Guanto di Spiderman - Disegno artistico

Un progetto del Politecnico di Torino vuole sfruttare le capacità dei gechi di aderire alle superfici per creare un guanto capace di sostenere il corpo umano [@01]

Nel costruire delle nuove tecnologie spesso facciamo affidamento a fenomeni che la natura ci mette a disposizione e ci mostra ogni giorno. Per l’equilibrio e il movimento dei robot, per esempio, gli ingegneri si sono affidati soprattutto alla postura e alla struttura scheletro-muscolare degli animali.
Il concetto è sempre lo stesso: prendere un fenomeno fisico esistente e replicarlo a nostro uso, multiplicandolo il più possibile.

Con l’evoluzione delle nanotecnologie abbiamo a disposizione degli strumenti capaci di farci avvicinare alla fantascienza e, a volte, di superarla.
Avete presente Spiderman, il supereroe della Marvel che – basandosi sulle capacità dei ragni – è capace di arrampicarsi lungo i muri e di restare sospeso per ore? Il guanto che emula il suo “potere” sarà presto realtà, perché di fatto la tecnologia per realizzarlo è già presente.

Gechi, creature straordinarie con una potente forza di adesione

Guanto di Spiderman - Ragno e geco a confronto

Le setole di un ragno e di un geco al confronto, ingrandite. Sebbene il principio sia lo stesso, la forza di adesione del geco è maggiore perché deve sostenere una massa più grande [@02]

Il fisico Nicola Pugno del Politecnico di Torino (Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Edile e Geotecnica) ha creato un articolo nel 2008 dove spiega come, emulando le caratteristiche dei ragni e dei gechi, sia possibile ottenere un guanto altamente adesivo. Trovate il link diretto al pdf tra le fonti.

L’articolo è tecnico e completo di formule fisiche, ma senza entrare nei dettagli dimostra che le attuali nanotecnologie in carbonio sarebbero in grado di esercitare una forza di aderenza pari a 200 volte quella impressa dai gechi. Questo renderebbe il guanto in grado di sostenere una massa di oltre mille kg.
Il primo prototipo di guanto, tra l’altro, è rivestito di un materiale lavabile in acqua a 30° C e capace di sopportare temperature tra i -70° C e i 250° C.

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Social network - Persone connesse nel mondo

I social network abbassano le inibizioni, eliminano i rischi e ci spingono a mostrarci narcisisti. Il bullismo e i comportamenti antisociali sono frequenti [@01]

Prima di entrare nel merito dei lati negativi, iniziamo con il puntualizzare che i social network non sono da demonizzare. Sono strumenti, e come ogni strumento è l’uso che se ne fa a renderli utili o rischiosi, o entrambe le cose.

Tra i lati positivi, ricordiamo che i social ci mettono in comunicazione con aziende, persone e società in ogni angolo del mondo, permettendoci di diffondere informazioni e notizie che altrimenti non arriverebbero alle orecchie del cittadino medio. Se avete perso di vista un amico dell’infanzia, potreste ritrovarlo con una rapida ricerca.
Inoltre, i social sono molto utili per combattere situazioni di timidezza cronica (che, paradossalmente, la tecnologia contribuisce ad aumentare): ci sono ragazzi che per carattere tendevano a rinchiudersi prima dell’avvento di internet, per cui non possiamo addossare la colpa soltanto all’evolversi del web, che anzi in questo caso rappresenta un valido supporto.

Fin qui i lati positivi. Purtroppo, la psicologia e l’evoluzione dell’essere umano ci insegnano che i social hanno più punti negativi rispetto a quelli positivi, e che la colpa è proprio dell’uso (in gran parte istintivo) dell’utente medio. Entriamo un attimo nel dettaglio.

