Erzsebet Bathory

Erzsébet Báthory è stata una tra le più sanguinarie serial killer. Soprannominata “contessa sanguinaria”, la leggenda la vuole simile a un vampiro [@01]

Premessa: questo articolo potrebbe urtare la sensibilità di alcuni, visto che tratta argomenti di omicidi e di disturbi mentali. Se siete impressionabili, consiglio di evitare la lettura.

Erzsébet (o Elisabeth) Báthory nacque nel 1560 in Ungheria da una nobile famiglia e fu cresciuta in Transilvania, l’odierna Romania. Il padre era un aristocratico e la madre nientemeno che la sorella del re di Polonia. Tra l’altro, la famiglia vantava un albero genealogico di tutto rispetto, che contava degli eroi di guerra.

Da una famiglia di questo stampo ci si aspetterebbe un futuro radioso, tra gli agi e una schiera di servitori pronti a soddisfare ogni pretesa eccentrica, ma come spesso succedeva, e succede tutt’ora, il rischio che la fortuna finisse da un momento all’altro era sempre presente. E infatti, a metà del ‘500 la famiglia Bathory non se la passava molto bene. Gli indizi si notavano chiaramente dagli individui che entravano a far parte della casata: alcolizzati, assassini, stupratori, satanisti e omosessuali (a quel tempo considerati dei depravati da condannare).

In questa atmosfera, forse non stupisce più di tanto che una bambina di 6 anni abbia potuto assistere a una tra le esecuzioni più atroci del periodo: uno zingaro fu arrestato per aver venduto alcuni figli ai turchi e fu condannato a essere cucito vivo nella pancia svuotata di un cavallo.
L’evento fu di sicuro un trauma, ma non è sufficiente per spiegare il carattere spietato che nel corso degli anni segnò la vita di Elisabeth. Più probabilmente, la bambina cominciava già a manifestare delle turbe mentali ereditarie, dovute alle unioni tra consanguigni (per esempio il padre sposò una cugina). Nella linea ereditaria infatti non mancavano problemi di schizofrenia, epilessia e disturbi mentali.

Una terribile adolescente

Erzsebet Bathory - bagno nel sangue

Rappresentazione artistica di uno dei vizi più discussi della contessa [@02]

L’aspetto di Elisabeth ci arriva da alcuni dipinti e sembra esaltato da un’espressione che – possiamo immaginare – fosse piuttosto fredda e cinica. Quando la piccola Bathory crebbe, fu introdotta al piacere della tortura e ai riti satanici.
All’età di 13 anni il suo animo perverso venne alla risalta: ordinò che a una cinquantina di ribelli fossero tagliati orecchie e naso. Il motivo? Dimostrare che poteva essere spietata nonostante la giovane età.

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Attrazione gravitazionale - Forza di gravità

Secoli di teorie e di esperimenti ci hanno fatto capire che la gravità non è una forza e che la definizione completa delle sue proprietà è ancora lontana [@1]

Tra le quattro forze fondamentali, quella di gravità è senz’altro la più sfuggente, nonostante siamo abituati ad avvertirla di continuo. Nei secoli siamo riusciti a definire delle formule matematiche per descrivere il suo funzionamento, eppure buona parte delle proprietà non ci sono ancora del tutto chiare.

La legge di gravitazione universale di Newton

Legge di gravitazione universale di Newton

Uno schema riassuntivo della legge di gravitazionale universale di Newton, la cui formula è valida tutt’oggi [@2]

Partiamo dalle informazioni che conosciamo.
Quando si parla di gravità, la prima cosa che dovrebbe saltare alla testa è la «legge di gravitazione universale» elaborata da Isaac Newton. Vediamo un attimo la formula e quindi la spiegazione a parole:

F = G * M * m / r^2

dove:
M e m sono le due masse (i due corpi) espresse in kg
r è la distanza in metri tra i centri delle due masse
G è la costante di gravitazione universale, che vale circa 6,674*10^11 N m2/kg2

La formula ci spiega due proprietà fondamentali:
– due corpi si attirano con una forza che dipende dalle loro masse; corpi più massicci esercitano un’attrazione maggiore [ovvero: due corpi si attirano in modo direttamente proporzionale alle loro masse]. Per la precisione, ogni punto materiale di un corpo esercita un’attrazione gravitazionale.
– l’attrazione si riduce di molto con l’aumentare della distanza tra le due masse [ovvero: due corpi si attirano in modo inversamente proporzionale alla loro distanza elevata al quadrato].

