegliere il vostro obiettivo con più facilità.

Proprio perché l’offerta di strumenti sul web è enorme, è necessario selezionare. Prima di darvi da fare dovete pianificare, altrimenti correte il rischio di consumare le energie e il denaro per proporvi alla gente sbagliata e nel modo sbagliato.
In questo articolo non ci concentriamo sulle piattaforme e sui social, ma sul modo con cui dovete attirare i lettori, qualunque sia il mezzo che usate.

Sommario

Capire a chi rivolgersi
Quale linguaggio usare
Libri per giovani e per adulti
Cosa fare con un pubblico più maturo
Quali argomenti per attirare il lettore
1. Attirare la curiosità
2. Pubblicità? No, grazie
3. Usare un linguaggio diretto

Prima di tutto, capire a chi rivolgersi

Ogni saggio, guida o racconto ha un proprio gruppo di potenziali lettori. Capire a chi possa essere destinato non è sempre così immediato, soprattutto se il vostro libro esce dai soliti schemi, perché in questo caso non potete contare nemmeno sui dati statistici.

La prima cosa da fare, quindi, è immedesimarvi nelle varie tipologie di lettori e capire a chi puntare. La scelta è importante per stabilire se usare un linguaggio più elementare o più adulto, se usare o evitare termini tecnici e se mantenere il dialogo su toni un po’ più formali (come vedremo tra poco, anche per i saggi più tecnici è buona cosa essere “colloquiali”).

In particolare ponetevi queste domande:
– che età potrebbe avere il mio lettore medio?
– in quale luogo geografico può trovarsi?
– che tipo di psicologia potrebbe attrarre un lettore a comprare il mio libro?

Quale linguaggio usare in base al lettore

Se scrivete libri scolastici o un fantasy per ragazzi è chiaro che il vostro approccio dovrà essere del tutto diverso dal proporre una guida di viaggio o un romanzo dai temi forti. Persino tra bambini e adolescenti la psicologia cambia completamente.

Ricordiamoci comunque che stiamo proponendo un libro online: se state pubblicizzando un’opera destinata ai piccoli, non troverete i bambini a commentare i vostri post; al contrario dovrete conquistare i genitori che saranno interessati a comprare un regalo per il figlio. Il vostro obiettivo, quindi, non sarà il bambino, ma il genitore.

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Stretta di mano

Gli editori che pubblicheranno il nostro libro vanno selezionati con criterio per evitare di essere disillusi o, peggio, di cadere vittima di truffe [@01]

La tecnologia moderna ha alzato in modo esponenziale la concorrenza tra gli scrittori, al punto da rendere “saturo” il mercato in certi settori narrativi. Nelle opere di saggistica succede più di rado, ma può capitare.

Il vantaggio di avere almeno un computer per casa è che tutti si possono improvvisare scrittori e dare sfogo alla propria vena artistica. Il rovescio della medaglia è che gli editori si possono trovare con una coda lunghissima di opere da vagliare, molte delle quali di scarso valore e che fanno perdere loro del tempo a sfavore dei libri più meritevoli.

Ecco perché se arriva una proposta, soprattutto se è il vostro primo libro, la tentazione di accettare è molto alta. In realtà ci sono delle questioni importanti da valutare prima di accettare: anzi, si deve fare un’analisi per selezionare gli editori da contattare prima ancora di inviare loro una proposta. Vediamo alcuni consigli in proposito.

Sommario

Grande editore o piccolo editore
Selezionare gli editori utili
Createvi una lista di case editrici
Ricerche e controlli sull’editore
Le recensioni degli scrittori
Controllo sulla distribuzione

Grande editore o piccolo editore?

È chiaro che il primo pensiero va alle grandi case editrici che hanno una vasta distribuzione e un’ampia esperienza sul campo, come la Mondadori o la Fanucci — solo per citarne un paio.

Se siete agli esordi può capitare di ottenere un contratto con un queste aziende leader, ma è piuttosto improbabile. Il primo motivo è la concorrenza di cui abbiamo parlato sopra, visto che queste case editrici sono le prime a essere “prese d’assalto”; il secondo motivo è che possono permettersi di investire su scrittori già famosi per coprire le spese e potrebbero quindi concedere meno spazio agli esordienti.