Il nostro cervello è nato per essere pigro e per ricevere gratificazione

Social network - Ragazzi con smartphone

Il cervello è nato con meccanismi che non si integrano bene nella realtà virtuale. Di conseguenza, otteniamo gratificazione senza effettivamente agire per ottenerla [@02]

Il cervello umano si è sviluppato per interagire con gli altri, per collaborare con la comunità. Non possiamo farne a meno. Rispondere in fretta a domande come «a chi dovrei dare la mia fiducia?» oppure «è meglio insultare quest’uomo o tenerlo come amico?» sono alla base della sopravvivenza che ha accompagnato la specie umana. Questo tipo di risposte, però, richiede di processare un bel po’ di informazioni: è il motivo per cui abbia una cervello di grandi dimensioni.

Il rovescio della medaglia è che l’interazione sociale richiede fatica e dispendio di energia, proprio perché dobbiamo assumere di continuo delle decisioni. Quando le interazioni sono troppe, ecco che scatta il meccanismo opposto: la socialità acquista più effetti negativi che positivi, ed è in simili momenti che abbiamo bisogno della nostra “privacy”.

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Lago di Tenno

A pochi minuti da Riva del Garda, il lago di Tenno offre acque cristalline e verdi scenari. Obbligatoria è la visita al vicino Canale di Tenno, splendido borgo medievale

Periodi di riferimento: 10 giugno 2017

Indirizzo lago di Tenno: Lago di Tenno, 38060 Tenno (TN)
Indirizzo Canale di Tenno: Via Sant’ Antonio, 38060 Tenno (TN)

Come arrivare: il lago e il borgo si trovano a pochi minuti di distanza tra loro; il borgo si può addirittura raggiungere a piedi a partire da una vietta del lago. Per arrivarci a partire da Riva del Garda (estremo paese a nord del Lago di Garda), avete due alternative:
– se volete iniziare la visita dal lago, la via più rapida è prendere la Strada Provinciale SP37 che vi porta nei pressi del lago.
– se volete iniziare la visita dal borgo, prendete la Strada Statale SS421.

Percorso generale: Lago di Tenno – Canale di Tenno

I verdi scenari del Lago di Tenno

Il nord Italia è una zona ricca di bacini lacustri. Il più famoso è naturalmente il Lago di Garda, viste le dimensioni e la quantità di paesi che permette di visitare lungo le sue coste, ma risalendo verso il Trentino si trovano dei laghetti spettacolari e, in qualche modo, dotati di un fascino particolare.

È il caso del lago di Tenno (in tedesco «Tennosee» o «Thennersee»), un gioiello naturale a 20 minuti dal Lago di Garda e dalle splendide acque color verde smeraldo. Il lago è piuttosto piccolo: 0,3 km quadrati, con una profondità media di 20 metri e una massima di 47 metri. Nonostante le dimensioni, ha delle caratteristiche che lo rendono un lago unico tra quelli che finora ho avuto modo di visitare: acque cristalline, un panorama verde che lo circonda lungo la costa, alcune spiagge (ghiaiose) per stendersi e pesci che nuotano fino a pochi centimetri dalla riva.

Potrei cercare di esprimere a parole la bellezza del posto, ma quando si parla di luoghi naturali è più facile mostrare delle foto, che trovate di seguito; e per apprezzare in pieno l’atmosfera che si respira, l’invito è di visitare di persona la zona. Tra le immagini trovate alcune descrizioni utili per la visita.

Lago di Tenno

Le spiagge ghiaiose non impediscono di stendersi e di fare il bagno, persino quando l’acqua è fredda

Lago di Tenno

Vista da uno dei lati in cui il lago accoglie gli immissari, con lo sfondo che dà sulle montagne

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Stormo di anatre

Direttamente o indirettamente, l’essere umano è responsabile della morte di miliardi di uccelli ogni anno. Con l’espansione delle città, i numeri aumentano a dismisura [@01]

La specie umana possiede alcune doti che la rendono unica al mondo. Per esempio il ragionamento logico, la capacità di costruire opere maestose o l’abilità di mettere ordine nel disordine – o disordine nell’ordine, un’impresa che ci riesce meglio di qualsiasi altra creatura istintiva.