Quanto è “forte” la gravità?

Forza di gravità sulla Terra

Uno schema che rappresenta il campo di attrazione gravitazionale esercitato dalla Terra con l’allontanarsi dal suo centro di massa [@3]

La gravità diventa apprezzabile solo se almeno uno dei due corpi è molto massiccio. Tra gli oggetti celesti – pianeti, sistemi stellari, galassie – è bene visibile e tiene in piedi le orbite che conosciamo. La Luna ruota attorno alla Terra perché è attratta dalla sua forza gravitazionale e, allo stesso tempo, la Luna attrae la Terra verso di sé (causando gli effetti delle maree).

Al contrario, se consideriamo due persone vicine tra loro non notiamo nessuna forza ad attirarli: l’attrazione esiste, ma è così scarsa da non essere percepita.
La proprietà appena descritta l’avvertiamo ogni giorno, anche se non ci facciamo più caso: è proprio per questo che noi esseri umani (massa piccola) siamo ancorati alla Terra (massa grande). Nello specifico, il corpo umano è attratto verso il centro della Terra con un’accelerazione che a livello del mare è di circa 9,80 m/s2 (un valore abbreviato con «g»).

Scendendo ancora nel più piccolo, anche le particelle come gli atomi esercitano gravità tra loro. Tuttavia le masse sono davvero infime e la forza di gravità viene messa da parte, sovrastata da un’altra forza predominante: quella elettromagnetica.
La forza elettromagnetica è molto più forte della forza gravitazionale.

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Grande chiazza di immondizia di plastica nel Pacifico

Tra le Hawaii e la California esiste un’area dove si accumulano le plastiche provenienti dalle coste del Pacifico. È stata chiamata «Grande chiazza di immondizia» [@ 01]

Nel 1997 il capitano Charles Moore di Long Beach, California, salpò con il suo catamarano e raggiunse il Pacifico occidentale. Il tratto di oceano in cui navigò era compreso tra le Hawaii e la California, aveva le dimensioni del Texas (qualcosa come 700 mila chilometri quadrati) ed era chiamato ufficialmente «Vortice subtropicale del Nordpacifico», perché qua si trovava un vortice ad alta pressione che attirava il vento e non lo rilasciava più.

Oggi quella zona è diventata tristemente famosa. Gli oceanografi le hanno attribuito un altro nome: «Grande chiazza di immondizia del Pacifico». Il nomignolo spiega molto bene cosa succede: proprio per il vortice equatoriale, è qua che finisce buona parte dei rifiuti che l’essere umano getta negli oceani. Una gigantesca discarica che lasciò Moore esterrefatto e continua a dar da pensare ai futuristi, ambientalisti o meno che siano. Al suo interno si trovano tappi di bottiglia, reti da pesca, lenze, polistirolo, lattine, pellicole per alimenti e un’infinità di sacchetti di plastica.

La plastica dalle flotte e dalle coste

Plastica tra i relitti

La quantità di plastica presente negli oceani è spaventosa e gran parte deriva dalle coste [@ 02]

Per il capitano Moore fu l’inizio di una questione personale. Fondò l’attuale Algalita Marine Research Foundation e cominciò a studiare la Grande chiazza, composta per il 90% di plastica. Tra le varie cose scoprì che le imbarcazioni mondiali scaricavano ogni anno in acqua ben 5 milioni di chili di plastica, sbarazzandosi senza troppi problemi di 639 mila contenitori ogni giorno; e questo valore risale al 1975.

Se pensate che la quantità di plastica scaricata dalle navi sia un numero spaventoso, avete ragione; ma non è niente rispetto alla plastica che proveniva dalle coste. Moore si accorse che l’80% dei rifiuti galleggianti nell’oceano arrivavano proprio dalle coste. Finivano nelle acqua attraverso le fogne o i fiumi, trascinati dal vento e trasportati dalle correnti fino alla zona della Grande chiazza, da dove poi non uscivano più.

