Le video lottery, un gioco d’azzardo legalizzato che permette di riciclare denaro sporco

2 Agosto 2017 | Italia

Introduzione

Parto con un’opinione personale.

Le sale che permettono il gioco d’azzardo a mio avviso dovrebbe essere chiuse o comunque non incentivate dallo Stato. Sono infatti uno dei tanti modi con cui lo Stato guadagna attraverso mezzi inappropriati, sfruttando una debolezza psicologica (il gioco d’azzardo diventa facilmente una droga) a proprio vantaggio; anche perché i giocatori in genere non si rendono conto che le probabilità di vincita sono inferiori a quelle di perdita – il che è ovvio considerando che i gestori devono guadagnarci. Lo stesso discorso lo si potrebbe fare con i pacchetti delle sigarette, dove i messaggi di avvertimento presenti sulle confezioni suonano più come una beffa che come un consiglio; oppure con le multe studiate “ad hoc” per acquisire denaro quando invece il loro scopo originale sarebbe di correzione o di prevenzione.

Che il mercato delle slot machines sia un autentico business in crescita lo si nota dal loro rapido proliferare: persino nei paesini di periferia se ne trovano a decine. Trovo un paradosso che il ministero della salute si impunti su certe questioni quando il governo intero spinge nel senso opposto; e visto che il guadagno cresce di anno in anno, è chiaro che il fenomeno non è destinato a rallentare.

Fin qui la mia opinione, che quindi potrebbe non essere condivisa. Quello che invece è certo, dati alla mano, è che le VLT («Video Lottery Terminal») sono anche un ottimo sistema per il riciclaggio di denaro sporco.
Nelle fonti trovate il link all’articolo che ne parla in dettaglio, qua mi limito a riassumere i punti principali.

Premi dati senza i controlli necessari

Le slot machines pagano in base a quanto incassa la macchina stessa, ma le VLT distribuiscono dei premi stabiliti dal concessionario (il «payout»): si riceve un ticket, da cambiare alla cassa sottoforma di contanti fino a 3 mila euro e con bonifico bancario per cifre superiori. Puntualizziamo che per legge il premio minimo deve essere l’85% di quanto si butta nella macchina. In pratica, se buttate dentro mille euro, ne ricevete almeno 850.

I mille euro che infilate nel videoterminale non vengono controllati, almeno non prima che riusciate a incassare il premio. Se il criminale usa soldi sporchi, riceverà indietro un ticket da scambiare con soldi puliti.
Peggio ancora, è possibile caricare direttamente le bancone sporche nella VLT e interrompere la sessione dopo poco: poiché i soldi sporchi sono nella macchina, il criminale riceverà la restituzione di quanto non giocato presentando il ticket.

Ed ecco che con un minimo sforzo e con una perdita del 15%, il riciclatore si disfa del denaro rubato ottenendo in cambio delle banconote da spendere senza limiti legali.

Alcune cifre

L’articolo di Business Insider riporta dei dati precisi. Di quel 15% che il criminale (o qualunque giocatore) non riceve, il 10% va allo Stato e il resto alle società concessionarie.

Solo nel 2016 il gioco in Italia ha sfiorato i 95 miliardi di euro, un 7% in più rispetto al 2015, per un incasso totale da parte dello Stato pari a 10 miliardi. Questo denaro forma il 4,4% del PIL (la ricchezza complessiva dell’Italia), per cui rappresenta una bella fetta di guadagno.

Come è possibile capire che grazie alle VLT viene riciclato denaro sporco? Basta guardare il reddito Irpef degli italiani e rapportarlo con il denaro speso nelle macchine: nelle città dove il gioco d’azzardo è più attivo, la sproporzione tra questi due dati è più alta, segno che nelle macchine viene investito del “denaro fantasma”. Inoltre, sempre in queste città il lavoro sommerso è il più alto, indice che il gioco e l’economia illegale vanno a braccetto.

Le spiegazioni possono essere molte e ognuno è libero di valutare. Da parte mia, credo raramente alle coicidenze.

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