C’è una caratteristica, però, che ci fa risaltare in modo particolare: la mancanza di rispetto verso le altre specie viventi, animali o vegetali che siano. Per aumentare il nostro confort siamo disposti a sradicare miglia di foreste. Preferiamo alcune specie animali ad altre, dimenticando che non esiste granché differenza tra una vita e un’altra (trattereste un rospo in via di estinzione con la stessa cura del vostro cane o del vostro gatto?). Ci preoccupiamo di spendere migliaia di euro per la cura di uno solo dei nostri animali domestici e non di salvaguardare le api, ormai in stato di seria minaccia, che sono il fulcro della proliferazione dei fiori e di tutto quello che ne comporta, noi compresi.

Se lo ritenete un pensiero cinico, troppo tirato o troppo diretto, è probabile che non vi siate mai informati in profondità sul rapporto tra uomo e ambiente. Abbiamo già visto i disastrosi effetti della luce artificiale o le ancora più terribili conseguenze della plastica negli oceani.

Restando nel regno animale, comunque, non dovete allontanarvi troppo da casa vostra. Vi basta alzare gli occhi al cielo e notare quanti pochi uccelli volino sopra le vostre teste. Quel cielo sgombro si può definire con una parola: avicidio. Detto in altri termini, lo sterminio dei pennuti che perdura da almeno due secoli.
Alan Weisman ha compiuto una meticolosa ricerca a riguardo e ha riportato dei dati precisi nel suo famoso libro Il mondo senza di noi.

La colomba migratrice: uno sterminio di massa

Colomba migratrice americana

Il piccione migratore, ormai estinto, è l’esempio più eclatante dello sterminio animale dovuto all’essere umano [@02]

Il più famoso è il dodo, scomparso dalle isole Mauritius a causa dei coloni olandesi e portoghesi che lo cucinarono per circa un secolo. Il grassoccio volatile era troppo goffo e fiducioso per fuggire dalle bastonate. Ma potremmo citare anche l’alca impenne, estinta dai cacciatori del Nord America, o il moa-nalo (simile a un’anatra gigante), scomparso dalle Hawaii sempre per una caccia esasperata.

Il caso più orribile riguarda però la colomba migratrice americana. Si stima che nel 1700 fosse l’uccello più abbondante sulla Terra e che passasse in stormi lunghi 500 km (!), denso di miliardi di elementi. Doveva essere uno spettacolo straordinario, capace di oscurare letteralmente il cielo mentre passavano per ore.
Poi arrivò l’essere umano. Il primo passo fu tagliare le foreste e quindi togliere le ghiande e le bacche che nutriva questa folta schiera mentre migrava. Il secondo passo furono le armi da fuoco, che miravano nel gruppo di passaggio e abbattevano migliaia di individui in breve tempo.

Lo sterminio iniziò nel secolo ‘800, favorito dal disbocamento e dal clima avverso. Quando i cacciatori si resero conto che il loro numero era diminuito di molto, il loro pensiero non andò alla possibile estinzione, ma alla paura che la loro fonte di guadagno scomparisse. Così la caccia si fece ancora più serrata: si sparava più in fretta prima che lo facessero gli altri. Si inventarono addirittura dei sistemi crudeli per attirare gli stormi, come accecare dei piccioni per richiamare gli altri.

In breve rimase qualche colombo migratore soltanto negli zoo. Nel 1914, l’ultimo esemplare di colomba migratrice morì senza una discendenza.

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Streghe - Cucina con erbe magiche

L’Inquisizione durò per oltre cinque secoli, portando un clima di terrore e migliaia di condanne. Per la Chiesa e gli inquisitori, fu uno strumento di controllo e di guadagno sicuro [@01]

Ogni secolo storico ha il suo momento di buio, un avvenimento tanto cupo da lasciare una memoria incancellabile nei posteri. Lo abbiamo vissuto nel ‘900 con il nazismo, nell’800 con la tratta degli schiavi, nel ‘500 con i conquistadores in America.