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Tardigrado grigio

I tardigradi sono invetrebrati minuscoli capaci di sopravvivere in ambienti letali per l’essere umano. Persino nello spazio [1]

Immaginate che una specie di extraterrestri arrivi in visita sulla Terra e si metta a studiare da lontano le forme di vita che abitano il pianeta. Vedrebbe costruzioni artificiali imponenti, i segni del progresso tecnologico un po’ ovunque (compreso nel clima) e più di 7 miliardi di creature intelligenti vestite con abiti sgargianti che hanno conquistato buona parte del mondo.

Il suo pensiero sarebbe senz’altro che la Terra sia dominata dagli esseri umani, giusto? Probabilmente no. O almeno non la penserebbe in questo modo se avesse la capacità di analizzare anche i piccoli animaletti del micromondo.

I tardigradi appartengono al regno Animalia, lo stesso a cui apparteniamo noi, ma le loro dimensioni non superano i 1,5 millimetri e spesso stanno sotto il decimo di millimetro: così minuscoli da essere invisibili al nostro occhio. Nel mondo ne esistono miliardi, nell’ordine di almeno un miliardo per ogni essere umano esistente. E si annidano praticamente ovunque, perché la loro particolarità principale – la caratteristica che li rende più “in gamba” di noi agli occhi degli extraterrestri – è la capacità di sopravvivere in ambienti estremi.

Minuscoli ma coriacei come nessun altro

Tardigrado verde

Temperature roventi o sotto i -200° C non spaventano i tardigradi, che possono sopravvivere anche a pressioni estreme [2]

Chiamati anche «orsi d’acqua», i tardigradi assomigliano a insetti tozzi e piuttosto bizzarri, con quattro paia di zampe e una pelle che assume vari colori a seconda della specie presa in esame: grigia, gialla, verde, nera.
Si trattano di invertebrati detti «poli-estremofili», cioè in grado di sopravvivere in quasi ogni ambiente in cui si trovano, e non soltanto sulla Terra: persino lo spazio può diventare la loro casa temporanea.

Un tardigrado può vivere fino a 100 anni in condizioni di forte disidratazione (uno stato chiamato anidrobiosi), possono sopportare un arco di temperature tra -273° C e i 150° C e pressioni che vanno da quelle presenti nello spazio a 75 mila volte la pressione atmosferica.
Tutte situazioni in cui l’essere umano morirebbe in pochi minuti: tanto per farvi un’idea di cosa significano le temperature appena citate, potete leggervi l’articolo dedicato agli effetti della temperatura, tenendo presente che la temperatura più bassa raggiungibile (lo zero assoluto) è pari a -273,15° C.

E per quanto riguarda le radiazioni? I tardigradi sono capaci di sopportare una quantità di raggi X mille volte superiori a quella letale per l’essere umano.
Questo significa che se li mettete nel vuoto dello spazio, sono capaci di sopravvivere per almeno 10 giorni, come ha dimostrato un esperimento del settembre 2008 effettuato da ricercatori svedesi e tedeschi.

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Eschimesi - Saluto con il naso

I tabù accompagnano l’essere umano da sempre. Nella cultura eschimese sono particolarmente sentiti e si devono seguire delle regole rigide per sopravvivere alla natura. [1]

«Tabù» è un termine di origine polinesiana, la storpiatura della parola «tapu» che indica qualcosa di sacro, contaminato.
Il significato preciso a volte ci sfugge, perché non si tratta di un divieto imposto dagli uomini: più che altro è una proibizione magica e religiosa. Se infrangiamo una legge finiamo in galera, ma se rompiamo un tabù nessuno ci mette in manette, perché la punizione è invisibile e potrebbe arrivarci addosso quanto meno ce lo aspettiamo, inaspettata e crudele. Potremmo essere affetti da una grave malattia, oppure essere perseguitati dalla sfortuna.

Tra le varie popolazioni, ce ne sono alcune in cui i tabù formano una parte importante della vita. In genere (ma non sempre) si tratta di individui non del tutto integrati con la modernità e la globalizzazione. Un esempio tra tutti sono gli eschimesi.
L’esistenza degli eschimesi dipende profondamente dai giochi della natura e basta una bufera inaspettata, un animale particolarmente feroce o una caccia andata a male per mettere a rischio la loro vita.

