L’intervista di Umberto Veronesi, promotore del nucleare in Italia

Secondo Umberto Veronesi, l'Italia non potrà sopravvivere senza il nucleare

Secondo Umberto Veronesi, l’Italia non potrà sopravvivere senza il nucleare [@01]

In un articolo  della Repubblica del 3 marzo si riportava un’interessante intervista rivolta a Umberto Veronesi, medico e oncologo che ha da poco dismesso la sua carica di Senatore per entrare, quale presidente, nell’Agenzia per la sicurezza nucleare.

La sua nuova carica lascia immaginare il tema dell’intervista: il nucleare è indispensabile per l’Italia? La risposta del medico inizia con un tono preoccupante:

«Senza il nucleare l’Italia muore. Tra 50 anni finirà il petrolio, tra 80-100 il carbone, seguito poi dal gas. Altre fonti non saranno sufficienti a fornire l’energia di cui abbiamo bisogno».

Le conseguenze di un esaurimento di questa fonte di energia (in mancanza di altre forme di energia rinnovabili) sarebbero naturalmente disastrose, in un tempo in cui la tecnologia occupa ogni momento della nostra vita e ha bisogno di una continua alimentazione.

Umberto Veronesi, per quanto ho avuto modo di conoscerlo sui giornali e in tv, è un uomo con la testa sulle spalle e non pubblica affermazioni simili con leggerezza. Subito dopo, infatti, spiega nel dettaglio le sue ragioni e assicura che il nucleare può essere usato in sicurezza se ci saranno un controllo e una formazione adeguati.

Il nucleare? Sì, ma serve controllo e formazione

Tre sono i problemi da superare:

1. Garantire la sicurezza nel funzionamento dei reattori nucleari. Con le tecnologie a disposizione, è ormai più una questione di attenzione che di errori da risolvere.

2. Lo smaltimento delle scorie. Gli scarti del nucleare perdurano per migliaia di anni ed è necessario trovare un posto adatto dove “nasconderli”, in modo che le loro radiazioni siano ridotte al minimo.

3. Il fattore umano. I disastri nucleari sono avvenuti in passato per negligenza da parte dei dipendenti e dei responsabili ai lavori, che hanno sempre sottovalutato la questione. Come oncologo, Veronesi è sensibile all’argomento, ma è anche consapevole che persino i peggiori disastri nella storia (primo fra tutti quello di Chernobyl) sono frutto della trascuratezza e dell’ignoranza. Chiaro che il primo passo da fare è quindi formare il personale, azzerando così l’errore umano. Teniamo poi conto che nel tempo le misure di sicurezza si sono intensificate e sono diventate più efficienti.

I possibili rischi

Come quarto punto, aggiungerei l’istintiva cautela che è propria degli italiani. Siamo risaputi come un popolo che prima di mettere in atto una innovazione, preferisce “testarla” su altri vicini. Motivo per cui arriviamo sempre in ritardo sugli aggiornamenti.

Ma in questo caso la paura è immotivata. Il danno a una centrale nucleare, come abbiamo visto per Chernobyl, si propaga per chilometri e infatti non ha risparmiato l’Europa. La Francia ha adottato da anni la politica del nucleare e il suo territorio è ricco di costruzioni per produrre energia.

Tra l’Italia e Chernobyl ci sono circa 2.000 km di distanza, tra l’Italia e la Francia nemmeno mille: se una delle centrali francesi avesse una perdita, ci toccherebbe come se l’edificio in avaria fosse nel nostro territorio.

Le proteste degli ambientalisti

Tutt’altra cosa sono le proteste degli ambientalisti, che ritengono il nucleare (alla lunga) estremamente dannoso per la flora, la fauna e l’uomo stesso. Senza girarci troppo attorno, hanno potenzialmente ragione. Le scorie sono pericolose e il rischio di perdite o di disattenzione è sempre alle porte.

Ma vogliamo considerare l’impatto che hanno i combustibili sull’ambiente e sull’economia? Da quanto tempo si parla della necessità di eliminarli per sostituirli con energia più pulita? Essere estremisti, da una o dall’altra parte, è una lotta politica infruttuosa e insensata. I problemi esistono da ambo le parti.

La verità è che presto, molto presto, dovremo trovare un’alternativa ai combustibili e, fino a quando non si daranno inizio a serie ricerche su settori alternativi (come la fusione fredda, ma anche semplicemente allo sfruttamento di elementi naturali come il Sole e il vento), il nucleare resta la scelta più immediata.

Come afferma Veronesi, la Francia ha 62 centrali, la Cina ne ha previste 120, l’India 60 e la Svizzera 8. Vogliamo sempre arrivare per ultimi tra le innovazioni?

Leggetevi l’intervista intera e, prima del prossimo referendum per l’accettazione o la respinta del nucleare, consiglio a tutti di informarsi con scrupolo. A questo scopo ho creato una guida gratuita da scaricare sul nucleare in Italia.

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