Ma uno dei periodi peggiori della storia durò addirittura per cinque secoli e mezzo. Ebbe inizio nell’anno 1213, quando il papato decise di istituire l’Inquisizione per combattere l’eresia, e terminò soltanto nel 1782, anno in cui si ebbe l’ultima condanna in Svizzera.
Stiamo parlando della «caccia alle streghe», un termine infelice che mise in risalto il lato più crudele e ingenuo dell’essere umano. All’interno di questa lunga epoca, infatti, troviamo le azioni più vergognose di cui la specie umana abbia mai potuto macchiarsi: abusi di potere, torture, accuse ingiuste, fanatismi religiosi e omicidi a sangue freddo.

Vediamo di capire cosa fu effettivamente la «caccia alle streghe», quali furono le sue cause e conseguenze e chi ne trasse vantaggio.

Quanto durò la caccia alle streghe e chi ne beneficiò?

Galileo Galilei - Processo

L’inquisizione non fu soltanto una caccia al demonio, ma uno strumento di controllo. Nel 1615-16, Galileo Galilei finì al processo per le sue idee contrarie alla Chiesa [@02]

Nel Medioevo non era difficile imporre un’idea. L’ignoranza del popolo era alta e per i potenti era facile instillare in loro il terrore. La Chiesa, l’impero più influente di sempre, spinse il fenomeno al punto tale che persino una grandinata o un cattivo raccolto portava alla cerca serrata di un responsabile – che tre volte su quattro erano di sesso femminile.

In realtà la situazione è peggio di quanto si immagini. Se il papato usava l’Inquisizione come mezzo per mantenere il controllo (vedi più sotto), c’è da dire che vari esponenti ecclesiastici credevano davvero che il demonio prendesse posto tra i mortali; e ricordiamo che gli ecclesiastici avevano uno solida base culturale. Per cui, da strumento di controllo della Chiesa, la caccia alle streghe si trasformò presto in un fenomeno incontrollato.

Quello che lascia più sconcertati, però, è che il fenomeno andò ben oltre il Medioevo e si concluse soltanto in pieno Illumismo, dopo che la ragione si era affermata da tempo. Al contrario, i maggiori roghi si verificarono nel ‘500 e nel ‘600.

Come funzionava l’Inquisizione?

Francisco de Goya - Inquisizione

L’inquisizione fu un mezzo con cui la Chiesa e gli inquisitori si assicurarono il controllo e delle entrate fisse. Nell’immagine: Escena de Inquisiciòn, di Francisco de Goya [@03]

In via non ufficiale, l’Inquisizione era stata ideata dal Concilio di Verona già nel 1184, anche se come abbiamo visto prese piede dopo il 1200. Il suo scopo era di ricondurre sulla retta via i cristiani accusati di eresia.
Ed ecco il controsenso: l’obiettivo non era condannare, ma redimire a ogni costo. Per farlo era ammessa la tortura, resa legale da papa Innocenzo IV nel 1252, che continuava incessantemente fino a quando il condannato non si pentiva.

Naturalmente, chiunque sotto tortura presto o tardi si converte, anche quando non ha la fede necessaria. La confessione – che non poteva più essere revocata – era vista come la prova della stregoneria e di condanna. Sono registrati episodi in cui all’imputato veniva legata la lingua con uno strumento per impedire che parlasse e si difendesse al processo.

Ma lo scopo della Chiesa era anche pecuniario: la bolla Ad extirpanda del 1252 stabiliva che i beni confiscati andassero per un terzo all’autorità civile, per un terzo all’ufficio dell’Inquisizione e per l’ultima parte agli inquisitori. Ed ecco spiegato il motivo di tanto zelo da parte degli inquisitori.