La propria capacità non è sufficiente, serve fortuna e un intervento soprannaturale che lo aiuti a sopravvivere al freddo e al ghiaccio. Come sappiamo bene, quando l’uomo si rende conto dei suoi limiti si affida spesso alle divinità o agli spiriti per ottenere la protezione che manca.

La conseguenza di questo modo di pensare è un atteggiamento all’interno della società che a noi risulta un po’ incomprensibile.
Quando un maschio eschimese porta a casa una foca da scuoiare, le donne allungano dell’acqua alla carcassa dell’animale perché la beva; lo scopo è di placare il suo spirito, che di sicuro non è molto soddisfatto del trattamento che dovrà ricevere. E non si deve mai mischiare la carne di pesce e di animali terrestri: vanno rigorosamente conservate e mangiate separatamente. D’altra parte, il tabù prevede che la pelle delle renne uccise possano essere conciate soltanto dopo la fine della stagione di caccia.

Un po’ più legata alla religione è la concezione dell’anima. Un eschimese possiede due anime. Dopo la morte una delle anime va nell’al di là, mentre la seconda rimane accanto alla famiglia per assicurarsi che le leggi del lutto siano rispettate.

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Saturn - Ringshine

Wanderers è un video che ci mostra come apparirebbero i pianeti e le lune del Sistema Solare agli occhi di un viaggiatore, dopo la colonizzazione dell’essere umano

Negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi mesi, è tornato alla ribalta il tema della colonizzazione del Sistema Solare da parte dell’essere umano.

Si tratta di un argomento che non è mai stato messo definitivamente da parte dagli scienziati e dagli ingegneri. I motivi sono molti: innanzitutto si tratta di un progetto fattibile (almeno sulla carta) e che ha come unici limiti le risorse economiche e il tempo da dedicare alla ricerca; in secondo luogo il desiderio dell’umanità di allargare gli orizzonti, il dominio e le conoscenze non si assopirà mai. È semplicemente nei nostri geni.
La strada da percorrere è lunga e io stesso sono convinto che servirà molto più tempo di quanto gli esperti stanno preventivando, ma la prospettiva che possa davvero concretizzarsi è reale quanto affascinante.

Ma vi siete mai chiesti come appariranno i pianeti una volta che l’essere umano riuscirà a colonizzare il Sistema Solare?
Immaginate che quel momento sia già avvenuto. Marte, Venere e persino le lontane lune di Saturno sono in mano nostra. Le abbiamo già colonizzate, abbiamo terraformato il territorio o costruito delle strutture adatte per viverci.

Viaggiatori in visita nello spazio: ricostruzione digitale del Sistema Solare

Earth - Leaving home

Il video seguente, un corto che dura meno di 4 minuti, ci offre l’idea di un possibile scenario visto dagli occhi di viaggiatori in visita sul Sistema Solare, mentre in sottofondo l’astronomo Carl Sagan legge un passo del suo libro “Pale Blue Dot” («Pallido puntino azzurro»).

Erik Wernquist, autore del film, si esprime in questo modo:

Wanderers è una visione dell’espansione dell’umanità nel Sistema Solare, basata sulle teorie scientifiche e sui concetti su come possa apparire il nostro futuro nello spazio, se mai accadrà.
[…]
Gli scenari raffigurati nel film sono riproduzioni digitali di luoghi effettivamente esistenti nel Sistema Solare, costruiti da foto reali e dalle mappe che abbiamo a disposizione.

Si tratta di un viaggio immaginario indimenticabile. Dalle altissime pendici di Verona Rupes (una scapata di Miranda, luna di Urano, alta tra i 5 e i 10 km) ai maestosi satelliti di Saturno e alle piane ghiacciate di Europa (luna di Giove) è impossibile non restare a bocca aperta.
E, ammettiamolo, è anche impossibile non sentirsi un piccolo puntino disperso nell’immensità dell’Universo. Una consapevolezza che può addossarci sia meraviglia e sia un senso di solitudine e di malinconia.

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Formule matematiche

Esistono metodi per calcolare il risultato di moltiplicazioni (quasi) a mente con numeri a due o più cifre. In alcuni casi basta imparare a memoria certi valori di base [1]

Gli smartphone ci hanno semplificato la vita, senza dubbio. Qualsiasi sia il calcolo da eseguire, ci basta estrarre il telefonino, far partire la sua calcolatrice e abbiamo subito la risposta.

