Analisi e valutazioni sulla condizione dell’Italia [dati statistici]

8 Febbraio 2016 | Italia

[L'articolo esprime opinioni personali da parte dell'autore]

Introduzione

Dal punto di vista dell’ambiente naturale, della posizione e delle bellezze che offre l’Italia è un posto magnifico. Credo che su questo ben pochi abbiano dei dubbi: i turisti fanno la fila per visitare le nostre regioni e per assaggiare la nostra cucina.

Ma dal punto di vista della cultura, della politica e dell’aggregazione popolare non è mai stato un Paese perfetto. Anzi, sin dalla sua unificazione avvenuta il 17 marzo 1861, ci sono stati scontri politici e di tradizione, corruzioni, criminalità diffusa, disuguaglianze e disparità sociali. Una condizione che ci siamo costruiti secoli prima e che continuiamo a trascinarci tutt’oggi, senza trovare effettivamente una vera risoluzione.

Fin qui la storia e la “tendenza” futura, ovvero come probabilmente continuerà a evolversi il nostro popolo, visti i precedenti. Basarsi su sensazioni e su precedenti, però, non sempre è esatto ed è anche poco attendibile. Per sapere qual è la vera condizione dell’Italia moderna dobbiamo basarci su dati statistici attuali.

Il sito Italia Ora mette a disposizione del pubblico una copiosa quantità di dati statistici prodotti in tempo reale, facendo riferimento a numerose fonti esterne (trovate il link diretto a fondo articolo).

Qua sotto troverete un’analisi generale sui dati presenti al momento in cui sto scrivendo, cioè all’8 febbraio 2016. Il quadro non è per niente roseo, ma tenete conto che i dati specificati sono approssimativi. Non ci occuperemo delle cause che hanno portato a questi dati, sulle quali sarebbe da scrivere un libro intero.

Inevitabilmente, a differenza degli altri articoli che sono solito pubblicare, le valutazioni avranno un carattere meno obiettivo e più personale, anche se immagino che riflettano le idee di gran parte della popolazione.

Economia, lavoro e costo della politica

Il dato più inquietante è, naturalmente, quello che riguarda la salute dell’economia italiana e soprattutto i costi legati alla politica.

Dall’inizio dell’anno abbiamo avuto una spesa di oltre 112 milioni di euro soltanto per pagare il mantenimento della Camera dei deputati, con una crescita di circa 100 € ogni 3 secondi. A confronto il Quirinale – per quanto alto – ha una spesa contenuta: 25 milioni di euro. Mediamente, un parlamentare guadagna 348 € al giorno, contro i 136 € di un dirigente d’azienda.

Il costo politico è davvero assurdo, se consideriamo che potrebbe essere facilmente ridotto con delle leggi rapide (che naturalmente devono essere emanate dagli stessi politici, a loro danno: ecco perché è un evento alquanto improbabile).

Tutto questo non giova affatto all’economia dell’Italia, che ha già un debito pubblico che sfiora i 2.300 miliardi di euro ed è in rapida crescita, nell’ordine di circa 2-3 mila euro al secondo. In pratica, è come se ogni italiano avesse sulla testa un debito di 36.865 € da saldare. Un debito sul quale lo Stato paga interessi crescenti e continui perché non riesce a diminuirlo.

Un sistema per diminuire il debito pubblico sarebbe puntare sulla produzione delle aziende, che poi indirettamente andranno a finanziare le casse dello Stato. Il problema, però, è che anche nel campo del lavoro le cose non vanno molto bene. Con oltre 3 milioni di disoccupati e altrettanto di precari, e una tassazione tra le più alte in Europa, la questione si mostra abbastanza critica.

La ricchezza, poi, non è distribuita in modo equa nell’Italia. Esiste ben 1 milione di famiglie con un patrimonio superiore al milione di euro, quando lo stipendio medio giornaliero di un impiegato ammonta ad appena 33 €.

La politica è la causa maggiore, ma il cittadino fa la sua parte

Tutta colpa della politica, quindi? No.

Quest’anno si registra un’evasione fiscale di oltre 31 miliardi, con una crescita di circa 10 mila euro ogni secondo. Si potrebbe addurre come scusa che l’evasione è una conseguenza della pressione fiscale, delle difficoltà lavorative e dei giochi di potere della politica, ma sappiamo bene che è un gatto che si morde la coda: capire chi sia la causa e l’effetto è difficile, e molto probabilmente entrambe le parti hanno le loro colpe.