Ci si potrebbe chiedere perché nessuno si fosse ribellato contro tanta ingiustizia, ma dobbiamo considerare il contesto storico. Il medioevo è stato uno dei periodi con minore libertà di espressione e con il minimo livello di educazione scolastica, per cui non ci furono mai veri episodi di ribellione contro l’autorità da parte del popolo.

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Foto vintage appese

Le tecniche per alterare i ricordi sono già disponibili, ma sono incomplete e spesso hanno conseguenze poco chiare [@01]

Nei libri di fantapolitica si parla spesso di tecniche segrete usate dal governo per alterare i ricordi dei soldati, tipico esempio di “mistero” legato al dopoguerra e alla Guerra Fredda. Nella fantascienza, poi, troviamo ovunque dei dispositivi impiantati nella testa per cancellare i ricordi scomodi e aggiungerne di nuovi.
Ma a che punto siamo nella realtà per quanto riguarda la manipolazione dei ricordi?

Alterare i ricordi non è sempre un male. Pensate a chi ha subito dei traumi violenti, che non riesce a togliersi dalla testa se non con anni di costose terapie psicologiche, al punto da rappresentare un pericolo per se stesso e per la società. Terapie, puntualizziamo, che a volte si rivelano infruttuose o portano a delle ricadute. Entrare nella psicologia dell’uomo è complicato, perché è personale e il problema va trattato in modo diverso a seconda del soggetto.
Ma se invece esistesse un modo sicuro e definitivo per cancellare un ricordo orribile, per esempio distruggendo le connessioni nei neuroni che recuperano le informazioni? Alcuni lo troverebbero un metodo immorale, altri invasivo e pericoloso (pensate se finasse in mano a dei criminali), altri ancora farebbero la fila per sottoporsi al trattamento.

Per scrivere l’articolo sono partito da un ottimo riassunto di aprile 2017 realizzato da Valentina Daelli (trovate il link a fondo pagina), dottoranda in neuroscienze cognitive, e ho poi allargato gli orizzonti con delle ricerche personali. I risultati sono stupefacenti.

La mente non è un computer e come agisce è ancora un mistero

Neurone e connessioni neuronali

Quando un ricordo viene recuperato, non abbiamo la possibilità di verificare se si tratti di una memoria vera o elaborata dal cervello [@02]

Lo sappiamo bene, il nostro cervello è ancora un enigma. Persino un’attività ricorrente come il sogno è in buona parte un mistero incomprensibile, anche se si stanno facendo dei passi avanti sulla ricerca. [se siete interessati, qua trovate un articolo su come controllare i propri sogni].
Abbiamo un’idea abbastanza chiara dei meccanismi chimici che si attivano durante il pensiero e, grazie alle scansioni cerebrali, delle aree coinvolte nello svolgere specifiche azioni. Ma ancora non sappiamo di preciso come funzioni realmente il trasporto delle informazioni, dove i ricordi sono immagazzinati e perché alcuni li dimentichiamo per riportarli alla memoria solo quando ci fa comodo.

Ci hanno provato in molti a sbrogliare il mistero: medici, scienziati, psicologi, teofisici, complottisti, scrittori di fantascienza. Con lo studio sulla fisica quantistica, c’è chi ha ipotizzato che le connessioni tra i neuroni fondino le radici su meccanismi quantistici, motivo per cui per adesso ne sappiamo ben poco (visto che si tratta di una branca giovane della fisica). Alcune idee sono davvero interessanti ma restano, per l’appunto, idee.
Tra le altre cose, sono nati dispositivi che promettono di migliorare la memoria usando una stimolazione magnetica e che possiamo comprare nei negozi: se volete dettagli, vi basta cercare «tDCS» su un motore di ricerca. Prima di dedicarvi allo shopping, però, tenete presente che non è chiara la validità del tDCS e ancora non sappiamo se può avere effetti collaterali nel lungo termine.