Proprio per il fatto che è così semplice avere a disposizione uno strumento di calcolo, è normale che la nostra mente si dimentichi alcune procedure di base. Se non lavorate in settori dove sono richiesti di continuo dei calcoli da eseguire, per esempio in campo economico, la mente tenderà a dimenticare persino le operazioni più elementari.
È una cosa naturale: il cervello cerca di mettere da parte quello che non serve per concentrarsi su elementi più utili (ed ecco perché è utile tenerlo in allenamento continuo).

Ci sono però dei “trucchetti” che possiamo adottare per semplificarci i calcoli al volo, senza bisogno di estrarre la calcolatrice e senza formule complicate. Il risultato è assicurato e potrà anche farvi fare bella figura con gli amici.
Ve ne propongo alcuni tra i più diffusi.

Moltiplicare per 5 oppure 25 oppure 125

Esempi: moltiplicare per 5

18*5 = (18*10)/2 = 180/2 = 90

443*5 = (443*10)/2 = 4430/2 = 2215

5096*5 = (5096*10)/2 = 50960/2 = 25480

 

Esempi: moltiplicare per 25

24*25 = (24*100)/4 = 2400/4 = 600

789*25 = (789*100)/4 = 78900/4 = 19725

1002*25 = (1002*100)/4 = 100200/4 = 25050

 

Esempi: moltiplicare per 125

36*125 = (36*1000)/8 = 36000/8 = 4500

173*125 = (173*1000)/8 = 173000/8 = 21625

8976*125 = (8976*1000)/8 = 8976000/8 = 1122000

 

Spiegazione

Moltiplicare per 5 significa moltiplicare per 10 e poi dividere per 2 (perché 10/2=5).
Moltiplicare per 25 significa moltiplicare per 100 e poi dividere per 4 (infatti 100/4=25).
Moltiplicare per 125 significa moltiplicare per 1000 e poi dividere per 8 (infatti 1000/8=125).

Dividere per 2 o per i suoi multipli (4, 8) è molto più semplice e veloce che moltiplicare per 5 o 25 o 125.
Teniamo poi presente che se stiamo moltiplicando per 25 o 125, possiamo ridurre ulteriormente il risultato: basta dimezzare il valore sia a destra che a sinistra. Prendiamo l’ultimo degli esempi visti sopra per capire meglio cosa intendo:
8976*125 = (8976*1000)/8 = 8976000/8
la divisione per 8 è complicata da eseguire, quindi meglio semplificarla dividendo per 2 e poi ancora per 2:
8976*125 = (8976*1000)/8 = 8976000/8 = 4488000/4 = 2244000/2 = 1122000
[notare che la divisione per 2 deve essere fatta in entrambi i membri]

Scritto con una formula generale:
N*5 = N*10/2
N*25 = N*100/4 = (N/2)*100/2
N*125 = N*1000/8 = (N/2/2)*1000/2

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Labirinto - Labirinto più grande al mondo a Parma

Il labirinto più grande al mondo si trova a Parma. In qualsiasi labirinto vi troviate, l’algoritmo di Trémaux vi porterà sempre all’uscita senza perdervi [1]

Il labirinto fa parte della storia dell’uomo da millenni e non ha mai smesso di affascinare.
La sua struttura ricorda in buona parte la mente umana, il percorso di evoluzione per raggiungere la maturazione (un obiettivo) passando attraverso delle vie sconosciute (l’inesperienza), con il rischio di perdersi inevitabilmente in se stessi senza più uscirne. Una metafora usata spesso nella psicologia e su cui sono stati scritti un’infinità di libri.

Il più famoso è senz’altro il Labirinto di Cnosso, frutto della mitologia greca, fatto costruire dal re Minosse per rinchiudere il Minotauro. Ma i labirinti sono arrivati fino a noi sotto varie forme: per citare alcune opere televisive lo troviamo nell’intramontabile Labyrinth, dove la protagonista affronta le sue paure per raggiungere il centro del labirinto, e nel più recente Harry Potter e il calice di fuoco, un evidente percorso di crescita per il piccolo mago ancora in fase di studio.

Ma esiste un sistema per uscire da un labirinto o per raggiungere il suo centro senza perdersi?

