Il Canto degli Italiani – testo integrale e spiegazione dell’inno di Mameli

La dea romana Nike, personificazione della Vittoria

La dea romana Nike, personificazione della Vittoria

In occasione del 150° anniversario della nascita dell’Italia, il primo simbolo che mi appare alla mente, dopo la bandiera tricolore, è senz’altro il nostro inno di Mameli. Quante cose sappiamo sul motivetto nazionale italiano e quante invece ne ignoriamo?

Il nome “ufficiale” è Il Canto degli Italiani: il nome inno di Mameli si rifà al suo creatore, Goffredo Mameli, un liberale e repubblicano che nel lontano 1847 partecipò come attivista alle manifestazioni per le riforme. In seguito proseguì nella carriera di soldato patriottico: partecipò alle cinque giornate di Milano e, insieme a Garibaldi, vide la proclamazione della Repubblica nel 1849. Ma Mameli fu anche poeta e dobbiamo alla sua vena artistica la creazione dell’inno.
A Michele Novaro, musicista e patriota genovese, dobbiamo invece l’arrangiamento della colonna musicale.

Per quanto possa sembrare strano, in verità la legge ha eletto Il Canto degli Italiani come il nostro inno nazionale solo nel 2005.
Più volte rischiò di essere soppiantato da altre canzoni: al principio era spesso cantata Giovinezza al suo posto; dopo l’armistizio del 1943 fu adottata provvisoriamente La canzone del Piave. Nel 1946 ritornò l’inno di Mameli, ma non fu stabilito sotto forma di legge.
Un passo molto importante è stato fatto nel 2010: la SIAE eliminò la riscossione dei diritti d’autore legati all’inno, che è di proprietà della casa editrice Sonzogno. Come dire, una piccola spinta verso la dovuta nazionalità.

Sin qui la storia. Ma quanti tra gli italiani conoscono il testo dell’inno e il suo significato?
La prima parte, cantata ovunque, è ben nota, ma dati statistici dichiarano l’ “ignoranza” del popolo italiano. A mio avviso è più un sintomo problematico (mancanza di patriottismo) che di pigrizia, ma resta un fatto che il testo rimanente è ai più sconosciuto.
Conoscere l’inno completo è facoltativo; conoscere la storia che rappresenta, invece, è un buon modo per capire la nostra origine.

Riporto il testo integrale de Il Canto degli Italiani con le spiegazioni delle parti più importanti.

Fratelli d’Italia1
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio2
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?3
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.4

Stringiamoci a coorte5
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.6

Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio7
Chi vincer ci può?

Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,8
Ogn’uom di Ferruccio9
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,10
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.11

Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.12
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.13

Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

1 In origine il verso iniziava con “Evviva l’Italia”, ma fu poi cambiato da Novaro per rafforzare il legame tra i militoni. [su]

2 Publio Cornelio Scipione detto l’Africano sconfisse Annibale nella battaglia di Zama, liberando i romani da un nemico che li stava terrorizzando. E’ evidente il paragone con la forza di Roma, capace di rialzarsi dopo la sconfitta e di continuare a combattere il nemico fino alla vittoria: indossando la “tenacia” (elmo) di Scipione, riuscirà a battere il tiranno austriaco. [su]

3 Vittoria era la dea romana che personificava, appunto, la vittoria in battaglia. [su]

4 In passato, le donne libere usavano portare i capelli lunghi per distinguersi dalle schiave. La Vittoria personificata appartiene a Roma: di conseguenza deve porgere la sua chioma affinché le sia tagliata e sia marchiata come sua schiava.
Il verso continua affermando che Vittoria fu data in schiava a Roma da Dio stesso: probabilmente il verso si riferisce al tempo in cui i romani sconfissero gli etruschi, liberando la penisola dalla loro influenza. [su]

5 La coorte era un’unità militare dei romani di 600 uomini, che dava più robustezza rispetto alle precedenti linee. Dieci coorti formavano una legione (almeno agli inizi). Scipione l’Africano ne aveva fatto uso prima ancora che fosse ufficialmente adottato, dimostrando la sua forza.
Anche qui la coorte richiama l’idea delle armi e della cacciata dell’oppressore, dando un tono forte al canto.
Una nota: stringiamoci è una modernizzazione della parola che nel testo originale era stringiamci. [su]

6 L’intero verso è una velata critica agli italiani. All’epoca la penisola era ancora divisa in sette Stati e per questo, secondo Mameli, gli italiani erano sbefeggiati. Solo l’unione può spingere l’Austria a cedere, a dare una speranza (speme). [su]

7 Dio è di nuovo chiamato in causa, visto come garante dei popoli che sono oppressi. Si tratta in realtà di un francesismo, che deriva da par Dieu, ovvero “attraverso Dio”. Mameli, infatti, non usava spesso richiamare Dio nelle sue opere. [su]

8 Si richiama la Battaglia di Legnano del 29 maggio 1176, in cui la Lega Lombarda scacciò Federico Barbarossa. Un altro esempio da seguire per la vicina battaglia. [su]

Busto di Scipione l'Africano, che sconfisse Annibale nella battaglia di Zama

Busto di Scipione l’Africano, che sconfisse Annibale nella battaglia di Zama

9 Secondo esempio storico del verso. Il 2 agosto 1530, il capitano Francesco Ferrucci sconfisse l’esercito dell’Impero spagnolo che assediava la Repubblica di Firenze. Fu poi ferito e catturato. Il capitano nemico Fabrizio Maramaldo lo pugnalò alle spalle e Ferrucci, prima di morire, scagliò le sue famose parole d’infamia contro di lui: «Vile, tu uccidi un uomo morto». [su]

10 Terzo esempio storico. Balilla è il soprannome di Giovan Battista Perasso, il genovese che il 5 dicembre 1746 diede inizio a una rivolta colpendo un ufficiale austriaco con una pietra. La rivolta si concluse con la scacciata dalla città. L’evento non è documentato ufficialmente, ma Perasso divenne il simbolo della rivolta contro l’Impero austriaco. [su]

11 Ultimo esempio della strofa. La sera del 30 marzo 1282 suonarono le campane (squille) e il popolo di Palermo insorse contro le truppe (vespri siciliani) di Carlo d’Angiò di Francia, che avevano occupato tutta la Sicilia. [su]

12 Le spade vendute sono i mercenari di cui si serviva l’Impero austriaco in battaglia: vengono considerati deboli come giunchi, rafforzando il fatto che solo i patrioti hanno la forza per vincere. L’Impero austriaco è comunque in declino (penne ha perdute) e quindi più facile da sopraffare. [su]

13 Anche la Polonia era sotto il giogo dell’impero, che era stato aiutato dalla Russia (cosacco). L’Italia si sente quindi molto unita con la Polonia, motivo per cui pure nell’inno polacco si trova un riferimento agli italiani.
La strofa finisce con un presagio, attraverso la metafora: Italia e Polonia unite si ribelleranno e bruceranno il cuore dell’Aquila austriaca, segnando la sua fine. [su]

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