Dal lato medico, le tecniche di ipnosi e i trattamenti psicologici in apparenza sembrano poter aiutare il recupero di alcuni ricordi repressi. Tuttavia non esistono controprove, cioè non possiamo sapere con certezza se il ricordo recuperato sia falso o autentico senza ombra di dubbio.
Se c’è una cosa che sappiamo, è che la mente è brava a inventare falsi ricordi e a spacciarli per veri persino agli occhi del proprietario. Diversi esperimenti hanno dimostrato come bastino degli odori per piazzare degli elementi fasulli nella nostra memoria; il cervello poi li elabora, li imprime e ci dà la sicurezza che siano davvero esistiti.

Se capissimo realmente come funziona, potremmo entrare nel cervello, modificarlo e copiare i dati su un supporto fisico, per esempio un hard disk, in modo da recuperare i ricordi a piacere. Magari installarli su un robot per permetterci di vivere oltre i nostri anni, di “risorgere” in un nuovo corpo. Ma non possiamo ancora farlo.
Qualcosa però sta bollendo in pentola e già da diversi anni.

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Ballo - Danzatori sulla spiaggia

Il ballo è un comportamento universale e innato nell’essere umano. Migliora l’umore, favorisce i rapporti sociali e stimola i neuroni [@01]

Ballano i bambini appena imparano a camminare. Danzano i giovani nelle discoteche. Volteggiano i professionisti sul palco, attirando l’attenzione di migliaia di spettatori.
Abbiamo la musica nel sangue sin dalla nascita e ci facciamo trascinare dal ritmo imposto dagli altri, spesso anche quando la canzone non ci dice molto oppure ha una cadenza poco ballabile.

Non importa quale sia la nostra cultura, la nostra razza o il nostro sesso: la musica ha un’attrazione che fa ribollire il sangue, in alcuni più degli altri, e prima o poi perfino il più introverso sente il desiderio di muoversi – anche se magari rifiuta di farlo per una questione di immagine o di carattere.

Ma perché l’essere umano è così attratto dalla danza?

Un bisogno universale promosso dall’evoluzione

Ballo - Coppia nella danza

Il senso del ritmo e dell’equilibrio si sviluppa nel nostro cervello ed è già presente nei nostri geni alla nascita [@02]

Il bisogno di ballare esiste da sempre ed è radicato nei geni dell’essere umano. Si sono ritrovate pitture a Magura (Bulgaria) risalenti all’Età del Bronzo che ritraevano una danza della fertilità. Di generazione in generazione, questi geni si sono tramandati fino a noi, al punto che persino un bambino con due giorni di vita impara a riconoscere il senso del ritmo. Lo ha dimostrato una ricerca nel 2009, che ha evidenziato come la perdita di un ritmo sentito provochi una risposta nell’attività cerebrale dei neonati.

Se l’evoluzione ha spinto tanto sulla danza, c’è da chiedersi perché sia tanto importante per mantenere viva la nostra civiltà. Lo scopo è senz’altro di natura sociale, ma entrando nello specifico notiamo che non serve soltanto ad avvicinare le persone e a riunirle in un «branco» di soggetti con gli stessi interessi.
La danza infatti ha uno sfondo sia ludico che mistico: è usata nelle cerimonie religiose e nei riti, durante le feste e persino come terapia personale. Non si esclude che agli inizi possa essere stata una forma di linguaggio interno alle tribù.

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Erzsebet Bathory

Erzsébet Báthory è stata una tra le più sanguinarie serial killer. Soprannominata “contessa sanguinaria”, la leggenda la vuole simile a un vampiro [@01]

Premessa: questo articolo potrebbe urtare la sensibilità di alcuni, visto che tratta argomenti di omicidi e di disturbi mentali. Se siete impressionabili, consiglio di evitare la lettura.

Erzsébet (o Elisabeth) Báthory nacque nel 1560 in Ungheria da una nobile famiglia e fu cresciuta in Transilvania, l’odierna Romania. Il padre era un aristocratico e la madre nientemeno che la sorella del re di Polonia. Tra l’altro, la famiglia vantava un albero genealogico di tutto rispetto, che contava degli eroi di guerra.