Il metodo per i labirinti più comuni

Labirinto - Labyrinth, David Bowie

Nel film Labyrinth, il dedalo da superare è così intricato che (magia a parte) procedere a tentoni è impensabile [2]

Come insegna il mito del Minotauro, il sistema più semplice per non perdersi in un labirinto è di tenere traccia del proprio percorso. Quando Teseo entrò nel Labirinto di Cnosso per uccidere il mostro, usò uno stratagemma infallibile: si fece tenere un gomitolo rosso dalla giovane Arianna e proseguì srotolando un’estremità, in modo da poter tornare sui propri passi.
Il sistema, però, funziona soltanto se avete un filo (o qualcosa di simile) abbastanza lungo da portarvi dietro e se il vostro scopo è di entrare nel dedalo per raggiungere il centro e poi ritornare.

Cosa fare quando il vostro scopo è di partire dal centro per raggiungere un’uscita?
Un sistema ingegnoso ce lo fornisce un altro racconto, diventato un film cult: Il nome della rosa. Se l’ingresso è uno solo, basta muoversi tenendo sempre la stessa mano (per esempio la destra) appoggiata alla parete, senza mai staccarla. In questo modo, anche trovando un vicolo cieco, la vostra mano si muoverà verso la parete che vi blocca la via e passerà alla parete opposta a dove eravate in precedenza, permettendovi di tornare indietro fino all’ultimo incrocio, dove la vostra mano proseguirà su una nuova parete.
A un certo punto è chiaro che arriverete all’uscita, pure nel caso sfortunato in cui dovreste passare l’intero labirinto.

Tuttavia, anche in questo sistema ingegnoso ha i suoi limiti. Può funzionare alla perfezione se il labirinto è lineare, ma nel caso in cui contenga delle isole interne (quadrati o cerchi isolati, tanto per intenderci) può continuare a farci girare in tondo senza arrivare alla soluzione.

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Teletrasporto - Materia disgregata

Dal punto di vista fisico, il teletrasporto di un essere umano richiede una quantità di energia enormi e di supporti di informazioni inesistenti [1]

Una tecnologia che popola spesso l’immaginario nella fantascienza è il teletrasporto. Uno strumento capace di prendere un oggetto, scomporlo e ricomporlo nel punto voluto rappresenterebbe una rivoluzione.

Immaginatevi le conseguenze se un’azienda spiegasse di essere riuscita a realizzarlo: niente auto o mezzi pubblici per spostarsi, crollo del mercato del petrolio e del carbone, abbassamento dell’inquinamento, vacanze in posti esotici per tutti. Per andare al lavoro basterebbe alzarsi dieci minuti prima, entrare in una cabina e sedersi alla scrivania. Il nostro tempo libero, l’economia e la società ne sarebbero stravolti, in positivo e in negativo.

Ma è davvero possibile il teletrasporto? È realizzabile in tempi vicini?
Mi sono posto la stessa domanda e la risposta breve a cui sono arrivato è questa: con le conoscenze e i mezzi che abbiamo a disposizione, creare una macchina per teletrasportare una persona è impossibile. Anzi, la sensazione è che non sarà possibile farlo per diversi secoli e forse mai, a meno di scoprire qualche nuova legge fisica.

La delusione è normale, quindi vediamo di capire se la conclusione è effettivamente così brutale o se esiste qualche scappatoia.
Ho deciso di scendere nei dettagli, per cui l’articolo sarà un po’ lungo, ma è l’unico modo per spiegare bene alcuni concetti. Se non avete la pazienza di leggere tutto, potete limitarvi a guardare i titoli.

Teletrasporto quantistico e teletrasporto umano

Teletrasporto - Materia disgregata

Il teletrasporto quantistico sfrutta il fenomeno dell’entanglement tra due particelle e non ha niente a che vedere con il teletrasporto propriamente detto [2]

Ho fatto ricerche da varie fonti sull’argomento, scoprendo per esempio che nel 2016 si è riusciti effettivamente a teletrasportare un fotone (la particella che compone la luce). Leggete l’articolo per dettagli, ma riassumendo si specifica di essere riusciti a trasferire l’informazione di un fotone dalla Cina al Canada in modo istantaneo. In pratica, si è teletrasportata l’informazione di un fotone.
La notizia è sensazionale, perché apre strade utili su vari settori, ed è stata confermata con due esperimenti. Infatti Frédéric Grosshans dell’Université Paris-Saclay ha commentato: «Questi due esperimenti combinati dimostrano chiaramente che il teletrasporto su distanze metropolitane e tecnologicamente possibile, e senza dubbio molti esperimenti d’informazione quantistica in futuro potranno basarsi su questi lavori».