In ogni caso, se siete esordienti, non è detto che le grandi case editrici vi diano la giusta visibilità solo perché hanno deciso di firmare un contratto con voi e quindi non è detto che il vostro risultato economico sia garantito come invece è incline a pensare l’opinione comune.
Al contrario, spesso il piccolo-medio editore si dà più da fare per promuovervi, visto che deve selezionare più attentamente i suoi scrittori.

Il consiglio quindi è di non fermarsi alle case editrici più famose e di rivolgersi anche (e soprattutto) ai piccoli editori. Questo, naturalmente, se non avete già un nome famoso da sfruttare.

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Quanto costa autopubblicare il proprio libro?

Scritto il 23 Febbraio 2018

Tavolo vintage - Occhiali - Macchina da scrivere - Penna e caffè

Il self publishing (autopubblicazione) di un libro non è gratuito. A seconda delle proprie competenze, ci sono costi da sostenere e molto tempo da occupare [@01]

Chi sceglie di propria iniziativa il self publishing, senza tentare l’invio a una casa editrice, lo fa in genere per due motivi principali: la libertà d’azione e il guadagno più elevato per ogni singola copia venduta. C’è però un pericoloso luogo comune che si affaccia soprattutto davanti allo scrittore esordiente, e cioè che l’autopubblicazione sia gratuita, che non comporti nessuna spesa. È davvero così?

Vediamo in linea di massima un elenco degli elementi che potrebbero costituire un costo per voi. L’articolo è un po’ lungo, ma dopotutto anche le voci da considerare sono numerose.

Sommario

Conviene fare tutto da soli?
Un compromesso
La revisione (editing)
I costi dell’editing
La pubblicazione
La copertina
Costi per creare un file e-book
Costi per l’ISBN
Distribuzione e promozione
Marketing
Vendere di persona le copie cartacee

Conviene fare tutto da soli?

Innanzitutto apriamo una parentesi. Agli estremi avete due strade possibili da seguire:

1. Vi occupate voi di ogni parte della pubblicazione — dal formato del libro all’editing e al marketing: i costi saranno di sicuro bassi, ma in questo caso il rischio è di presentare un’opera di qualità medio-bassa, con errori inconsapevoli (perché se fate tutto da soli gli errori ci saranno: non fatevi illusioni su questo).

2. Voi vi occupate della scrittura, mentre affidate tutto il resto a persone esterne: editing, pubblicazione e promozione. Assomiglia molto ad affidare lo scritto a una casa editrice, ma si ha il vantaggio di un guadagno massimo sul prezzo di copertina e di una gestione completa. Il libro sarà di qualità, però i costi saranno elevati.

In entrambe le scelte dovete conteggiare un ulteriore parametro di cui a priori si tiene poco conto: il tempo che impiegate. È difficile da monetizzare, però è chiaro che nel primo caso dovete occupare molto più tempo per presentare un’opera discreta e ancora di più (molto di più) per poterla promuovere, visto quanto è alta la concorrenza.

Non fate l’errore di sottovalutare il fattore tempo: se affidandovi a professionisti esterni impiegate, per esempio, 6 mesi in tutto tra scrittura, editing e promozione, facendo tutto da soli potreste impiegare addirittura il doppio del tempo (e con risultati inferiori). I mesi risparmiati sono preziosi, perché vi permettono di concentrarvi sulla scrittura di un nuovo libro o su altre questioni.

La scelta migliore? Un compromesso

Un buon compromesso è fare da soli una parte del lavoro e affidare altri compiti ad esterni. Ad esempio potreste occuparvi voi della promozione e affidare l’editing a un professionista. I costi saranno contenuti e avrete un libro di qualità.
La scelta è personale e dipende da vari fattori: il denaro che potete spendere, il ritorno che prevedete di incassare e la vostra capacità nel gestire i vari passaggi del processo. In pratica dovete disegnare (virtualmente) le vostre “curve” di tempo e di spesa, e incrociarle con la curva del guadagno.

Quantificare le spese esatte è impossibile, perché dipendono dal numero di professionisti che contattate e al compenso che richiedono — senza contare, come dicevo, quei costi virtuali che derivano dal tempo occupato e non investito in altri progetti.

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