Da una famiglia di questo stampo ci si aspetterebbe un futuro radioso, tra gli agi e una schiera di servitori pronti a soddisfare ogni pretesa eccentrica, ma come spesso succedeva, e succede tutt’ora, il rischio che la fortuna finisse da un momento all’altro era sempre presente. E infatti, a metà del ‘500 la famiglia Bathory non se la passava molto bene. Gli indizi si notavano chiaramente dagli individui che entravano a far parte della casata: alcolizzati, assassini, stupratori, satanisti e omosessuali (a quel tempo considerati dei depravati da condannare).

In questa atmosfera, forse non stupisce più di tanto che una bambina di 6 anni abbia potuto assistere a una tra le esecuzioni più atroci del periodo: uno zingaro fu arrestato per aver venduto alcuni figli ai turchi e fu condannato a essere cucito vivo nella pancia svuotata di un cavallo.
L’evento fu di sicuro un trauma, ma non è sufficiente per spiegare il carattere spietato che nel corso degli anni segnò la vita di Elisabeth. Più probabilmente, la bambina cominciava già a manifestare delle turbe mentali ereditarie, dovute alle unioni tra consanguigni (per esempio il padre sposò una cugina). Nella linea ereditaria infatti non mancavano problemi di schizofrenia, epilessia e disturbi mentali.

Una terribile adolescente

Erzsebet Bathory - bagno nel sangue

Rappresentazione artistica di uno dei vizi più discussi della contessa [@02]

L’aspetto di Elisabeth ci arriva da alcuni dipinti e sembra esaltato da un’espressione che – possiamo immaginare – fosse piuttosto fredda e cinica. Quando la piccola Bathory crebbe, fu introdotta al piacere della tortura e ai riti satanici.
All’età di 13 anni il suo animo perverso venne alla risalta: ordinò che a una cinquantina di ribelli fossero tagliati orecchie e naso. Il motivo? Dimostrare che poteva essere spietata nonostante la giovane età.

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Attrazione gravitazionale - Forza di gravità

Secoli di teorie e di esperimenti ci hanno fatto capire che la gravità non è una forza e che la definizione completa delle sue proprietà è ancora lontana [@1]

Tra le quattro forze fondamentali, quella di gravità è senz’altro la più sfuggente, nonostante siamo abituati ad avvertirla di continuo. Nei secoli siamo riusciti a definire delle formule matematiche per descrivere il suo funzionamento, eppure buona parte delle proprietà non ci sono ancora del tutto chiare.

La legge di gravitazione universale di Newton

Legge di gravitazione universale di Newton

Uno schema riassuntivo della legge di gravitazionale universale di Newton, la cui formula è valida tutt’oggi [@2]

Partiamo dalle informazioni che conosciamo.
Quando si parla di gravità, la prima cosa che dovrebbe saltare alla testa è la «legge di gravitazione universale» elaborata da Isaac Newton. Vediamo un attimo la formula e quindi la spiegazione a parole:

F = G * M * m / r^2

dove:
M e m sono le due masse (i due corpi) espresse in kg
r è la distanza in metri tra i centri delle due masse
G è la costante di gravitazione universale, che vale circa 6,674*10^11 N m2/kg2

La formula ci spiega due proprietà fondamentali:
– due corpi si attirano con una forza che dipende dalle loro masse; corpi più massicci esercitano un’attrazione maggiore [ovvero: due corpi si attirano in modo direttamente proporzionale alle loro masse]. Per la precisione, ogni punto materiale di un corpo esercita un’attrazione gravitazionale.
– l’attrazione si riduce di molto con l’aumentare della distanza tra le due masse [ovvero: due corpi si attirano in modo inversamente proporzionale alla loro distanza elevata al quadrato].