È tempo di esultare, quindi, il teletrasporto è vicino? È tempo di organizzarci e di pensare a quale luogo dei Caraibi visitare il venerdì sera?
Ovviamente, no, altrimenti sui giornali sarebbero già usciti titoli a caratteri cubitali. L’esperimento visto sopra coinvolge un fenomeno della fisica quantistica chiamato «entanglement». Non si tratta di un teletrasporto vero e proprio, ma di scambio di informazioni tra due particelle: in pratica cambiando le informazioni del fotone in Cina istantaneamente si sono modifiche le stesse informazioni di un fotone in Canada che era legato al primo (appunto, in entanglement con il primo). E anche se si trattasse di vero teletrasporto, l’entanglement si verifica soltanto a livello di particelle più piccole dell’atomo, per cui non potrebbe essere usato per teletrasportare un oggetto, né tantomeno una persona.

[Sull’entanglement non vado oltre, ma se siete interessati trovate informazioni dettagli in un altro articolo: Cos’è la fisica quantistica (in parole semplici)]

Niente di fatto, dunque. Altre ricerche sull’argomento sono state per lo più infruttuose, anche se interessanti, perché erano legate a teorie ancora da dimostrare. Per esempio si accennava al fatto che se esistessero universi paralleli, sarebbe possibile muoversi nello spazio-tempo passando da uno all’altro. Non proprio quello che cercavo.
Alla fine, mi è capitato tra le mani il libro “La fisica di Star Trek” che avevo messo da parte da tempo, un ottimo manuale per chi è appassionato di fisica e di fantascienza (ancora di più, immagino, per chi ha seguito la saga di Star Trek, che non ho ancora avuto il piacere di guardare). L’autore ha preso le varie tecnologie della saga e ha cercato di dimostrare quanto sono realistiche.
All’interno ho trovato le informazioni chiare che cercavo sul teletrasporto.

I tipi di teletrasporto possibili

Esistono due tipi di teletrasporto possibili:
1. Si copiano le informazioni del soggetto e, usando queste, a destinazione si usa materia “grezza” per fare una copia dell’originale.
2. Si trasferisce effettivamente il soggetto, cioè sia le informazioni che la materia.

Il primo caso è quello con meno problematiche. L’ostacolo principale è distruggere il corpo del soggetto iniziale: infatti mantenere l’originale e la copia causerebbe una serie di difficoltà etiche che non è il caso di approfondire. L’originale va distrutto.
Il secondo caso non crea problemi etici, perché il corpo originale non viene distrutto: viene disgregato e poi ricomposto a destinazione.

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Albero genealogico dei miti - Copertina

Gli alberi genealogici delle mitologie delle religioni più antiche sono ricche di intrecci e di relazioni complesse. Le immagini ci aiutano a capirle [1]

Gli alberi genealogici delle religioni antiche sono spesso intricati, densi di intrecci amorosi e di nascite «magiche». Non sempre è chiaro chi sia il padre e la madre di una divinità, e se abbia avuto dei genitori, ma quello che è certo è che più retrocediamo nella storia e più la mitologia diventa affascinante e complessa.

In questo articolo mi propongo di riportare gli alberi genealogici delle mitologie e delle religioni recuperando immagini dalla rete. Nel tempo mi auguro di coprire almeno le religioni e le mitologie principali. Cliccando sull’immagine, la aprirete a tutto schermo su una nuova pagina.
Quando troverò un’infografica migliorata, andrò a sostituire l’immagine precedente – oppure ad affiancarla alla precedente, se entrambe sono degne di nota.

Se trovate immagini adatte, specie se in lingua italiana, scrivete pure il link nei commenti e valuterò se è il caso di aggiungerle (con i dovuti ringraziamenti).

 

SOMMARIO DELLA PAGINA

Antichi egizi
Antichi greci
Norreni

Antichi egizi

Albero genealogico - Antichi egizi

Albero genealogico degli dèi dell’Antico Egitto [inglese] [2] @Korwin Briggs

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