Certo è che recuperando l’evasione fiscale, gran parte del debito si salderebbe con il tempo e la crisi economica si estinguerebbe in breve tempo (ne abbiamo parlato quando abbiamo messo a confronto la Grecia con l’Italia).

Un’altra considerazione che si nota dai dati è che molti soldi vengono letteralmente «buttati» dai cittadini per spese dubbie o addirittura dannose. A partire dal calcio, dove i giocatori sono pagati uno sproposito e il cui settore è finanziato in buona parte dallo Stato (quindi dal cittadino): l’economia italiana arretra, ma l’italiano medio non è disposto a protestare su questioni così vicine a lui, il che denota per lo meno una certa ipocrisia.

Inoltre, più di 236 milioni sono stati spesi quest’anno in chirurgia estetica e oltre 5,5 miliardi sono stati «mangiati» in giochi e lotterie.

Danni alla salute auto-inferti e sistema giudiziario costoso

Rincarando la colpa verso il cittadino, dobbiamo ammettere che c’è qualcos’altro fuori posto che riguarda un settore ben più importante: la salute.

Soltanto oggi sono state fumate quasi 9 milioni di sigarette e 108 milioni sono stati spesi per l’acquisto della droga.

La droga possiamo vederla come un problema sociale, che non è facile da trattare e che richiede l’intervento di forze esterne (la questione è molto complessa). Ma con il fumo, come la mettiamo? Si tratta di un accessorio dannoso, che non apporta benefici e che è sempre più costoso, e nonostante la crisi economica e le leggi mosse per limitarne il consumo i cittadini continuano a spendere e ad auto-danneggiarsi allo stesso tempo. Questi comportamenti portano, tra l’altro, a un costo medico superiore (oltre che a danneggiare gli altri con il fumo passivo, portando a ulteriori spese mediche). E mostrare, dati alla mano, che il fumo porta a 7.947 morti all’anno sembra quasi inutile, come se non fosse recepito.

Le difficoltà economiche e lavorative si riflettono in maniera indiretta sulla sicurezza pubblica. I furti quest’anno sono già 28.586 e soltanto 572 di questi sono stati attribuiti a colpevoli certi. Teniamo conto che la scarsità di denaro in uno Stato equivale anche a meno forze di sicurezza da mettere in campo per proteggere i cittadini.

I costi, poi, aumentano enormemente nelle prigioni: oltre 27 mila persone sono in carcere in attesa di un (costoso) processo e probabilmente quasi 11 mila di queste risulteranno innocenti. Si tratta di altri soldi «buttati» inutilmente. È chiaro che il sistema giudiziario ha dei buchi profondi che andrebbero colmati.

Elementi positivi e conclusioni

Lo scenario sopra sembra apocalittico. Bisogna, tuttavia, considerare che i dati visti sono riduttivi e limitati ad alcuni settori, e ci danno solo un’idea generale della situazione in Italia (che andrebbe confrontata con la situazione dei decenni precedenti).

È evidente, comunque, che dobbiamo cambiare: questo lo sapevamo già senza i dati statistici. Ed è altrettanto evidente che la colpa non è soltanto dello Stato, ma anche del cittadino, e che il cambiamento deve partire tanto dall’alto quanto dal basso.

Sulla questione degli immigrati non mi dilungo, perché è delicata e in continuo cambiamento. C’è chi afferma che contribuiscono ad aumentare il debito pubblico e a «rubare» il lavoro, e chi invece è convinto che la loro presenza porterà a un equilibrio economico nel futuro e a un cambiamento necessario che altrimenti non si verificherebbe mai nell’italiano (naturalmente se l’immigrato sarà regolarizzato, in caso contrario è un altro costo da aggiungere agli evasori).

C’è qualcosa di positivo in tutto questo? Sembrerebbe di sì. Nonostante le difficoltà, i matrimoni quest’anno sono più di 26 mila (anche se controbilanciati da 13 mila divorzi). Inoltre, la presenza degli italiani su internet è alta, e dal mio punto di vista è un ottimo segno che la conoscenza è virtualmente accessibile a tutti e che per lo meno le possibilità di crescita sono a disposizione di chiunque.

I mezzi, quindi, li abbiamo e chiunque può farne uso. Dobbiamo solo imparare a sfruttarli, possibilmente in tempi brevi, perché quel debito pubblico è una spada di Damocle che continua a oscillare pericolosamente.

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