Quanto è “forte” la gravità?

Forza di gravità sulla Terra

Uno schema che rappresenta il campo di attrazione gravitazionale esercitato dalla Terra con l’allontanarsi dal suo centro di massa [@3]

La gravità diventa apprezzabile solo se almeno uno dei due corpi è molto massiccio. Tra gli oggetti celesti – pianeti, sistemi stellari, galassie – è bene visibile e tiene in piedi le orbite che conosciamo. La Luna ruota attorno alla Terra perché è attratta dalla sua forza gravitazionale e, allo stesso tempo, la Luna attrae la Terra verso di sé (causando gli effetti delle maree).

Al contrario, se consideriamo due persone vicine tra loro non notiamo nessuna forza ad attirarli: l’attrazione esiste, ma è così scarsa da non essere percepita.
La proprietà appena descritta l’avvertiamo ogni giorno, anche se non ci facciamo più caso: è proprio per questo che noi esseri umani (massa piccola) siamo ancorati alla Terra (massa grande). Nello specifico, il corpo umano è attratto verso il centro della Terra con un’accelerazione che a livello del mare è di circa 9,80 m/s2 (un valore abbreviato con «g»).

Scendendo ancora nel più piccolo, anche le particelle come gli atomi esercitano gravità tra loro. Tuttavia le masse sono davvero infime e la forza di gravità viene messa da parte, sovrastata da un’altra forza predominante: quella elettromagnetica.
La forza elettromagnetica è molto più forte della forza gravitazionale.

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Grande chiazza di immondizia di plastica nel Pacifico

Tra le Hawaii e la California esiste un’area dove si accumulano le plastiche provenienti dalle coste del Pacifico. È stata chiamata «Grande chiazza di immondizia» [@ 01]

Nel 1997 il capitano Charles Moore di Long Beach, California, salpò con il suo catamarano e raggiunse il Pacifico occidentale. Il tratto di oceano in cui navigò era compreso tra le Hawaii e la California, aveva le dimensioni del Texas (qualcosa come 700 mila chilometri quadrati) ed era chiamato ufficialmente «Vortice subtropicale del Nordpacifico», perché qua si trovava un vortice ad alta pressione che attirava il vento e non lo rilasciava più.

Oggi quella zona è diventata tristemente famosa. Gli oceanografi le hanno attribuito un altro nome: «Grande chiazza di immondizia del Pacifico». Il nomignolo spiega molto bene cosa succede: proprio per il vortice equatoriale, è qua che finisce buona parte dei rifiuti che l’essere umano getta negli oceani. Una gigantesca discarica che lasciò Moore esterrefatto e continua a dar da pensare ai futuristi, ambientalisti o meno che siano. Al suo interno si trovano tappi di bottiglia, reti da pesca, lenze, polistirolo, lattine, pellicole per alimenti e un’infinità di sacchetti di plastica.

La plastica dalle flotte e dalle coste

Plastica tra i relitti

La quantità di plastica presente negli oceani è spaventosa e gran parte deriva dalle coste [@ 02]

Per il capitano Moore fu l’inizio di una questione personale. Fondò l’attuale Algalita Marine Research Foundation e cominciò a studiare la Grande chiazza, composta per il 90% di plastica. Tra le varie cose scoprì che le imbarcazioni mondiali scaricavano ogni anno in acqua ben 5 milioni di chili di plastica, sbarazzandosi senza troppi problemi di 639 mila contenitori ogni giorno; e questo valore risale al 1975.

Se pensate che la quantità di plastica scaricata dalle navi sia un numero spaventoso, avete ragione; ma non è niente rispetto alla plastica che proveniva dalle coste. Moore si accorse che l’80% dei rifiuti galleggianti nell’oceano arrivavano proprio dalle coste. Finivano nelle acqua attraverso le fogne o i fiumi, trascinati dal vento e trasportati dalle correnti fino alla zona della Grande chiazza, da dove poi non uscivano più.

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